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Ornette Coleman

Ornette Coleman

Il 25 giugno alla Cavea dell’Auditorium

Un doppio da antologia della storia della musica inaugurerà giovedì 25 giugno alla Cavea dell’ di Roma la stagione Luglio Suona Bene 2009. Due veterani del jazz set internazionale con una differenza anagrafica di nove anni (70 Rava, 79 Coleman) si esibiranno con le loro formazioni di grandissimo livello.
Ad aprire la serata sarà il creatore del free jazz, lo stile che ha ispirato gli esordi del più giovane – si fa per dire – compagno di serata. Mai stile musicale è stato così strettamente legato ad un singolo musicista e ad una sua opera in particolare. Era il 1960 quando Ornette Coleman registrò “Free Jazz” che sarebbe presto diventato il manifesto per eccellenza della “liberazione” totale del jazz. Liberazione che non era soltanto musicale ma anche, e soprattutto, politica. Nella musica di Ornette Coleman i ruoli complementari di solista e accompagnamento non hanno più ragione di esistere. Armolodia: così ha definito questo approccio improvvisativo il suo creatore, senza mai riuscire (pur provandoci più volte) a definire a parole il suo significato, pur mettendone efficacemente in pratica il senso. La stessa parola, fondendo etimologicamente i due concetti di armonia e melodia, annulla anche grammaticalmente la distanza che separa la dimensione orizzontale della musica da quella verticale, fondendole insieme per eliminare qualsiasi tipo di gerarchia formale e compositiva. Come è stato autorevolmente affermato, quella operata da Coleman è una “permanent revolution”, una rivoluzione permanente che mai diventerà parte del mainstream.

Sono passati ben quarantanove anni da quel famoso 1960 e Ornette oggi ne ha quasi ottanta; ma di certo non ne risente la sua musica, ancora fresca e piena di idee, né la sua energia esecutiva. Coleman non può essere considerato semplicemente un jazzista. Figura sempre in bilico tra la cultura afro-americana e le avanguardie europee, il sassofonista statunitense ben si colloca al fianco di quei compositori che, come regola principale della propria arte, hanno scelto la condizione di borderline, sempre in bilico tra confini. Questa volta Coleman si presenta con Albert McDowell – basso elettrico, Anthony Falanga – contrabbasso, Denardo Coleman – batteria

Dopo Coleman salirà sul palco il jazzista italiano più conosciuto e ricercato a livello internazionale. Da sempre impegnato nelle esperienze più diverse e stimolanti, è apparso sulla scena a metà degli anni sessanta, imponendosi rapidamente come uno dei più convincenti solisti del jazz europeo. Partito, dal free jazz inventato proprio dal grande maestro con cui condividerà il palco, ha spinto il suo delicato lirismo fino a elaborazioni di melodie della musica classica. Ma la sua schiettezza umana e artistica lo pongono al di fuori di ogni schema e ne fanno un musicista rigoroso ma incurante delle convenzioni. La sua poetica immediatamente riconoscibile, la sua sonorità lirica e struggente sempre sorretta da una stupefacente freschezza d’ispirazione, risaltano fortemente ogni sua nuova avventura musicale. Durante la sua carriera Rava ha inciso più di cento dischi, collaborando con innumerevoli musicisti, tra cui: Gato Barbieri, Cecil Taylor, Jack de Johnette, Pat Metheny, Miroslav Vitous, John Abercrombie, Richard Galliano, Steve Lacy, Joe Henderson, Michel Petrucciani. Il concerto estivo conclude anche il Ciclo di Carta Bianca, quest’anno dedicato a lui, nel quale Rava ha proposto nuovi progetti, tra i quali il Quintetto americano e il progetto con l’attore Sergio Rubini e lo scrittore Andrea Camilleri.
Rava suonerà in quintetto con Gianluca Petrella trombone, Giovanni Guidi , Pietro Leveratto contrabbasso e Fabrizio Sferra batteria.

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