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Cedar Walton

Cedar Walton

Una Leggenda del

Lunedì 13 luglio (ore 21:30), l’Arena Cinema di Budrio (Bologna) farà da cornice all’esibizione del Quintetto di Cedar Walton, pianista jazz tra i più celebrati a livello internazionale. Assieme a Walton ci saranno una ritmica scintillante composta da John Webber (contrabbasso) e Jason Brown (batteria) e i due solisti italiani che Walton chiama regolarmente per dare impulso alle sue formazioni: Piero Odorici () e Roberto Rossi (trombone). Il concerto, che si preannuncia come l’evento jazzistico di punta dell’estate bolognese, è organizzato dall’Associazione nuFlava di Bologna assieme al Comune di Budrio e il Circolo Amici delle Arti di Budrio e con la collaborazione del Comune di Bologna Settore Cultura e della Cantina Bentivoglio di Bologna. In caso di pioggia il concerto si terrà presso l’Auditorium di Budrio (Via Saffi 50).

Cedar Walton ha da poco ricevuto il premio National Endowment for the Arts Jazz Masters Fellowships 2010, uno dei più alti onori che il governo americano conferisce ai musicisti che hanno dedicato la loro vita a sviluppare e promuovere la ricca tradizione del jazz. Ogni anno, dal 1982, l’Arts Endowment ha conferito il NEA Jazz Master Award alle leggende viventi che hanno dato un grande contributo alla musica jazz. Walton è un pianista versatile che, col suo tocco funky e la persuasività del suo senso melodico, ha dato lustro alle registrazioni di molti dei più grandi musicisti jazz, imponendosi come uno dei più prestigiosi accompagnatori nell’ambito dell’hard bop. Ma Walton è anche un autore di prim’ordine: ha infatti firmato numerosi ed eccellenti brani (Mosaic, Ugetsu e Bolivia, per citarne solo alcuni) che hanno trovato il loro posto nel repertorio di Art Blakey durante il periodo che il pianista passò coi Jazz Messengers, nei primi anni Sessanta.

Cedar Walton (nato il 17 gennaio 1934) è cresciuto a Dallas (Texas), dove sua madre gli diede le prime lezioni di pianoforte. Dopo avere frequentato l’Università di Denver, si trasferì a New York nel 1955, apparentemente per fare musica. Fu invece chiamato nell’esercito. Spedito in Germania, Walton suonò coi musicisti statunitensi Leo Wright, Don Ellis ed Eddie Harris. Dopo essere stato congedato, Walton ritornò a New York, dove iniziò la sua carriera, questa volta sul serio. Dal 1958 al ’61, suonò, tra gli altri, con Kenny Dorham, J.J. Johnson, Gigi Gryce e il Jazztet di Art Farmer e Benny Golson.
Tra le imprese di Walton in questo periodo, c’è anche una collaborazione con John Coltrane: Walton fu il primo pianista a registrare, nell’aprile del 1959, Giant Steps, all’interno delle session che avrebbero portato alla pubblicazione dell’omonimo album, uno dei più influenti dell’intera storia del jazz.
Nel 1961 Walton si unì ad Art Blakey, col quale rimase sino al ’64 in quello che fu la più influente delle formazioni dei Jazz Messengers, con Freddie Hubbard e Wayne Shorter. All’interno dei Messengers Walton ricoprì anche il ruolo di arrangiatore principale. Le composizioni e gli arrangiamenti di Walton lasciarono il segno su alcuni dei più importanti album della formazione e quindi della storia dell’hard bop: Mosaic, Buhaina’s Delight, Caravan, Ugetsu, Free For All.
Walton fece poi da accompagnatore ad Abbey Lincoln tra il 1965 e il ’66, mentre tra il 1966 e il ’68 incise dei dischi con Lee Morgan. Nel periodo dal 1967 al ’69, Walton fu il pianista ‘di casa’ della storica etichetta Prestige, registrando album a proprio nome e lavorando anche come sideman in molti album prodotti dall’etichetta (al fianco di Sonny Criss, Pat Martino, Eric Kloss, Charles McPherson…). Suonò poi in un gruppo con Hank Mobley, nei primi anni Settanta, e tornò con Blakey nel 1973 per un tour del Giappone. Il gruppo che Walton dirigeva in quel periodo, chiamato Eastern Rebellion, era formato da un cast di musicisti in continua rotazione: tra essi vi furono Clifford Jordan, George Coleman, Bob Berg, il contrabbassista Sam Jones e il batterista Billy Higgins.
Dagli anni Ottanta sino a oggi, Walton ha continuato a guidare le sue formazioni, trovando la sua dimensione ideale nei piccoli gruppi e registrando innumerevoli album per la Muse, la Evidence, la Steeplechase, la Red Records, la High Note ed altre etichette.

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