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Guida all’ascolto a cura di

Venerdi 20 novembre si e’ concluso il nuovo ciclo delle “guide all’ ascolto” a cura di Gerlando Gatto, e come ogni anno il bilancio e’ stato a dir poco positivo.
Eppure l’ ambito musicale coraggiosamente scelto questa volta non era certo facile, ne’ “friendly” – eccezion fatta forse per Svensson o Garbarek e pochi altri oramai noti alla maggior parte degli amanti del jazz. E se il titolo delle conferenze fa riferimento ad una modernita’ e ad una tradizione del jazz nordico, per la maggior parte di noi gli jazzmen norvegesi, svedesi, finlandesi rappresentano la novita’, ed e’ stata una sorpresa imparare ad ascoltare non solo questa musica – per molti aspetti totalmente diversa da quella a cui siamo abituati – ma anche il suo mutare negli anni, fino ad arrivare ai giorni nostri .Ascoltare un jazz non convenzionale guidati da un esperto che ha vissuto in Norvegia, peraltro appassionato di questo particolarissimo genere di musica ha significato cogliere un’ occasione preziosa per capire e a propria volta appassionarsi: perche’ un certo genere di suono, di atmosfera va decodificato prima per ascoltarlo al meglio, ovvero godendone di ogni sfumatura. Soprattutto e’ stato fondamentale per cogliere, piu’ che gli aspetti in comune con il resto del jazz, quelli invece difformi da esso, scoprendo che i popoli scandinavi sono radicalmente legati alla loro musica tradizionale, o che il particolarissimo paesaggio naturale di quelle terre ha certamente un influsso importante sull’ indole creativa dei musicisti che in questo profondo nord dell’ Europa compongono il loro peculiarissimo jazz.
Dunque durante gli ascolti guidati di Gerlando Gatto non c’e’ stato il tempo di scuotere la testa stupiti sentendo il gruppo vocale jazz finlandese “Vartina”, fondato da sole donne, che attingono al repertorio tradizionale ai confini balcanici della Finlandia: perche’ da prima il pubblico in sala ha avuto modo di sapere che esse vengono accompagnate dal “kantele”, strumento popolare dei paesi affacciati sul mar baltico, che la loro vocalita’ e’ quella delle donne del confine finlandese, che il tutto viene rivisto in chiave moderna: dunque ci si puo’ rilassare e trovare in quelle voci analogie con musiche lontane come quelle dei cori bulgari, capendone persino il perche’.
Tutto questo e’ stato possibile anche per l’ apporto prezioso, in ognuno dei sei incontri, di musicisti che suonando e raccontando dal vivo hanno spiegato il loro legame con questi paesi nordici: Enrico Pieranunzi, reduce da un tour di una settimana in Norvegia ha descritto i grandi spazi non abitati e la natura incontaminata e di quanto ad esempio la musica di Garbarek – ma non solo – parli di questi stessi spazi; Maurizio Brunod, nostro chitarrista sempre piu’ apprezzato e richiesto in Norvegia, e che ha appena pubblicato un cd registrato ad Oslo con Bjorn Alterhaug e Ivar Antonsen ha descritto con suoni e parole la solo apparente dicotomia tra il sentirsi contemporaneamente vicino ad una musicalita’ mediterranea ed una piu’ nordica,; Nina Pedersen, ha cantato in jazz i canti tradizionali della sua Norvegia parlando del suo amore per le sue origini e del suo amore anche per l’ Italia. Nel tardo pomeriggio dedicato alla Svezia e’ stata Rita Marcotulli a raccontarsi intensamente con il suo pianoforte, ma anche i giovanissimi del DDM hanno spiegato in musica il perche’ del loro legame con la musica scandinava.
Nessuno dei sei incontri e’ stato meramente didascalico. In fondo capire un particolare filone del jazz ascoltandone non solo i protagonisti puramente“geografici” , ma anche la sua rilettura da parte di jazzisti italiani che lo hanno decodificato attraverso stilemi a noi piu’ vicini – che sia “Oslo” di Pieranunzi o “Om kvelden” della Pedersen accompagnata dall’ italianissimo chitarrista Roberto Pentassuglia – non e’ cosa da tutti i giorni, e non si puo’ definire solo una “conferenza sul jazz scandinavo”: e’ piuttosto un punto di partenza per aprire la mente e cominciare a procurarsi musica che esuli dall’ oramai sempre piu’ ristretta e scontata cerchia del solito (anche se validissimo) jazz, e fa anche riflettere su quanto insolita e nuova possa essere la musica quando proviene dalla tradizione antica di paesi lontani. Quanta musica esiste ed e’ pronta per essere recuperata e riletta e puo’ fornire la base per cose ancora da creare, o anche soltanto non e’ ancora stata ascoltata? Chi ha assistito alle guide all’ ascolto e’ uscito con la meravigliosa sensazione che c’e’ ancora, per fortuna, tutto un mondo di suoni (e di jazz) da esplorare.

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