Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Hamid Drake

In programma al Teatro Manzoni di Milano il 7 febbraio
Per “Aperitivo in concerto”
una prima assoluta: Holding It Down
Intanto domenica 31 gennaio saranno di scena Hamid Drake & Bindu

Per “Aperitivo in Concerto” due importanti appuntamenti presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano) alle ore 11.00: domenica 31 gennaio, sarà di scena uno fra i più grandi batteristi sulla scena internazionale, Hamid Drake, che conduce da tempo –attraverso il gruppo Bindu- una sua personale ricerca sulle molteplici radici del e della tradizione musicale africana-americana; domenica 7 febbraio 2010, sarà presentata la prima esecuzione assoluta di Holding It Down, appassionante lavoro scritto da due pluripremiati ed acclamati musicisti come Vijay Iyer e Mike Ladd, alla testa di un complesso formato da alcuni fra i più importanti solisti sulla scena musicale contemporanea, fra i quali spicca la presenza della compositrice e interprete vocale Pamela Z.

Ma procediamo con ordine.
Al pubblico milanese Drake presenta in prima assoluta un’innovativa versione di Bindu, arricchita dalla presenza del chitarrista Jeff Parker (fra i leader del noto gruppo di avant-rock Tortoise) e con la strepitosa collaborazione del ben noto rapper Napoleon Maddox, specialista di human beatboxing e già conosciuto dal pubblico di “Aperitivo in Concerto” per la sua esaltante partecipazione al concerto di Archie Shepp e Oliver Lake, testimoniato dalla recente incisione Phat Jam In Milano per la Archieball Records. Drake, infatti, esplorerà, in un concerto, che già si annuncia di coinvolgente e trascinante spettacolarità, le connessioni fra reggae, tradizione giamaicana, musica africana-americana e jazz.
Hamid Drake è nato il 3 agosto 1955 a Monroe, Louisiana, USA. Ha studiato a lungo le percussioni compresi gli stili orientali e caraibici.
Nel 1974 inizia quella che sarebbe stata una lunga collaborazione musicale con il tenorsassofonista Fred Anderson. Verso la fine degli anni Settanta, lo stesso Anderson lo presenta a George Lewis, Douglas Ewart e altri artisti dell’AACM.
Le sue influenze musicali più significative per quanto riguarda le percussioni, ovvero Ed Blackwell e Adam Rudolph, risalgono a questo periodo. Altre sue influenze sono Philly Joe Jones, Max Roach e Jo Jones.
Don Cherry, con cui si incontra per la prima volta nel 1978, è altro significativo artista con cui ha collaborato in modo continuativo.
Alla fine degli anni Settanta, dopo molteplici esperienze nel mondo del reggae, diviene uno dei membri del Mandingo Griot Society guidato da Foday Musa Suso con cui incide fin dal primo album. Per molti anni offre il suo supporto ritmico a musicisti quali Borah Bergman e Peter Brötzmann, con cui si presenta in un completato dal contrabbassista William Parker (altro artista con cui collabora in molteplici occasioni e formazioni) e dal trombettista Toshinori Kondo.
Altri musicisti con cui ha lavorato negli anni sono Marilyn Crispell, Pierre Dørge, Georg Gräwe, Herbie Hancock, Misha Mengelberg, IsWhat?!, Yakuza, Jemeel, Moondoc, David Murray, Assif Tsahar, Sabir Mateen, Liof Munimula, Pharoah Sanders, Wayne Shorter, Malachi Thompson, il percussionista Michael Zerang e particolarmente Kent Kessler e Ken Vandermark con cui ha formato il trio DKV.
In una tale varietà musicale egli ha adottato idiomi dell’Africa del Nord e dell’Africa occidentale e suggestioni indiane così come del reggae e della musica latino-americana.
Suona spesso senza bacchette usando le mani per creare particolari ritmi sonori.

Come si accennava domenica 7 febbraio andrà in scena la prima esecuzione assoluta di Holding It Down.
Philip K. Dick scrisse il noto romanzo Do Androids Dream Of Electric Sheep?, Iyer e Ladd (che hanno già collaborato insieme alla realizzazioni di lavori come In What Language? del 2003 e Still Life with Commentator del 2006) si sono invece chiesti di che materia sono fatti i sogni dei reduci, nel caso specifico dei giovani reduci africani-americani delle guerre in Iraq e in Afghanistan. Dopo avere raccolto centinaia di interviste con militari di ritorno in patria, ne hanno ricavato una fitta trama di immagini, versi, ricordi, echi che ha fatto da canovaccio a Holding It Down.
I due autori, oggi fra i più sofisticati e celebrati autori nel panorama musicale internazionale, si sono chiesti cosa potesse significare, per dei giovani soldati africani-americani passare dalla complessità della società statunitense al mondo della guerra , per poi fare ritorno in patria in un clima di indifferenza, aggravato da un’ottusa burocrazia e da una crisi economica che ha colpito soprattutto le classi medio-basse. Come vivono e sopravvivono questi giovani veterani e, soprattutto, cosa sognano? Come affrontano le loro vite irrimediabilmente trasformate dall’esperienza della guerra? Come affrontano il passaggio dall’indescrivibile alla presunta normalità? E come si vedono oggi in patria, con il primo presidente africano-americano della storia? Qual è il loro ruolo in un’America dove gli equilibri etnici si vanno alterando? Con l’uso poetico della compressa e universale logica del sogno allo scopo di riaffermare la loro essenziale umanità, Holding It Down rende un sentito omaggio a questi giovani uomini e donne che ritornano al loro Nuovo Mondo.

VIJAY IYER
Howard Reich del Chicago Tribune l’ha definito “senza dubbio uno degli artisti jazz più originali nella generazione degli under-quaranta.” Il Village Voice lo ritiene “il più autorevole pianista e compositore che sia emerso negli ultimi anni”, mentre per il Boston Globe ci troviamo di fronte ad “uno dei più stimolanti e clamorosi talenti del jazz odierno” e, sulla west coast, il Los Angeles Weekly non esita ad esclamare: “è nata una stella dal talento illimitato”. Stiamo parlando del pianista e compositore Vijay Iyer, nato da genitori indiani ad Albany, New York, nel 1971.
Se la discografia di Iyer non ha eguali, in termini di ampiezza e varietà è perché la sua produzione musicale, che se ne ponderino l’estensione o la sempre ineccepibile fattura, non può che lasciare stupefatti, a tal punto che ci si chiede se sia davvero opera di un’unica persona. Historicity, l’ultimo e più che pluripremiato tra i suoi album, che propone una personale rilettura di una selezione di cover, in trio, si è aggiudicato alcune tra le migliori recensioni del 2009: “Presto! Ecco il nuovo grande trio.” (New York Times) “Truly astonishing… they make challenging music sound immediately enjoyable. ” (National Public Radio) “A jewel… 9 out of 10” (PopMatters.com).
Il sassofonista del suo celebrato quartetto, l’indiano Rudresh Mahanthappa, con il quale Iyer vanta una collaborazione decennale, descrive la musica di Iyer nei termini di un “magico e nebuloso interregno sonoro dove la musica della Diaspora indo-asiatica incontra il Jazz della tradizione occidentale e anticipa gli scenari di una possibile evoluzione per entrambe le tradizioni”. (All Music Guide). Il giudizio dell’autorevole National Public Radio sui quattro, acclamatissimi dischi Panoptic Modes (2001), Blood Sutra (2003), Reimagining (2005), and Tragicomic (2008) è chiaro: “essi documentano quanto di più avvincente e innovativo sia prodotto dalla scena del jazz contemporaneo”.
I successi di Iyer si estendono ben oltre l’ambito discografico del jazz, come nel caso del remix per la ri-publicazione di “Ok”, premiato album del pioniere dell’elettronica British Asian Talvin Singh. Iyer ha anche creato una serie di sigle musicali per il canale televisivo sportivo ESPN. La sua suite per quintetto From Over, commissionata dal Chicago Jazz Festival nel 2008 ha debuttato di fronte ad un pubblico di 30,000 persone, ed è stata acclamata dal Chicago Tribune in quanto ” capolavoro, potenzialmente in grado di trasformare la storia della musica.. graffiante, originale, una composizione epica, rivoluzionaria.” La composizione orchestrale Interventions, commissionata ed eseguita dall’American Composers Orchestra nel marzo 2007, è stata diretta da Dennis Russell Davies. Tra gli altri lavori, vanno citati Mutations I-X (2005) commissionato ed eseguito in prima dal quartetto Ethel; Three Episodes per quintetto di fiati (1999) scritto per gli Imani Winds; l’ “incantevole” (Variety) partitura per l’opera di teatro – danza Betrothed (2007); e la premiata colonna sonora di Teza (2008), pellicola del leggendario regista Haile Gerima.
Ripetutamente messo in luce dalla critica, Iyer è stato premiato, dal Downbeat Magazine International Critics’ Poll, in più di una categoria tra cui Il Miglior Artista Jazz Emergente (2006, 2007), Miglior Compositore Emergente (2006, 2007), e Miglior Pianista Emergente (2009).
Lavori di Iyer, in veste di compositore e d’interprete, sono stati commissionati e finanziati dal Rockefeller Foundation MAP Fund (2000, 2001, 2005, 2009), dal New York State Council on the Arts (2002), dalla Creative Capital Foundation (2002), dal Mary Flagler Cary Charitable Trust (2002, 2004), dall’American Composers Forum (2005), dalla Chamber Music America (2005), da Meet The Composer (2006), e dal Jazz Institute of Chicago (2008).
Iyer è stato ospite, in quanto compositore, esecutore e bandleader delle principali istituzioni concertistiche americane ed internazionali. Ha inoltre collaborato con Steve Coleman, Roscoe Mitchell, Amiri Baraka, Wadada Leo Smith, Dead Prez, Amina Claudine Myers, Butch Morris, George Lewis, Oliver Lake, Miya Masaoka, Matana Roberts, Trichy Sankaran, Talvin Singh, Pamela Z, Imani Uzuri, Will Power, Suphala, Dafnis Prieto, Burnt Sugar, Karsh Kale, Shujaat Khan, DJ Spooky, High Priest of Antipop Consortium, John Zorn, Bill Morrison, e molti altri.
Erudito la cui preparazione spazia dalla scienza all’arte e alle discipline umanistiche Iyer ha conseguito una laurea in Matematica e Fisica presso il Yale College, un Master in Fisica e un Ph.D. interdisciplinare in Tecnologia e Arte presso la University of California a Berkeley. E’ stato selezionato per entrare a fare parte della cerchia di nove “Revolutionary Minds” dalla rivista scientifica Seed, e i suoi studi in cognizione musicale sono stati presentati dalle trasmissioni radiofoniche This Week in Science e Studio 360. Membro di Facoltà della New York University e della The New School University, ha anche tenuto masterclass e lezioni di composizione, improvvisazione, scienze cognitive, e nell’ambito dei jazz studies e dei performance studies, al California Institute of the Arts, alla Columbia University, alla Harvard University, alla Manhattan School of Music, e alla School for Improvisational Music, tra altre. Suoi studi sono pubblicati da Music Perception, Current Musicology, Journal of Consciousness Studies, Critical Studies in Improvisation, Journal for the Society of American Music, e le raccolte antologiche di Uptown Conversation: The New Jazz Studies (Columbia University Press), Sound Unbound (MIT Press), e Arcana IV (Hips Road).

MIKE LADD
Scrittore, poeta, performer, docente e produttore musicale, Michael C. Ladd è nato a Boston nel 1970. Laureatosi in poesia alla Boston University con una tesi sugli espatriati africani-americani nel XIX secolo, ha scritto saggi e opere poetiche per pubblicazioni come Long Shot Review e Bostonia. Suoi lavori sono presenti anche nel volume Low, Black Men Writing e in numerose antologie, fra le quali Aloud: Voices from the Nuyorican Poets Café, In Defense of Mumia, Bum Rush The Page, Por La Victoire, Everything But the Burden, Rip It Up, Essays on Black Rock in the U.S. Ladd è l’autore dei testi e il produttore di dieci lavori discografici, fra i quali Easy Listening For Armageddon (Scratchie/Mercury records), Negrophilia: The Album (Thirsty Ear), Father Divine (ROIR) e The Infesticons, Bedford Park (Big Dada). In qualità di professore associato dello Institute for Arts and Civic Dialogue alla Harvard University, Ladd ha prodotto e diretto Blood Black and Blue, un documentario audio e performativo sui poliziotti di colore negli Stati Uniti. Per l’Asia Society, Ladd ha creato con Vijay Iyer In What Language, un progetto performativo sugli individui di colore in relazione alla gobalizzazione nel contesto degli aeroporti e della loro sicurezza. Con Iyer ha realizzato anche Still Life With Commentator, presentato per la prima volta alla Brooklyn Academy of Music di New York. In collaborazione con The Kitche, a New York, Ladd ha inoltre prodotto un’opera, Domestica. Diviso fra Boston, New York e Parigi, Ladd continua a realizzare progetti performativi e didattici in sobborghi parigini e città come Nanterre, Aubervillers, Pantin e Saint Denis.

Articoli scelti per te:

Ti è piaciuto l'articolo? Lascia un commento!

Commenti

commenti