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Bill Frisell

Il 17 e 18 febbraio

Anche in questi giorni molti gli appuntamenti di rilievo all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

In particolare mercoledì 17, alla Sala Sinopoli, atteso appuntamento con Bill Frisell. Per questo appuntamento del ciclo Carta bianca a Bill Frisell, l’icona della chitarra e il suo suoneranno composizioni originali ispirate a una fantastica ed eclettica serie di cortometraggi. Le note del di Frisell scaturiranno in tempo reale per commentare le classiche torte in faccia dei film di Buster Keaton, le animazioni surreali di Jim Woodring e le visioni ipnotiche di Bill Morrison che ha ricostruito il film “The Mesmerist” del 1926. Le musiche di Frisell e del suo unite alle immagini fanno di questo progetto una performance unica e sempre diversa di immagini e suono.

La collaborazione di Frisell con i musicisti con cui forma il trio ha molti anni alle spalle. Ha detto Frisell: “Il mio trio con Tony Scherr and Kenny Wollesen è probabilmente il gruppo più spontaneo e flessibile con cui io abbia mai suonato. Insieme a loro il programma del concerto può sempre cambiare, dipende dall’umore del momento, dal luogo, dal pubblico, da quanto abbiamo viaggiato, mangiato, dormito nelle ultime ore. Non programmiamo mai la scaletta del concerto. Con Tony and Kenny ho il piacere di suonare solo quello che mi viene in mente in quel dato momento. Può essere musica da qualunque dei miei album, brani standard, canzoni pop, folk, qualsiasi cosa. Questi musicisti mi ispirano e mi pongono una sfida ogni volta in cui suoniamo insieme”.
Non è certamente sbagliato affermare che Bill Frisell è uno beniamini della chitarra tout – court. Il più prolifico e ispirato chitarrista-compositore odierno, l’unico capace di attraversare i generi senza perdere identità e stimoli creativi continua il suo viaggio attorno alla musica. Bill Frisell, dopo oltre cento dischi tra progetti personali e collaborazioni con artisti di diversa estrazione, fra i quali Paul Motian, Arto Lindsay, Elvis Costello, John Zorn, e Caetano Veloso, è l’ultimo “guitar hero” della musica americana, epigono di una vicenda artistica che va da Charlie Christian a Jimi Hendrix. Insieme a John Scofield e a Pat Metheny è il più rappresentativo chitarrista della sua generazione. Folk, country, pop ed avanguardia sono territori che il musicista ha esplorato nella sua lunga e prolifica carriera. Territori che il chitarrista di Seattle usa per scolpire i suoi pezzi come un cantastorie, portando lo spettatore in un ambiente strutturaro e nello stesso tempo lasciando all’immaginazione una libera interpretazione. Le composizioni per il trio sono senz’altro tra le sue più affascinanti, capaci di integrare scrittura ed improvvisazione in modo coinvolgente, con un suono inconfondibile, fra i più brillanti della produzione musicale degli ultimi decenni.
Tony Scherr oltre a suonare il basso è un chitarrista e compositore molto prolifico e un produttore musicale nominato ai Grammy. Le sue canzoni hanno fatto strada nell’ indie-rock attraverso le interpretazioni della cantante canadese Feist, la canzone Let It Die, e le canzoni per il film di Ethan Hawke, The Hottest State interpretate da Jesse Harris. Scherr ha pubblicato due dischi a suo nome: Twist in the Wind e Come Around. E’ uno dei sideman più impegnati di New York, recentemente ha collaborato con Jason Collett, Rufus Wainwright, Norah Jones e Teddy Thompson. Come bassista ha lavorato con Joey Baron, John Scofield, Maria Schneider, John Lurie e i Lounge Lizards e molti altri.
Kenny Wollesen collabora a diverse formazioni di Bill Frisell, il Trio, il New Quartet e il Bill Frisell Septet. Ha suonato con John Zorn, Marc Ribot, John Medeski, Tom Waits, John Scofield, Jesse Harris, Sean Lennon, Mitchell Froom, Big John Patton, John Lurie, Jim Hall, Jessica Williams e Myra Melford. Oltre a suonare regolarmente con Frisell, suona con i Sex Mob di Steven Bernstein e occasionalmente con il progetto di John Zorn Electric Masada. Ha anche una sua band “The Wollesens”.

Il giorno dopo, Franco D’Andrea, artista difficile da descrivere data la sua lunga e intensa storia musicale, si esibirà in Teatro Studio per la rassegna Solo, una serata che sarà un viaggio emozionante nella sua arte sempre alla ricerca della poesia più asciutta, scarnificata, ma profondamente vera, scaturita da un linguaggio sospeso tra la quotidianità e il soprannaturale. Un linguaggio radicato nella tradizione della musica afroamericana, a tal punto che spesso non è facile seguirlo fino in fondo nei dettagli delle sue divagazioni ritmiche, dei suoi insistenti riff, delle citazioni, che sono sempre appropriazioni alla ricerca di un’autenticità.
Nato a Merano nel 1941, D’Andrea incomincia a suonare il piano a 17 anni, avendo suonato in precedenza tromba e sax soprano. Nel ’63 ha inizio la sua attività professionale con Nunzio Rotondo alla Rai di Roma. Nel ’64 incide il suo primo disco con Gato Barbieri, col quale collabora due anni. Nel ’68 forma con Franco Tonani e Bruno Tommaso il Modem Art Trio. Dal ’72 al ’77 suona con il gruppo rock Perigeo. Nel ’78 forma un quartetto chiamando come collaboratori Tino Tracanna, Attilio Zanchi e Gianni Cazzola. Al gruppo si aggiungono nell”86 il percussionista Luis Agudo, nell”89 il percussionista Naco e il trombonista Glenn Ferris e nel ’91 il vibrafonista . All’inizio del ’93 dà vita ad un nuovo trio, Current Changes, col trombettista David Boato e Naco. l suo attuale quartetto comprende il sassofonista Andrea Ayassot, il bassista Aldo Mella ed il batterista Zeno de Rossi. È anche alla guida di una formazione allargata a 11 elementi, Eleven. Nel corso della sua carriera ha suonato con importanti musicisti: Pepper Adams, Gato Barbieri, Dexter Gordon, Johnny Griffin, Daniel Humair, Jimmy Knepper, Lee Konitz, Steve Lacy, Dave Liebman, Hank Mobley, Jean Luc Ponty, Enrico Rava, Frank Rosolino, Max Roach, Aldo Romano, Martial Solal, John Surman, Toots Thielemans, Charles Tolliver, Miroslav Vitous, Kenny Wheeler, Fodé Youla (Africa Djolé), Ernst Reijseger e molti altri. a composto circa 200 brani di cui un buon centinaio compare nei suoi dischi. Ha inciso più di 200 dischi in Italia e all’estero.

Il 19 al Teatro Studio sarà di scena NU INDACO ; la formazione presenta il nuovo album “Su Mundu”, disco innovativo e coraggioso che segna una svolta decisiva nel percorso musicale iniziato oltre un decennio fa da Mario Pio Mancini, in cui il folklore della Sardegna si mescola con le danze tradizionali greche e la tammorra e il canto tradizionale di Antonio ‘O Lione incontrano il violino elettrico distorto di H.E.R. Una serata particolare che vedrà unirsi al gruppo ospiti speciali che hanno contribuito al disco.
Il gruppo dei Nu Indaco nasce da un’idea di Mario Pio Mancini, storico fondatore degli Indaco, tra i maggiori esponenti della world music italiana con un’esperienza discografica decennale (ha collaborato con Lester Bowie, Mauro Pagani, Andrea Parodi, Raiz, Daniele Sepe, Eugenio Bennato, Paolo Fresu, Francesco di Giacomo) e dall’incontro con Antonio Nastasi, tastierista e arrangiatore, una figura tra le più “anomale” del rock indipendente italiano. I temi e le atmosfere evocative della world music incontrano le sonorità moderne e aggressive del rock e dell’elettronica dark-wave in un inedito ed esplosivo impatto sonoro che diventa la chiave per la rilettura di alcuni tra i successi scritti da Mancini per gli Indaco ed è alla base di brani inediti alla ricerca di un nuovo ed inesplorato terreno musicale comune. Da questa esperienza nasce il disco“Su Mundu”

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