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Enrico Pieranunzi

Roma, Libreria Feltrinelli di via Appia Nuova

E’ sempre consigliabile andare alle presentazioni dei cd di artisti che di solito si seguono ai in luoghi deputati all’ ascolto di musica. Perche’ e’ vero che di musica se ne ascolta meno, ma e’ singolare sentirla intervallata a chiacchiere rilassate, a risate magari e ad argomenti anche (perche’ no?) quotidiani. . Solitamente in occasione di questi incontri si ha la possibilita’ di assistere a quel cambiamento che avviene nel momento in cui l’ artista, in questo caso sedendo al , tramuta improvvisamente lo spazio, fino a quel momento in comune con il pubblico, e diventa, appunto, artista, musicista, compositore. Diventa diverso da chiunque altro e comunica in altro modo, gia’ dopo le primissime note, e soprattutto su cose completamente diverse . Alla fine del brano occorre qualche secondo perche’ egli riprenda in mano i codici comuni, e serve anche al pubblico qualche istante per perdere un certo disorientamento prima di tornare a vedere la situazione “alla propria portata”. E’ quel duplice ritratto dell’ artista che rende particolare l’ incontro, che non e’ piu’ dunque (per un pubblico appena piu’ sensibile) solo un modo per pubblicizzare un prodotto, ma in fondo per poter assistere ad una piccola trasfigurazione . E cosi’ e’ accaduto alla Feltrinelli martedi’ 9 febbraio con Enrico Pieranunzi che presentava il suo “Wandering” , ed il valore aggiunto e’ stato proprio il volare dai racconti alla musica: i ricordi legati ai legati ai primi anni 80, fino al 1983, e l’ amore calcistico per la Roma sono stati seguiti da una morbida ed intensa improvvisazione libera; le parole sull’ importante incontro con Chet Baker e sul suo linguaggio che tramuta un brano in un racconto, e sull’ apprendistato con i musicisti americani sono state interrotte dall’ ispirata, dolce e un po’ struggente “Rosa del mare” ; i pensieri sulla “svolta elettrica” di Miles Davis , sul generale peggioramento del in Italia e sul credere nella musica e non nel commercio di essa hanno preceduto “For my true love”, brano fatto di una sola nota, trasposta, con l’ espressivita’ tutta affidata alla bellezza dell’ armonizzazione e alle dinamiche del tocco, che da delicato si fa intenso, per poi diventare tenero, per poi reintensificarsi e infine placarsi: una sola nota per rendere un brano “racconto”, di cui si era accennato prima, forse, anzi certamente e’ stato cosi’.
Racconti in musica e racconti in parole, in fondo non capita spesso di capire (o tentare di capire) i due aspetti di un artista, anche se solo per un’ ora.

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