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Massimo Barbiero e Rossella Cangini (Foto di Daniela Crevena)

13 marzo 2010, Sala Santa Marta, h.18

Massimo Barbiero e Rossella Cangini
Maurizio Brunod – Claudio Lodati reunion

Due eventi di rilievo alla sala Santa Marta durante l’ Eurojazz festival, che valeva la pena di seguire per l’ eccezionalità degli artisti e l’ originalità della loro musica.
Del nuovo cd di Barbiero e Cangini abbiamo parlato poco tempo fa su questo sito: certamente non un lavoro semplice, a tratti criptico forse, ma solo se si decide di affrontarne l’ ascolto in maniera pedissequamente razionale e volta al paragone con altra musica e/o anche con precedenti lavori di questo eclettico e anche imprevedibile artista. In realtà l’ esibizione dal vivo di Barbiero e Cangini ha dimostrato – nella mezz’ ora in cui si è svolta – che questa è musica che ha un valore in se stessa, e vale dunque la pena di scardinare le proprie “impalcature sonore” per poterne godere ed apprezzare il senso. Se ci si aspetta una vocalità tradizionale inevitabilmente ci parranno incomprensibili gli estremismi espressivi aspri e ad un tempo scanzonati o inusuali della Cangini: ma se semplicemente ci lasciamo andare a quei suoni e ci lasciamo trasportare dai giochi che si ingaggiano tra lei e le percussioni versatilissime ed intense di Barbiero, allora possiamo scoprire mondi emotivi nuovi, a noi interiori o anche esteriori. Inutile cercare corrispondenze nell ‘ Ulisse di Joyce – da cui questo lavoro ha preso ispirazione – o lati in comune tra il mondo percussivo di Barbiero e le parole di certo musicalissime e sonore di Sanguineti (di cui vi sono molti testi): sarebbe operazione inutile e dannosa. In fondo ognuno di noi ha un viaggio emotivo e intellettuale da compiere, e questa musica puo’ esserne l’ efficace vettore, a prescindere dalla percezione che questi due artisti hanno di una Odissea moderna, che non puo’ certamente essere univoca.

Maurizio Brunod e Claudio Lodati (Foto di Daniela Crevena)

Subito dopo “Denique Coelum”, Brunod e Lodati hanno incantato con i loro dialoghi tra chitarra acustica ed elettrica: fraseggi liberi armonicamente e ritmicamente che si ristrutturano gradualmente in ambiti piu’ determinati, scambi di ruolo nel tenere cellule melodico- ritmiche ostinate come base di una improvvisazione libera dell’ altro, momenti improvvisativi che pero’ possono anche avvenire in contemporanea; una grande fantasia creativa, tra temi piu’ orecchiabili e ricerca di impasto sonoro. I due chitarristi hanno letteralmente tenuto banco, in una innegabile versatilità che di sicuro non fa rimpiangere la mancanza di batteria o basso, perché talmente ricca è stata l’ offerta tra atmosfere diverse che tutto è sembrato assolutamente congruo e bastevole così.
Il pomeriggio alla Sala S. Marta si è conlcuso con un brano comune (Barbiero – Cangini – Lodati – Brunod) ricco di suggestioni: la vocalità a tratti buffonesca a tratti quasi “tibetana” ed ipnotica della Cangini ha dialogato proficuamente con le chitarre e la batteria di Barbiero fino ad un crescendo finale in cui i quattro artisti hanno portato agli estremi le sonorità dei loro strumenti (ove la voce della Cangini davvero si è tramutata in strumento). Musica difficile eppure accolta dal pubblico in maniera positivissima, a giudicare dagli applausi finali.

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Flavio Boltro Quartet (Foto di Daniela Crevena)

13 marzo 2010, Teatro Giacosa, h.21

Flavio Boltro Quartet

Un quartetto apparso in gran forma quello di Flavio Boltro al Teatro Giacosa, che ha spaziato da momenti melodici e densi di lirismo ad episodi “entropici” e virtuosistici , rimanendo sempre legato ad un alto livello espressivo, sia nei momenti di “forza” che in quelli piu’ morbidi. Il di Giovanni Mazzarino , incisivo, ricco di dinamiche, in alcuni tratti lo potremmo definire “mediterraneo” ed anche un po’ malinconico, in altri “classico”, comunque mai statico su una sola atmosfera: perche’ gradualmente si colora di accordi dissonanti e piu’ squisitamente jazzistici, lasciando che il tema passi alla tromba di Boltro (come e’ avvenuto in “Mother”, dello stesso Mazzarino), portando il ritmo regolare ad uno sghembo ritmo dispari, e dando il via all’ improvvisazione libera.
Boltro e’ virtuoso, di sicuro, ma un virtuoso con il cuore, e la sua tromba canta oltre che sgranellare cascate di note indefinite: ascolta il trio che suona con lui e si fa da questo ascoltare, facendo riemergere i temi melodici fondamentali anche in momenti di improvvisazione contemporanea che prevedono un inspessimento armonico. Il contrabbasso di Franco Micheli riesce a far parlare intensamente le note, anche quando esse sono ribattute negli episodi squisitamente ritmici, che diventano musicalmente intensi ed interessanti per la ricchezza delle dinamiche (come in “Bora Bora” , di Boltro). La batteria di Francesco Sotgiu e’ assolutamente congrua e creativa sia nelle parti del concerto piu’ muscolari ed assertive , sia nelle ballads dolci e nostalgiche, in cui l’ alternanza tra piano e pianissimo metterebbero alla prova polsi e braccia di qualsiasi batterista che non volesse solo dare prova di forza, perizia e quantita’ di battiti. Tutte queste belle caratteristiche di ognuno non sono rimaste isolate tra loro, ma hanno dato luogo ad un dialogo osmotico, colorato, creativo, e, a giudicare dagli applausi, questo dialogo ha colpito il bersaglio, come accade quando si ascolta il bel jazz.

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Francesco Cafiso e Dusko Goycovich (Foto di Daniela Crevena)

13 marzo 2010, Teatro Giacosa, h.22,30

Torino Jazz Orchestra

La Torino Jazz Orchestra e’ la big band creata da Gianni Basso (nota come Gianni Basso Big Band) ed ora diretta da Dusko Goycovich , ed e’ con grande affetto che l’ amatissimo jazzista recentemente scomparso viene ricordato da Fulvio Albano (primo sax e coordinatore) .
Il concerto comincia con una bellissima versione di Jeep’s Blues di Ellington, passando poi per composizioni di Gianni Basso (Miss bop) , ma anche “Mojo” o “You better know it”, e i musicisti hanno dato ennesima prova dell’ eccezionale livello di preparazione con soli pregevoli, fantasiosi e curatissimi senza essere stucchevoli, anche dello stesso direttore alla tromba.
La lunga esperienza di questa orchestra non rimane dunque vetrificata in perfette esecuzioni senz’ anima a sfondo solo spettacolare, ma e’ invece la somma di una compagine di musicisti eccellenti, che mettono in comune la loro propria personalita’ musicale, ottenendo un risultato rilevantissimo. Ed infatti la band stessa non ha fatto solo da mero sfondo alle esibizioni di due notevoli esponenti del jazz italiano, Flavio Boltro e Francesco Cafiso, ospiti per questa particolare serata: c’e’ stato un vero e proprio dialogo, una interazione continua, a tratti si potrebbe dire entusiastica, e ricca di spunti che i due solisti hanno potuto recepire da una band non sterilmente votata ad eseguire solo backgrounds o parti obbligate.
Belle le parti in cui e’ emersa la ritmica (interessanti, garbati e fantasiosi i soli di Fioravanti al contrabbasso e Alderighi al piano), grande energia di Boltro e Cafiso, che hanno duettato tra loro da virtuosi e da interpreti, divertendosi e divertendo. Una bella pagina di jazz.

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