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Stefano Bollani (Foto di Daniela Crevena)

Non v’è dubbio alcuno che Stefano Bollani sia uno dei pianisti più talentuosi apparsi sulle scene internazionali negli ultimi anni; eppure, ancora oggi, continua a non convincere del tutto. Il fatto è che essendo dotato di un innato senso dello spettacolo, Bollani qualche volta esagera sotto questo profilo dando luogo a performances che non soddisfano appieno gli appassionati di musica. Così può accadere che pur suonando con la stessa ritmica e in un arco di tempo assai ristretto, il pianista toscano dia vita a esibizioni totalmente differenti come evidenziato dalle cronache che qui di seguito pubblichiamo, l’una dalla Svezia, l’altra da Ivrea.

Eurojazz Festival di Ivrea – Teatro Giacosa, 13 marzo 2010

L’impari lotta tra comico e jazzista

di Daniela Floris – Bollani e’ bravissimo: impossibile dire il contrario. Ha fantasia da vendere, e’ sensibile, possiede una tecnica ferrea, ha ironia e gusto, e’ un pianista ed interprete di altissimo livello. Inoltre ha apertura mentale, trasforma qualsiasi piccola melodia di qualsivoglia provenienza in musica raffinata ed intensa, insomma, andare ai suoi concerti sarebbe non solo un arricchimento, ma anche un modo di divertirsi e sorridere con la musica. Si e’ costretti ad usare il condizionale perche’ in realta’ questo strepitoso musicista ha deciso, nella stragrande maggioranza dei casi, di divertire il pubblico in altro modo, e cioe’ diventando interprete di sketches “comici” (quali ad esempio lo stendersi per terra, il simulare movimenti al rallentatore, mettersi le dita nel naso e via dicendo), dimostrando di avere una percezione del pubblico di tipo “televisivo”: cerca dunque di strappare la risata, riuscendoci in effetti (anche chi vi scrive ha sorriso), sfruttando l’ effetto sorpresa, poiche’ da un pianista non ci si aspetta la scenetta comica – anche se oramai questo corso e’ stato inaugurato da un po’ – dunque si ride. E’ un modo di “vincere facile”, naturalmente, perche’ se Bollani facesse il comico di mestiere e non il pianista, e fosse chiamato su un palcoscenico a fare cabaret, con le sue scenette non provocherebbe grande ilarita’. Diciamo che il gigioneggiare continuo gli permette di glissare sulla musica, avvalendosi giusto della tecnica sopracitata – e ottenere il successo garantito. Il Bollani comico vince sul Bollani jazzista, e riflette anche un po’ il costume odierno dell’ ottenimento del consenso di un pubblico piu’ vasto appiattendosi un po’ su efficaci escamotages di sicura riuscita. Il mistero e’ che lui non avrebbe nessun bisogno di glissare sulla musica, e che otterrebbe lo stesso risultato di successo e di divertimento senza trasformare il palco in uno Zelig mal riuscito (o ben riuscito: in effetti si ride, per il sovracitato effetto sorpresa, ma a che prezzo!! ) . Il prezzo da pagare per questa ora e mezzo di divertimento molto semplice e facilotto e’ alto: e’ la musica di Bollani. E’ un baratto in cui si perde molto. Lo si capisce nei momenti in cui questo artista decide di non concentrarsi sul pubblico ma sulla musica, e allora diventa tutta un’ altra storia: vedi ad esempio la bellissima “Bugiardo e incosciente”, in cui duettando con lo strepitoso contrabbasso di Jesper Bodilsen ci sono stati momenti poetici, intensi, emozionanti. Insieme alla sapientissima di Morter Lund sono state suonate con l’ anima le note che servivano, gli accordi hanno vibrato senza bisogno di ammiccamenti, ed il dialogo di questo stupendo trio ha provocato applausi convinti e stupiti da tanta poesia.
Il brano successivo invece, connotato da saltelli, inginocchiamenti, smorfie, nelle quali sono stati coinvolti anche i danesi Bodilsen e Lund, ha generato battiti di mani a tempo, risate e lazzi . L’ asservimento un po’ qualunquista alla risata facile, ha fatto vincere il Bollani comico, ma fa pensare un po’ amaramente ad un’ emozione ed anche ad un divertimento negati. Beninteso, non e’ che il jazz debba essere per forza alla Jarret, o alla Meldhau. Il jazz potrebbe essere anche gioioso, ironico, intenso ma stralunato, potrebbe essere un jazz alla Bollani, ad esempio, perche’ Bollani con le note e con la sua fantasia potrebbe davvero parlare in maniera diversa, e far ridere sapientemente oltre che commuovere. Per ora questo non accade, se non in momenti sporadici.
Queste considerazioni valutatele come un reale attestato di stima per un musicista di grande livello che attua una inspiegabile rinuncia, e prendete il lato positivo di tutto questo: rilassatevi e fatevi qualche sorriso sentendo un po’ di musica e di virtuosismi. Potete inoltre prendere un’ occasione al volo per introdurre in maniera giocosa e divertente al jazz i bambini, magari, o un pubblico neofita che voglia cominciare a muoversi in questo mondo certamente non semplice. Sicuramente capitera’ di ascoltare anche una decina di minuti del vero artista Bollani.

Stefano Bollani (Foto di Daniela Crevena)

Gotheborg – Nefertiti – 19 marzo 2010

Pianista di un altro pianeta

di Luigi Bozzolan – La scritta a neon rosso parla chiaro “Nefertiti”…non si discute, il jazz club più in voga a Gotheborg ha tutte le carte in regola per essere davvero degno della parola “club”.
Accogliente,grande, bello, metropolitano questo è il centro della musica jazz della città. Stasera si sentiva aria di evento ed infatti così è stato. Stefano Bollani, Jesper Bodilse e Morten Lund hanno letteralmente catalizzato l’attenzione degli spettatori per due ore di musica. Ho visto la formazione a Roma sei anni fa in un altro “club” degno di tale nome che era LA PALMA. Il trio era appena all’inizio del suo percorso e già prometteva bene.
Il nostro Bollani si confrontava con una delle ritmiche danesi più talentuose d’Europa.
Stasera Bollani e compagni hanno restituito a me ed al pubblico le promesse di sei anni fa… Freschi di un disco ECM, hanno regalato musica, senza generi, oltre i modi.I brani, originali dei musicisti , e qualche tributo agli autori brasiliani, hanno subito pochissimi intervalli.Ogni brano era legato quindi al successivo da piccoli sipari musicali in cui in solo o in trio si creavano degli episodi improvvisati che legavano le singole perle della serata.
Da sottolineare due elementi; primo: Stefano Bollani ormai compone, arrangia e suona con razionalità, equilibrio e classe. Incalza ora assoli virtuosi ,ora frasi di rara bellezza. Ho trovato il modo di suonare di Stefano molto “fisico” ed allo stesso tempo più “di testa”.Equilibrio e talento in un solo pianista…ormai è su un altro pianeta. I tre si ascoltano, lavorano di intesa e riescono divertire e divertirsi.
Secondo: Morten Lund, per chi non lo conoscesse consiglio di iniziare da subito, è l’alter ego di Bollani alla batteria. I due si guardano , e si studiano e quasi come fossero un solo strumento viaggiano all’unisono o di contrasto creando musica eccezionale.
In mezzo ai due fuochi c’è Bodilse, solido nella ritmica e lirico nei soli, sembra l’ago della bilancia.
I tre sono perfetti. Si esce dal “Nefertiti” dopo il concerto e finalmente ho quella rara sensazione, che non sentivo da tanto tempo, di essere sazio di un concerto generoso, bello, divertente e magistralmente fuori le righe.

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