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Molti di voi, leggendo il titolo, vi starete già chiedendo: ma perché parlare di “Amici” in uno spazio dedicato al jazz? La risposta è piuttosto semplice. In una società complessa come la nostra tutto si tiene; così, che il jazz abbia perso spazio nei giornali, nella radio e nelle televisioni non è un fatto casuale ma il prodotto di alcuni meccanismi perversi di cui fanno parte trasmissioni come “Amici” e “X Factor”. I su citati programmi non fanno altro che omologare verso il basso i gusti musicali del grande pubblico puntando sulla orecchiabilità e la spettacolarizzazione e creando così idoli che durano lo spazio di un mattino; conseguentemente la buona musica viene sempre più spinta ai margini di una coscienza collettiva che nel migliore dei casi appare confusa e incapace di distinguere il loglio dal grano. D’altro canto basta vedere quanti giornalisti ( e quindi testate) e rappresentanti di case discografiche erano presenti alla serata finale di “Amici” per rendersi conto dell’importanza “commerciale” del programma. Di qui il mio personale interesse a dare un’occhiata a quel che accade negli studi di Canale 5, interesse che spero condividerete con me.
Dopo questa premessa, spero non inutile, c’è innanzitutto da sottolineare come quella di lunedì 29 marzo sia stata una serata particolarmente fortunata per i telespettatori che in un colpo solo hanno avuto modo di conoscere il vincitore della edizione n.9 di “Amici” e la rosa da cui, visti i tempi, scaturirà il vincitore del prossimo di San Remo. Tornando al programma della De Filippi, la vincitrice è stata Emma Marrone, una venticinquenne nata a Firenze ma trasferitasi ben presto con la famiglia ad Aradeo in provincia di Lecce , brava ma, come al solito, non la migliore del lotto.
Comunque, prima di addentrarci nel commento della serata finale, si impone qualche considerazione sul programma più in generale. Che cosa è diventato oggi “Amici”?
La trasmissione era iniziata con l’obiettivo, ambizioso ma giusto, di creare artisti “completi” nel senso di insegnare ai cantanti a ballare e a recitare… e viceversa. Così, ad esempio, se, come le auguro, Emma farà strada e dovrà rispondere magari a qualche intervista radiofonica o televisiva , imparare un po’ di dizione o di mimica non le avrebbe di certo fatto male.
Dopo alcuni anni, visto che l’obiettivo rimaneva irraggiungibile, questa strada è stata sostanzialmente abbandonata. A questo punto, dicono in molti, “Amici” è diventato un talent show. Se così fosse, i risultati sarebbero ancor più mediocri dal momento che, a mio avviso, l’unico “personaggio” uscito dal programma è Karima, né i veri talenti, come il ballerino Rodrigo di quest’anno, sono stati scoperti da “Amici” dal momento che il cubano già prima aveva vinto una importantissima competizione a livello internazionale. Mi si obietterà: ma Carta e Scanu, provenienti da “Amici” hanno vinto San Remo; certo ma in primo luogo la storia ha dimostrato che vincere a San Remo non conta poi così tanto per una carriera canterina e in secondo luogo la valenza di un artista non si misura certo sull’arco di una stagione: vedremo se tra cinque, sei anni i vari artisti lanciati da Amici saranno ancora sulla cresta dell’onda… francamente ne dubito!
Allora, con tutta probabilità ha ragione la stessa De Filippi quando afferma che preferisce “essere considerata un’agenzia di collocamento che una fabbrica di illusioni”. Ed in effetti quest’anno i più meritevoli hanno avuto il loro bel contratto, i ballerini con alcune delle più importanti compagnie mondiali, i cantanti con importanti case discografiche.
E veniamo, più nello specifico all’edizione di quest’anno. Io non so se la sig.ra De Filippi legga e ascolti le critiche, fatto sta che quest’anno la conflittualità tra i ragazzi è scemata e di molto. Così non ci sono mancate la battute al vetriolo di Valerio Scanu né le insopportabili parodie della Amoroso; i partecipanti hanno giustamente pensato più a valorizzare sé stessi che a denigrare gli avversari. Un discorso a parte merita la ballerina Elena che, molto furbescamente, ha messo su una sorta di sceneggiata contro il coreografo Garofalo rifiutandosi di fare alcune sue coreografie dietro lo schermo di una sua “originale” serietà… come se le altre ballerine che quelle coreografie eseguivano fossero delle poco di buono o peggio ancora come se, una volta inserita professionalmente in un balletto, fosse possibile dire “questo non lo faccio”: certo, potrebbe sempre dirlo ma a quel punto dovrebbe cercarsi un altro mestiere.
Se la conflittualità tra i ragazzi è diminuita, non altrettanto si può dire per quella tra i prof.; ancora una volta in primo piano la Celentano la quale tende disperatamente ad accreditarsi come l’unica depositaria della “vera” danza e chi non è d’accordo con lei nulla capisce; francamente più tempo passa e più questo atteggiamento diventa insopportabile… tanto più che sta producendo effetti anche su chi le sta vicino. Ad esempio la pur brava Anbeta, quelle poche volte in cui è stata chiamata direttamente in causa, ha risposto con un’alterigia e una mancanza di comunicativa davvero degne di miglior causa, arrivando a ricordarci come lei sia una persona normale tanto che, udite udite, anche lei va in bagno tutti i giorni.
E veniamo, infine, ai ragazzi finalisti; tutti bravi, anche se personalmente ritengo che i più talentuosi fossero Pierdavide Carone e Loredana Errore. Il primo si era già messo in splendida luce dal momento che la canzone vincitrice a San Remo, “Per tutte le volte che” era frutto della sua penna e per tutta la durata di “Amici” Pierdavide si è confermato cantautore di sicura caratura per la straordinaria capacità di scrivere canzoni con melodie non banali e testi sicuramente interessanti: ad esempio “Di notte” è un vero e proprio gioiellino quali non si ascoltavano da tempo nel pop italiano; se a tutto ciò si aggiungono un carattere schivo e una naturale simpatia si ha il quadro di un ragazzo che potrebbe fare strada e non a caso proprio a lui è andato lo speciale premio della critica. Loredana Errore, nata a Bucarest ma adotta da una famiglia agrigentina, ha evidenziato una vocalità davvero fuori del comune e qualità interpretative straordinarie; specie all’inizio tali qualità venivano piuttosto inficiate da un modo di muoversi certo non rilassante; poi con il trascorrere del tempo, la tensione si sarà allontanata e lei ha smesso quelle corse pazze per lo studio assolutamente fuori luogo. Comunque dal punto di vista artistico le potenzialità ci sono e l’hanno capito anche Peppe Vessicchio che in tanti anni mai si era sbilanciato a favore di una concorrente (“sono totalmente soggiogato da Loredana” – ha confessato nel corso di una trasmissione) e il cantautore Biagio Antonacci che ha scritto per lei due brani, di cui uno ,“Occhi di cielo”, particolarmente adatto alla giovane siciliana . In finale era giunto anche Matteo Macchioni, grandiosa voce alla Bocelli, che ha sdoganato la lirica in un programma sostanzialmente destinato ai giovani. La valenza come tenore leggero di Matteo è fuori discussione tanto è vero che ,oltre ad un contratto discografico con la Sugar, è stato chiamato dal maestro Daniel Oren per interpretare la parte di Nemorino nell’”Elisir d’amore” di Donizetti in programma al Teatro Verdi di Salerno.
E la vincitrice? Emma Marrone, nella finalissima, ha avuto la meglio su Loredana dopo che, nel corso del programma, con lei aveva perso se non sbaglio tutte le sfide dirette. La cantante ha avuto la fortuna di indovinare due “singoli” particolarmente orecchiabili e ben articolati –“Calore” e “Meravigliosa” – su cui ha costruito la vittoria. Bella voce anche se non particolarmente “nuova” e buona presenza scenica sono state purtroppo accoppiate ad un’aggressività e una grinta un po’ troppo sopra le righe cosa che ha caratterizzato tutte le esibizioni della serata finale.
Così anche quest’anno la finale a quattro ha visto come protagonisti solo cantanti nonostante la presenza di bravi ballerini; di qui la modifica annunciata dalla De Filippi per cui il prossimo anno ci saranno due sezioni distinte, una per il canto l’altra per il ballo. Ma, dato che siamo in fase di ristrutturazione, perché non pensare anche ad introdurre gli strumentisti?

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