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Rosario Giuliani

, Auditorium Parco della musica, Teatro studio

Quello ascoltato lunedì 26 aprile al Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, in occasione dell’ uscita del nuovo cd di Rosario Giuliani, e’ stato un concerto superlativo, per una serie lunghissima di motivi che tentero’ di enumerare tramutandoli da sensazioni emotive a concetti intellegibili. Questo perche’, dopo il bis, cio’ che e’ uscito come commento e’ stato “mamma mia” e non altro: dunque e’ meglio mettere un po’ di ordine perche’ ci sono casi, come questo, in cui la musica, il jazz, lascia quasi senza parole.
I musicisti innanzitutto: tutti e quattro. Rosario Giuliani e’ tra i migliori sassofonisti in Europa, e come si e’ detto piu’ volte, ha compiuto il miracolo della tecnica prodigiosa ma al servizio di una espressivita’ veramente particolare, generosa, intensa. Le dinamiche non sono mai affettate o virtuosistiche e sembrano non scaturire da un calcolo bensi’ da uno stato d’ animo, e questo all’ ascolto significa nient’ altro che jazz. Il jazz e’ anche contrasto timbrico, individualita’ che si incontrano senza scontrarsi. In questa chiave si legga la meraviglia dell’ incontro di Giuliani con un gigante della batteria, Joe La Barbera. La leggerezza e la robustezza in un equilibrio affascinante, la morbidezza e l’ energia in una perfezione timbrica che raramente si riescono a sintetizzare in un modo cosi’ raffinato e vero, figure ritmiche sempre diverse, dal fremito, al ticchettio, all’ incedere severo ma sempre, sempre in contatto con gli altri musicisti. Poi c’e’ Dado Moroni, con il suo splendido pianismo d’ istinto, che letteralmente “coccola” le melodie con accordi morbidi ed espressivi e una mano destra sempre lirica , non leziosa, ma anche – nei brani piu’ frenetici – con un’ energia mai fine a se stessa. Darryl Hall al contrabbasso da’ sfoggio di sensibilita’ , eccezionale bravura, generosita’ , dialoga con La Barbera in un modo talmente sapiente che i due altro non fanno che sottolineare reciprocamente i loro pregi rendendoli evidenti.
Le note lunghe e dritte, spesso sul registro alto, di Giuliani sono gridi mai esasperati, i suoi strepitosi pianissimo hanno sempre un senso lirico, il suo sax comunica, parla una lingua intellegibile anche per chi il jazz lo conosce meno, perche’ punta al cuore senza essere facile o furbo o strategico.
I brani scelti per questa strepitosa serata di musica, che provengono dallo stesso cd, sono oltretutto bellissimi: “Lennies Pennies”, “Love Letters”, “Seventy-Four Miles Away”, “Hoe deep is the ocean”, “Over lines” (brano estremamente complesso e per il quale Giuliani ha chiamato sul palco l’ eccellente Roberto Terenzi al ), “Goldfish”, per citarne alcuni. Un cd del quale dunque mi sento davvero di consigliare l’ ascolto. E se vi capita, andate a sentire questi straordinari musicisti che in questi giorni sono in tour per presentare la loro musica.

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