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Adriano Mazzoletti - il Jazz in Italia

Adriano Mazzoletti - il in Italia

Bisogna dire che il mercato editoriale e’ ricchissimo di novita’, anche nel campo della musica, di questi tempi.  Forse troppo, considerando che molti scrivono, quasi tutti, e a volte si incappa anche in  libri nati per caso o per convenienza.

Adriano Mazzoletti ha presentato a Villa Carpegna il 30 agosto scorso, nell’ambito della rassegna “Odio l’estate”,  la seconda parte della sua opera “Il jazz in Italia” , dedicata allo swing ed agli anni 60, aiutato dall’ autore della prefazione, Enrico Pieranunzi, e dall’ autore di un approfondimento sul sassofonista Alfio Grasso , il chitarrista Michele Ariodante.

Chi ha assistito a queste “chiacchiere” sul jazz ha capito che ci sono libri che nascono per caso e libri che invece nascono per una profonda passione che a sua volta ha portato allo studio intenso di fenomeni che per altri semplicemente passavano come avvenimenti quasi non degni di nota.  Cosa fa di un semplice appassionato uno studioso, un ricercatore? La capacita’ della lungimiranza, la capacità di accorgersi in quel momento che cio’ che sta accadendo ha gia’ un valore intrinseco e che, passato del tempo, ne acquistera’ esponenzialmente.   E’ per questo che il lavoro di Mazzoletti e’ prezioso: egli stesso, durante una piacevole chiacchierata dopo la presentazione, diceva che mentre, da giovanissimo, i suoi coetanei orchestrali dopo aver suonato andavano a rilassarsi, lui si chiudeva in biblioteca ad approfondire notizie, sensazioni, impulsi, e chiedeva, si informava, metteva da parte.  E’ un modo di procedere che, alla stregua di una etnomusicologica, crea fondamentali documenti, negli anni, per accumulo ma anche per estrapolazione, che diventano indispensabili poiche’ godono di una visione diacronica, cioe’ vengono storicizzati in un contesto ( in questo caso la storia del ), ma anche sincronica, poiche’ il ricercatore li ha visti anche mentre nascevano, li ha vissuti insieme ai protagonisti degli avvenimenti stessi, ne ha capito quasi “profeticamente” l’ importanza, godendone ma avendo quella lungimiranza preziosa che ne ha permesso l’ archiviazione accurata ma vitale.

Ecco perche’ non si puo’ definire semplicemente “libro” questa opera di Mazzoletti, che ha speso un’ intera vita a crearne le basi, e che adesso sta vedendo la luce: e’ una parte di storia musicale italiana, che sarebbe stata quasi completamente sconosciuta se un appassionato musicista e ricercatore non avesse, gia’ da quando era sedicenne, acceso occhi, orecchie e quello speciale dono della lungimiranza.

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