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Prosegue con grande successo di pubblico il Festival ; tra i tanti concerti in programma ho ascoltato, all’Auditorium Parco della Musica, quelli di Macy Gray e Tigran Hamasyan di cui vi riferisco qui di seguito.


Macy Gray

Macy Gray

Macy Gray 17 novembre 2010

Tutto come previsto al concerto di Macy Gray: Sala S. Cecilia gremita, pubblico ben disposto e pronto ad applaudire la vocalist… e soprattutto tanta,  tanta voglia di muoversi, di scatenarsi, di ballare, quasi ad esorcizzare il brutto momento che tutti attraversiamo. E così il concerto si chiude in crescendo con il pubblico che si accalca sotto il palco per danzare e dare la mano alla Gray e alla sua corista.

In effetti Macy ha dimostrato ancora una volta di essere grande professionista, oltre che eccellente interprete: ha iniziato in sordina, dapprima lasciando il palco ai suoi partners, poi prendendo la scena a poco a poco, iniziando dai brani meno noti tratti dall’ultimo suo album, “The sell out”, per chiudere in bellezza con i successi di sempre che le sono valsi, tra l’altro, parecchi Grammy Awards.

Riconoscimenti, stando anche all’esibizione dell’altra sera, del tutto meritati. Macy Gray è infatti artista nel senso completo del termine: figlia della scuola americana, conosce benissimo i tempi dello show che mette in scena con sapiente regia; in quest’ambito si inquadrano i campi d’abito, le “passeggiate” sul palco e soprattutto quel darsi al pubblico,  quel cercare le mai degli spettatori che crea un feeling del tutto particolare tra chi si esibisce e chi assiste. Ma ovviamente tutto ciò non sarebbe di per sé sufficiente se non fosse suffragato da una valenza canora di tutto rispetto.

Macy ha una voce particolare, tutta giocata sul registro medio-basso, con un timbro scuro assai riconoscibile e capacità di modulazione che la portano ad affrontare brani anche complessi con estrema disinvoltura. Il tutto coniugato con un innato senso del ritmo e una profonda conoscenza della musica dovuta anche agli approfonditi studi di pianoforte effettuati sin da giovanissima. Così, durante questi ultimi dieci anni di fortunata carriera, la si è sempre mantenuta su quei territori di confine tra jazz e soul che la rendono ben accetta anche al pubblico del jazz. E non mi si venga a dire che la stessa cosa, vale allora, per le scelte effettuate spesso da Umbria Jazz: considerare il concerto dei REM come l’evento di punta di un festival jazz è tutt’altra cosa che inserire in un cartellone jazzistico la voce di Macy Gray.

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Tigran Hamasyan

Tigran Hamasyan

Tigran Hamasyan 21 novembre 2010

Se per Macy Gray, come sottolineato, tutto si svolge come previsto, la stessa cosa non si può dire per il concerto del giovane pianista armeno: francamente mi aspettavo che saremmo stati in pochi, ed invece, grazie anche all’indovinata politica di prezzi bassi, il Teatro Studio era gremito da un pubblico attento e competente, pronto a cogliere le mille sfumature di un artista completo. Ché questo Hamasyan è davvero un pianista di assoluto livello, capace di competere alla pari con qualsivoglia altro pianista a livello internazionale… e vi assicuro che non sto esagerando.

E’ riuscito a tenere incollati alla poltrona il pubblico per circa un’ora e mezzo con un piano-solo ricco di sfaccettature, senza un attimo di stanca, sfornando una musica continuamente nuova, interessante coinvolgente.

Nel suo pianismo è intanto possibile riconoscere una tecnica di base stupefacente: un tocco sopraffino che sa padroneggiare assai bene la dinamica, due mani assolutamente indipendenti e pure perfettamente in grado, se necessario di agire all’unisono, una digitazione velocissima e precisa come quando esegue cristallini e liquidi arpeggi che rimandano in qualche modo a Debussy, un’accurata conoscenza armonica, un senso ritmico volutamente non evidenziato ma sempre ben presente nelle sue esecuzioni come se agisse sotto traccia pronto a manifestarsi più apertamente in alcuni passaggi che rimandano anche ad atmosfere latin-jazz … e poi un bellissimo gusto melodico che si estrinseca nella scelta del repertorio. Un insieme di sue composizioni e di brani tratti soprattutto dalla tradizione armena come un suadente e struggente pezzo dedicato alla madre intesa come figura d’amore.

Insomma un grande musicista che a soli ventitre anni ha raggiunto vertici espressivi di grande maturità che non potrà non migliorare per la gioia di quanti amano questa musica.

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