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Gualazzi e Bosso

Gualazzi e Bosso

San Remo 2011: per fortuna questa volta non è valsa la regola del “non c’è due senza tre” per cui Emma, reduce da “Amici”, ha dovuto accontentarsi di un secondo posto per altro prestigioso alle spalle di Vecchioni (“Chiamami ancora amore”) e precedendo un immarcescibile Albano.

A questo punto qualcuno di voi si starà chiedendo: ma perché ti occupi del Festival di San Remo in uno spazio dedicato al ? Me ne occupo per una ragione di carattere più generale ed un’altra di carattere più strettamente cronachistico legata, cioè, all’edizione di quest’anno.

Ho sempre sostenuto che il jazz, anche quello italiano, si muove nell’ambito di un mondo musicale più vasto in cui purtroppo le regole del mercato e della visibilità le detta la musica pop con le sue case discografiche, i giornali, le trasmissioni televisive. Queste ultime – e parliamo soprattutto di “X Factor” e di “Amici” – stanno avendo un’influenza sempre crescente sui gusti del pubblico come dimostra il fatto che Marco Carta e Valerio Scanu, provenienti dal fortunato talent show di Maria De Filippi, hanno vinto le edizioni sanremesi del 2009 e del 2010. E’ insomma una sorta di circolo vizioso: quanti hanno la fortuna di mettersi in evidenza nei talent show arrivano al Festival forti di  un traino incredibile che indubbiamente influenza i votanti. Quest’anno non è andata così ma solo perché c’era un fuoriclasse come Vecchioni e d’altro canto sono certo che se i Modà si fossero presentati senza Emma non avrebbero raggiunto il secondo posto. Ora è di tutta evidenza che se questi talent show sfornano veri talenti il livello musicale generale si alza e quindi potrebbero aprirsi nuovi spazi per un ascolto più qualificato e quindi anche per la musica jazz. Purtroppo le esperienze degli ultimi anni ci hanno detto che non è così: a nostro avviso dalle suddette trasmissioni è scaturito un solo vero e cristallino talento, Karima, che non avendo vinto alcunché sta pian piano scomparendo nella colpevole dimenticanza di critici e discografici.

Tornando al Festival di Sanremo, le poche cose buone sono venuti dai due vincitori, Roberto Vecchioni che ha portato al successo una buona canzone, “Chiamami ancora amore”, con una bella musica e testi interessanti, e Raphael Gualazzi con la splendida “Follia d’amore” su cui mi soffermerò in seguito.

Per il resto non riesco proprio a condividere l’entusiasmo che ha accompagnato questa edizione del Festival; il buon Morandi, caro a chi come me ha superato gli “anta” (purtroppo quelli con la s davanti), resta un formidabile artista ma quella del presentatore-conduttore non è certo la sua professione. Spesso ripetitivo, incapace di star fermo un solo attimo, impacciato più del dovuto si è salvato solo grazie a quella carica di umana simpatia che promana dalla sua persona. Belen e la Canalis sono belle… ma poco più, la scelta degli ospiti stranieri sbagliata con delle interviste assolutamente risibili. Al riguardo, eccezion fatta per Robbie Williams e i “Take That”, degli altri si sarebbe potuto fare a meno: De Niro si è presentato vestito con un improbabile travet mentre dalle sue parti si mettono lo smoking anche per andare in bagno mentre Avril Lavigne, la canadesina dell’ultima serata, era assolutamente fuori contesto; ma è mai possibile che con tanta bella musica che c’è in giro per il mondo si debba far ricorso ad una cantante che a mio avviso ha il solo merito di aver venduto molti dischi? Non è proprio possibile spendere questi soldi in modo più acconcio magari privilegiando qualcuno con più talento e meno vendite?

Dei risvolti “politici” del Festival non entro per non scatenare una babele di polemiche anche se una cosa ci tengo a dirla: le Iene, Luca e Paolo, hanno dimostrato due cose molto importanti, che si può fare buona satira anche guardando a sinistra, che si può fare buona satira senza bisogno di far ricorso all’insulto becero e volgare.

RAPHAEL GUALAZZI

Raphael Gualazzi

Raphael Gualazzi

E concludo con la ragione contingente che mi ha portato ad occuparmi del Festival Sanremese: la vittoria , nella categoria giovani di Raphael Gualazzi, un ragazzo di grande talento, jazzista della scuderia di Caterina Caselli. Il premio della critica Mia Martini con “Follia d’amore”.

Raphael Gualazzi nasce ad Urbino l’11 novembre 1981. Dopo aver intrapreso gli studi di pianoforte al Conservatorio Rossini di Pesaro, dove è stato avviato all’apprendimento degli autori classici, estende la sua musicale anche nel campo del Jazz, Blues e della Fusion, collaborando con qualificati artisti del settore e distinguendosi per le sue peculiari qualità vocali e strumentali.

La sua musica nasce dalla fusione della tecnica Rag-time dei primi anni del ‘900 con la liricità del Blues, del Soul e del Jazz nella sua forma più tradizionale. Le sonorità tipiche del pre-jazz e dello stride-piano di Scott Joplin, Jelly Roll Morton, Fats Waller, Art Tatum e Mary Lou Williams, e il blues di Ray Charles e Roosevelt Sykes vengono attualizzate da Raphael Gualazzi con uno stile personalissimo dove la tradizione convive con le influenze più innovative di artisti eclettici come Jamiroquai e Ben Harper.

Dal 2005 Raphael Gualazzi partecipa ad importanti festival come il Fano Jazz, il Java Festival di Giakarta e l’Argo Jazz, Ravello International Festival ed altri e nel 2008 esce in Francia, su etichetta Wagram, la compilation “Piano jazz” che include il brano “Georgia on my mind” interpretato da Raphael Gualazzi oltre a composizioni di grandissimi artisti come Nora Jones, , Art Tatum, Ray Charles, Jimmie Cullum, Michael Petrucciani, Chick Corea, Thelonious Monk, Dave Brubeck, Nina Simone, Duke Ellington.

Dopo essere stato invitato ad esibirsi in Vermont e New Hampshir all’interno del progetto “The History & Mystery of Jazz”, che l’ha visto al fianco di musicisti del calibro di Michael Ray (Sun Ra Arkestra, Kool & The Gang), Steve Ferraris (Sun Ra Arkestra, Charlie Haden), Jamie Mc Donald, Nick Cassarino, Bob Gullotti, John McKenna, nel settembre del 2009 Raphael Gualazzi incontra Caterina Caselli, firma con Sugar un contratto discografico.

Giunto all’attenzione del grande pubblico grazie alla cover di ‘Don’t stop’, il celebre successo degli anni ’70 della storica band Fleetwood Mac, scelta come colonna sonora dello spot televisivo di eni, nell’estate 2010 Raphael Gualazzi si esibisce all’ Heineken Jammin Festival, al prestigioso Pistoia Blues Festival e al Giffoni Film Festival per poi debuttare in settembre al Blue Note Milano dove presenta il suo primo omonimo ep digitale contenente 4 brani con il quale giunge alla vetta della classifica di iTunes.

Nel frattempo con il brano “Reality and Fantasy” nel remix di Gilles Peterson, entrato anche a far parte delle compilation Nova Tunes 2.2 e Hotel Costes ai vertici delle classifiche di vendita digitali in tutto il mondo, Raphael Gualazzi conquista l’air play di alcuni dei più prestigiosi network francesi e il primo dicembre debutta al Sun Side Club di Parigi, tempio della musica jazz, dove presenta il suo repertorio ai media europei.

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