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Paolo Recchia Trio

Paolo Recchia Trio

, Roma, 2 marzo 2011
Paolo Recchia Trio

Il per essere godibile e di buon livello deve avere, tra le sue caratteristiche fondamentali, quella del bilanciamento tra i suoni, tra i volumi, e soprattutto tra i musicisti che compongano un ensemble, sia esso piccolo o numericamente di rilievo. Questo perche’ nell’ aspetto improvvisativo e’ sempre inscritta l’ insidia dell’espandersi di uno ai danni dell’ altro, o dell’ esagerato implementarsi dei volumi, che costringe tutti ad adeguarvisi per emergere; o ancora l’ insidia del prolificare di note che non sempre mantengono un senso musicalmente congruo al contesto o anche solo intellegibile, quindi “espressivo”.
All’ Alexanderplatz l’ altra sera il trio di Paolo Recchia ha garantito un jazz di ottimo livello in cui i tre artisti (Recchia sax tenore, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria) hanno dimostrato come si possa essere gradevoli, bilanciati, ma anche piacevolmente “pieni” dal punto di vista sonoro pur non avendo l’ apporto di un pianoforte o di una tastiera.

Come hanno ottenuto tale risultato? Sicuramente per arrivare a questo bisogna amare la musica e non, narcisisticamente, la propria bravura, come spesso ho sottolineato quando parlo di jazz dal vivo: piu’ facile a dirsi che a farsi, per ovvi motivi, in questo caso e’ accaduto, ad esempio, che nelle ballads (Body and Soul, I love you Porgy, per citarne due) , il contrabbasso di Ciancaglini ha lasciato spazio al timbro pieno del sax di Recchia sottolineando l’ indispensabile, cioe’ i cambi armonici e le cellule ritmiche fondamentali al fine della comprensione del pezzo, proprio in virtu’ della mancanza degli accordi che solitamente il pianoforte garantisce; ed Angelucci dal canto suo ha saputo arricchire con suoni morbidi eppure, attenzione, udibilissimi, l’ atmosfera soft dei brani in questione. Cosi’ come in standards swinganti (vedi Tenor Madness, ad esempio, ma anche Joyspring) Recchia, Ciancaglini ed Angelucci hanno saputo rendere tutta l’ energia che serviva, ancora una volta bilanciandosi ed ascoltandosi: il contrabbasso ha riempito la sonorita’ complessiva con grappoli di note importanti sia ritmicamente che armonicamente, in mancanza di accordi; la batteria ha intensificato i volumi ed i battiti e si e’ presa tutta la liberta’ creativa di variare moltissimo proprio li’ dove sax e contrabbasso si fermavano in efficaci ostinati. Un bilanciamento dunque, come si diceva, che non e’ stato solo relativo a volumi e dinamiche, ma anche teso uno “spessore sonoro” sempre efficace, se cosi’ si puo’ dire, curato con dedizione molto musicale e, quindi, di grande buon gusto ma anche di notevole intensita’. I soli hanno svelato la bravura di ognuno dei componenti del trio. Non ultima e’ da sottolineare la volonta’ da parte di Recchia di esporre il tema iniziale dei brani eseguiti con grande chiarezza. Il che, anche se potrebbe essere solo una questione di gusti, e’ sempre una selta positiva: e’ bello donare a chi ascolta la piacevole sicurezza di sentirsi a proprio agio all’ inizio di un piccolo viaggio, quasi presi per mano e confortati, per poi in questo modo potersi godere tutte le improvvisazioni del mondo: si sa dove si sta, il che e’ ancora piu’ importante se il trio non si avvale dei (rassicuranti) accordi di una chitarra o di un pianoforte.

Segnaliamo che il nuovo disco di Paolo Recchia Trio, Ari’s Desire, con la partecipazione di A. Sipiagin uscirà ad aprile per la VIAVENETOJAZZ distr, EMI MUSIC, di cui questo e’ stata una piacevole anticipazione, e che vedra’ Paolo Recchia al sax, Nicola Muresu al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria.

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