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E’ un rigenerante tuffo nel passato quello che ci propone l’ “American Jazz Classics”, una collana distribuita in Italia dalla Egea. Questa volta vi propongo tre album di indubbia importanza anche storica.


Charlie Parker and Miles Davis – “Blue Bird”

Charlie Parker and Miles Davis – “Blue Bird”

Charlie Parker and Miles Davis – “Blue Bird” – A 99033

Sarebbe molto facile presentare questo album: basterebbe dire che raccoglie alcune delle pietre miliari del jazz moderno incise da Parker e Davis tra il 1945 e il 1948. Ferma restando la giustezza di tale affermazione, è forse opportuno aggiungere qualche parola magari a vantaggio di chi al jazz si è avvicinato da poco. Ebbene, a metà degli anni quaranta si afferma definitivamente un nuovo linguaggio che soppianta lo swing e si afferma come basamento di tutto l’edificio che il jazz sarà capace di costruire negli anni a venire. Questo stile si chiamerà be-bop e il suo principale – ma non unico – protagonista sarà Charlie Parker. In queste storiche incisioni , meglio note come “Savoy Sessions”, Parker traccia una sorta di manifesto del nuovo linguaggio coadiuvato da musicisti tutti di straordinario livello quali, oltre a Miles Davis, i pianisti, John Lewis, Bud Powell, Duke Jordan i contrabbassisti Curley Russell ,Nelson Boyd, Tommy Potter, il batterista Max Roach.

In particolare nella prima session del 26 novembre 1945 il pianoforte è suonato eccezionalmente da ; tratti proprio da questa seduta ritroviamo nel CD ben tre brani , “Billie’s bounce”, “Now’s the time” e “Meandering” costruito su “Embraceable you” firmati i primi due da Parker e il terzo da Davis. Quasi inutile dire che la critica fu molto severa nei confronti di queste incisioni e sarebbero trascorsi molti anni prima che ci si rendesse conto del fatto che si era dinnanzi a veri e propri capolavori. Così come nella storia del jazz sarebbero rimasti tutti gli altri splendidi brani contenuti nel CD, da “Cheryl” a “Buzzy”, da “Milestones” a “Barbados”, da “Constellation” a “Parker’s mood”… per una straordinaria cavalcata attraverso gli esempi più fulgidi del bop.

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Gerry Mulligan – Chet Baker – “Complete recordings”

Gerry Mulligan – Chet Baker – “Complete recordings”

Gerry Mulligan – Chet Baker – “Complete recordings”  (2 CD) A 99031

In questo secondo album troviamo il celeberrimo “piano less quartet” di Gerry Mulligan e Chet Baker; siamo nel 1952 e Mulligan, giunto a Los Angeles da New York, è alla ricerca di musicisti per un nuovo gruppo. Così, poche settimane dopo, all’Haig, un piccolo jazz club proprio di fronte all’Hotel Ambassador, debutta un quartetto con Mulligan al sax baritono, Chet Baker alla tromba, Chico Hamilton alla batteria e Bob Whitlock al . Si tratta di quello che nella storia del jazz sarà conosciuto come il “piano less quartet”, vale a dire un combo senza piano, assoluta novità per quel tempo. In effetti la scelta è assai rischiosa: rinunciare al pianoforte significa da un canto lasciare al maggiore libertà armonica dovendo sostituire il piano in quello specifico compito, dall’altro offrire maggiori spazi ai flussi improvvisativi dei due fiati.

La sfida è vinta alla grande grazie all’eccezionale maestria dei quattro e alle capacità di arrangiatore dello stesso Mulligan. Nei mesi successivi l’organico cambia dal momento che prima Carson Smith sostituisce Bob Whitlock e quindi  Larry Bunker prende il posto di Hamilton. Ma la cifra stilistica del gruppo rimane invariata come si evince dall’ascolto di queste quasi tre ore di musica che presentano le 50 “master takes” registrate nel ’52-’53. Abbiamo quindi l’occasione di ascoltare alcuni veri e propri capolavori del quartetto come “Bernie’s tune”, “Line for lyons”, “My funny Valentine”, “Moonlight in Vermoont”, “Poinciana”, “Makin’ Whoopee”, “My old flame”, “All the things you are”, “Jeru”.

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Abbey Lincoln – “Abbey Lincoln’s Affair”

Abbey Lincoln – “Abbey Lincoln’s Affair”

Abbey Lincoln – “Abbey Lincoln’s Affair” – A 99036

Questo album coglie la splendida vocalist Abbey Lincoln nelle sue prime incisioni del ’56 con un’ottima orchestra condotta da Benny Carter e con arrangiamenti firmati, oltre che dallo stesso Carter, da Marty Paich e Jack Montrose.

In effetti l’album contiene per intero l’omonimo album inciso per la Liberty (LRP 3025) con l’aggiunta di alcuni singoli registrati per la stessa etichetta e di due brani incisi dal vivo durante lo show televisivo del ’58 “Stars of jazz” condotto da Bobby Troup, mai pubblicati su cd.; in questi ultimi pezzi Abbey è accompagnata dal classico trio pianoforte, contrabbasso e batteria senza però che i discografici abbiano saputo identificare con certezza i nomi dei tre musicisti.

Ciò premesso, si ha qui la possibilità di ammirare una Lincoln agli inizi della carriera chiaramente influenzata da Billie Holiday e quindi ancora lontana dai fasti di “We Insist! Freedom now suite”; eppure la vocalist è già in grado di evidenziare un potenziale di tutto rispetto. Il suo canto, perfettamente intonato , con grande attenzione alla dinamica e alla dizione (bello il peso dato ad ogni singola parola), appare in condizione di pienamente padroneggiare un repertorio non facile comprendente alcune vere e proprie perle esecutive come “Love walked in”, “No more” e “Warm valley”. In effetti le interpretazioni di Abbey sono dei veri e propri racconti in musica, narrazioni straordinarie porte con gusto, senso della misura, con una bellezza di linea melodica quasi classica. Il tutto senza abdicare ad una vitalità, un senso ritmico che è sempre lì, quasi sotterraneo ma sempre ben presente a marcare la valenza di un’interpretazione.

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