Il concerto alla Centrale Montemartini di Roma

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Ancora un concerto di eccellenza alla Centrale Montemartini  nell’ambito della Rassegna “Blue Note 2011”: sabato 14 maggio, in occasione della “Notte dei musei”, tre splendidi set  con la Maria Pia De Vito e il cantante e chitarrista brasiliano Guinga.

Gran folla e all’inizio una certa sorpresa tra gli ascoltatori; in effetti la musica proposta dal poteva apparire ad orecchie non troppo abituate piuttosto straniante: si ascoltavano brani di impronta brasiliana ma con parole napoletane, come se i due musicisti procedessero con un piede nella tradizione partenopea e con l’altro nel più tipico melos carioca.

Ed in effetti le cose andavano proprio così; Maria Pia e Guinga erano responsabili di un’operazione tanto ardita quanto perfettamente riuscita: eseguire le composizioni di Guinga ma con i testi tradotti e riadattati in napoletano. Insomma coniugare Napoli e Rio, un’operazione folle, almeno sulla carta, e che invece trova una sua precisa ragion d’essere nella personalità dei due musicisti.

Guinga è attualmente uno dei più fulgidi esponenti della nuova musica brasiliana e nella sua formazione un ruolo di primissimo piano è rivestito proprio dalle melodie italiane; nel corso di una lunghissima intervista (che non ho ancora avuto il coraggio di sbobinare) l’artista brasiliano mi ha infatti confessato che quando era piccolo ascoltava molta musica italiana, classica – napoletana, attraverso i dischi che il padre e gli altri parenti portavano a casa. Questo sound, queste atmosfere sono entrati nella sua anima ed oggi costituiscono parte integrante della sua arte così straordinariamente geniale e visionaria da fargli meritare la stima incondizionata di “colleghi” quali Chico Buarque ed Hermeto Pascoal.

Guinga

Guinga

Dal canto suo Maria Pia De Vito è oggi una delle più affermate vocalist a livello quanto meno europeo e il successo e l’è meritato tutto dal momento che da quando si è affacciata timidamente sul mondo del jazz non ha smesso un momento di studiare, cercare, sperimentare , alla ricerca sempre di nuove possibilità espressive. E’ inutile in questa sede elencare le tantissime e diverse iniziative che l’hanno vista eccellente protagonista: in questa sede basti sottolineare come una delle componenti più importanti della sua cifra stilistica sia data proprio dall’incontro tra generi musicali diversi.

Partendo da queste premesse era logico che dall’incontro scaturisse un unicum di straordinaria valenza:  ascoltare Maria Pia e Guinga è stato come intraprendere un viaggio in un mondo allo stesso tempo conosciuto e misterioso, un mondo in cui le invenzioni melodiche  del brasiliano venivano come rivestite di quei colori tipici della cultura partenopea senza tuttavia perdere alcunché dell’originaria valenza. Insomma un modo di esprimersi assolutamente originale a dimostrazione- se pur ce ne fosse bisogno – di come la   musica, quella buona, non conosca barriere di genere, tempo o di luogo.

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