Intervista al batterista Enzo Zirilli

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Enzo Zirilli (foto Daniela Crevena)

Enzo Zirilli (foto Daniela Crevena)

Sabato 21 maggio a Torino si conclude la seconda edizione della rassegna “Radio Londra” organizzato dal batterista Enzo Zirilli, con la “complicità” di Davide Valfre’ e Paolo Lucà, che hanno offerto due spazi importanti per il Jazz a Torino, Folk Club e Maison Musique.  Zirilli vive a Londra e approfittando dei contatti che ha nella sua città di adozione, dove suona regolarmente con moltissimi artisti, ha dato la possibilità a noi qui in Italia di ascoltare musica che solitamente è fuori dal circuito “fisiologico” del Jazz.

-Dunque Enzo, anche questa edizione di Radio Londra sta per concludersi, con un artista straordinario  direttamente dalla capitale britannica: TERRY PACK .  Dicci qualcosa di lui!

“Terry Pack è un bassista inglese che ha vissuto molti anni in Italia e che può vantare collaborazioni illustri con Brian May dei Queen e Steve Hackett dei Genesis; l’ho conosciuto attraverso la cantante Barbara Raimondi, con la quale ha lungamente collaborato. Lo scorso anno mi ha chiamato per registrare il suo secondo album da solista e mi è piaciuta molto la sua musica e ciò che è scaturito dall’incontro con Mark Edwards, pianista di straordinaria sensibilità. Terry è un bassista nel vero senso della parola, ne’ virtuosismi gratuiti ne’ ego, un unico fine, la bella musica: ecco perché ho deciso di invitarlo a Radio Londra.

 

-In questo anno hai fatto conoscere in Italia, con i organizzati a Torino per Radio Londra, musicisti che qui non ascoltiamo spesso, o addirittura non ascoltiamo per nulla.  Penso allo splendido concerto al Folk Club  con il sassofonista Negel Hitchcok  (che ha suonato con te, Dado Moroni e Marco Panascia), a cui ero presente e di cui abbiamo dato cronaca qui in “A proposito di jazz”, ma anche a Liane Carrol e a tutti gli altri.  Sei in grado di fare un bilancio di questa tua esperienza?

“Direi che il bilancio delle prime due edizioni è assolutamente positivo. Sono stati coinvolti musicisti straordinari provenienti da tutte le parti del mondo:  Chico Chagas(Brasile), Femi Temowo(Nigeria), Brandon Allen e Grant Windsor(Australia), Jim Mullen, Kit Downes, Quentin Collins, Ross Stanley, Tim Lapthorn, Nigel Hitchcock, Cleveland Watkiss, Johnatan Gee, Tim Thornton, Frank Harrison, Liane Carroll, Roger Carey, Geoff Gascoyne, Chris Allard, Jim Hart, Ivo Neame, Mark Edwards(UK), Gilad Atzmon, Yaron Stavy(Israele). L’Italia è stata rappresentata magnificamente da Dado Moroni, Marco Panascia, Riccardo Fioravanti, Aldo Mella, Barbara Raimondi, Massimo Baldioli, Ivan Bert, Luca Boscagin.
Si è creato un pubblico di affezionati, non soltanto jazzofili (ho cercato di dare voce a tutti gli aspetti della musica creativa contemporanea) che ormai ci seguono con passione e regolarità, ma anche di  molti giovani che si avvicinano con entusiasmo; questa è  sicuramente la gratificazione piu’ grande per un musicista”.

 

-Secondo te qualcosa si sta muovendo qui in Italia o la musica (in senso letterale) è sempre la stessa? Che poi è il motivo per cui tu ti sei trasferito a Londra…..

“In Italia ci sono moltissimi musicisti fantastici, che cercano, creano e hanno da dire qualcosa; purtroppo molto raramente hanno l’opportunità di farlo. Sono gli addetti ai lavori che non si muovono, non ascoltano, non cambiano,…in tutti i sensi (non cambiano come attitudine e non cambiano musicisti nei loro cartelloni… ). Trovo imperi la politica del mercato (o meglio del supermercato..), ma è una storia vecchia:  se hai un buon ufficio stampa o se sei un buon ufficio stampa di te stesso la gente compra il tuo “prodotto” se no, no. Sono davvero pochissimi gli addetti ai lavori che cercano di dare voce ad artisti giovani e in più ci sono grandi musicisti italiani che io non vedo quasi mai nei cartelloni dei nostri festival… potrei definirla “dittatura culturale ?..”

 

-Mi dicevi in altra occasione che a Londra accade una cosa che in Italia è a dir poco rara: i musicisti sono soliti andare ad ascoltare i propri colleghi dal vivo.  Mi confermi questo stato di cose che ci differenzia cosi’ tanto dai club oltremanica?

“L’Italia è un Paese troppo individualista per sperare di riscontrare la stessa attitudine che trovi a New York o Londra, dove i musicisti sono più “famelici”, curiosi, si ascoltano, si cercano, si trovano nelle case a suonare anche se non hanno concerti da fare insieme: in Italia fare una prova a prescindere da un concerto, solo per il piacere di scambiarsi informazioni ed esperienze, è quasi impossibile,. Non è un caso che poi il livello all’ estero sia così alto. Come ha detto una volta un mio amico grande sassofonista: “A New York, mentre cammini, ti cade in testa un sassofonista più bravo di te…”. Noi abbiamo grandi artisti ma credo ci manchi un pò di umiltà e senso del collettivo. Ho spesso la sensazione che da noi andare ad ascoltare un altro musicista venga visto da molti come un segno di debolezza…incredibile…”.

 

-E’ cosi’ che hai incontrato Jack De Johnette, o mi sbaglio?

“L’ incontro con Jack De Johnette fu una sorpresa; andai ad un suo concerto ed alloggiavo nell’Hotel dove si sarebbe svolto il concerto; scoperto che nel suo al piano c’era un musicista con cui avevo suonato tempo prima, organizzammo una jam in duo nella hall (io suonai le percussioni che avevo con me). All’ improvviso spuntò De Johnette che venne a complimentarsi con me, e mi chiese notizie dello strumento che suonavo (il cajon).  Poi, a bruciapelo mi chiese ” Vuoi suonare con noi domani al concerto ?…”  Puoi immaginare come mi sia sentito… Insomma, il giorno dopo davanti a 2.000 persone Mr. De Johnette, uno dei miei miti, mi invitò sul palco per suonare con lui ed il suo . Successe 8 anni fa, ma quell’energia, immutata nel tempo, mi ha accompagnato fino ad ora e lo farà ancora per molto tempo.  Credo questo valga più di tutte le migliori recensioni, copertine su riviste o premi vari io possa ricevere”.

 

-Ci sarà Radio Londra l’ anno prossimo? E possiamo sperare di vederti arrivare anche un po‘ più a sud?

“Spero davvero ci sia la terza edizione di Radio Londra, ma non dipende solo da me … Io avrei già pronta la lista dei prossimi ospiti ! Per quanto riguarda i concerti a Roma, volentieri !…se mi dai una mano a fare una puntata di Radio Londra nella Capitale!!..”.

 

-Caro Enzo magari avessimo questo potere!!!!! Lo prendiamo come un augurio, e a te in bocca al lupo!

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