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Pablo Bobrowichy – “Southern blue”

Pablo Bobrowichy – “Southern blue”

Pablo Bobrowichy – “Southern blue” – Red Records 123320
Oggi ci sono poche case discografiche che riescono a mantenere un proprio “stile” una propria caratura stilistica per cui ascoltando un disco puoi dire: “questo è dell’etichetta X piuttosto che della casa Y”. Ecco la Red Records appartiene a questa categoria: grazie alla sapiente e coerente opera di Sergio Veschi, la casa milanese continua a proporci un di assoluta qualità continuando ad insistere su un insieme di artisti che altrimenti troverebbero ben poche possibilità di esprimersi con la stessa compiutezza. Emblematico il caso del chitarrista argentino che ha già registrato almeno altri tre album per la Red Records e che ora si ripresenta alla testa di un trio con Ben Street al e Pepi Taveira alla batteria, musicisti con i quali aveva già suonato nel lontano 1994 senza essere riuscito, finora, ad incidere alcunché. L’album è ancora una volta eccellente a conferma delle grandi doti di questo chitarrista argentino che si dichiara orgoglioso di far parte del catalogo della Red Records (“Un’ etichetta che affiancando a colossi della storia del jazz, musicisti poco famosi, non smette d’incrementare il proprio peso culturale”). Assiduo frequentatore da sempre – in particolare da quando suonava con Norberto Minichillo – della musica popolare, in questo CD Pablo dimostra di conoscere appieno i complessi ritmi sudamericani; si passa così, per fare qualche esempio, dal bolero cubano di “Eclipse de luna” uno splendido brano di Margarita Lecuona al ¾ brasiliano di “Luiza” scritto da Tom Jobim… e via di questo passo in una galleria di suggestioni sudamericane cui si affiancano due originals di Pablo, il celebre “Barbados” di Charlie Parker (basato, spiega lo stesso chitarrista, su un pattern ritmico caratteristico della murga ,forma teatrale e musicale uruguaya), l’altrettanto celebre “Rhytm a Ning” di Monk, “Idle mopments” di Duke Pearson e ben tre compsiziuoni di Ellington (“Cotton tail”, “I’m beginning to see the light” e “C Jam Blues”). Insomma un repertorio assai variegato che il chitarrista riesce a ricondurre ad unità grazie soprattutto al sound così caratteristico prodotto da una Gibson ES175 del 1965 che Bobrowichy utilizzava quando studiava a New York con Jim Hall.

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