Il giovedì 26 gennaio all’Auditorium di Roma

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Joey De Francesco (foto Daniela Crevena)

Joey De Francesco (foto Daniela Crevena)

Un allegro, profondo, incredibilmente vitale Joey De Francesco è salito sul palco della Sala Petrassi all’Auditorium Parco della Musica, regalando  un’ ora abbondante di prodigi all’ Organo Hammond per il suo concerto in solo. Un’ ora tutt’ altro che monotona o noiosa: De Francesco è un virtuoso, ma la sua miracolosa tecnica la utilizza non per stupire dal punto di vista acrobatico ma per stupire dal punto di vista puramente musicale.

Swingante, fantasioso, divertente intrattenitore – più ironico e sornione che furbamente ammiccante-  De Francesco ha prima di tutto suonato brani molto azzeccati dal punto di vista della vivacità espressiva, sia che essi fossero che  pezzi originali.  Ma ciò che veramente ha stupito chi vi scrive è stato l’utilizzo al massimo delle potenzialità di uno strumento “riassuntivo” come l’organo, suonato  secondo arrangiamenti da “Big Band”.  Le due mani sono andate sui tasti simulando sezioni di fiati, poderosi “Walkin’ Bass” a reggere complicate strutture “domanda – risposta” tra sezioni, parti obbligati e improvvisazioni di tromba; persino il classico “click” dello scattare dei tasti, tipico dell’Hammond, è sembrato avere un suo perché e non essere per niente casuale, fornendo preziosi “battiti” di un’ipotetica “ritmica”‘- apparentemente assenti e dunque incompatibili  con un suono così “placido” come quello dell’organo elettrico.

Arrangiamenti complessi ma un suono “astratto” hanno dato il via ad un gioco di contrasti a dir poco affascinante:  in   “Blues in three”, ad esempio, con una bellissima intro in stile chitarristico, in ¾ ma con un fraseggio sapiente da farlo swingare come se fosse  un tempo pari.  O “Fly me to the Moon”, un classico richiesto dal pubblico, completo di cardiotonici “Stop Times”,  classico rivisitato e dunque per nulla scontato.  Tanto è lo di questo prodigioso musicista che si è assistito a un evento rarissimo: il pubblico che ha battuto le mani senza perdere il tempo (in levare) per tutta, dicasi tutta la durata del brano… o era un pubblico tutto di esperti, o De Francesco ha un “potere musicale” carismatico sul pubblico (il che appare più probabile).

Uno spettacolo incredibilmente bello e musicalmente di altissimo livello, tenendo conto oltretutto che sono davvero pochi  i virtuosi di questo strumento difficile che possano reggere quasi un’ora e mezzo di palco da soli entusiasmando il pubblico come è accaduto all’Auditorium.  Vi consigliamo caldamente di andarlo ad ascoltare quando, si spera presto, ricapiterà in Italia.  Grande, grande Jazz!

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