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George Shearing

George Shearing

Sono diventato baronetto – ha scritto il pianista inglese George Shearing nella sua autobiografia – facendo ciò che più amo. Quanta strada da quando suonavo nei pub per cinque dollari la settimana. Vorrei servisse ai giovani per vedere che cosa si può raggiungere nella vita imparando bene il proprio mestiere e seguendo i propri sogni“. C’è un’idea di futuro, quasi il bisogno di passare con slancio il testimone ad altre generazioni nelle parole tratte da Lullaby of Birdland, autobiografia realizzata nel 2004 con il critico e storico inglese Alyn Shipton (edita nel 2008 in Italia, excelsior 1881, con il titolo Il tocco di Sir George).

Il 14 febbraio 2012 sarà un anno esatto dalla morte del pianista, compositore e cantante londinese, nato cieco e scomparso a novantuno anni a New York il 14/1/2011, per un attacco di cuore.

Formatosi in Inghilterra sullo stile , a diciott’anni fu scoperto dal critico e produttore Leonard Feather ed il suo primo 78 giri fu pubblicato nel 1939 dalla Decca. Di dischi George Shearing ne avrebbe incisi a iosa: solo il suo quintetto americano registrò un centinaio di pezzi per la MGM ed una ventina per la Capitol (1949-’61). Autore di brani indimenticabili – come Lullaby of Birdland – Shearing trasferitosi negli Usa trovò il suo ruolo nel mondo del bop come nell’ambiente californiano. Inizialmente fisarmonicista, poi pianista di formazione classica, il suo modo di usare le armonie sedusse Bill Evans mentre l’uso di accordi a blocchi lo rese celebre.

Raffinato accompagnatore di (Carmen McRae, Marian McPartland e Mel Tormé) si manterrà attivo sulla scena per tutti gli anni ’90, come attesta il recital alla Carnegie Hall per l’80° compleanno in compagnia di Tito Puente, Nancy Wilson, John Pizzarelli e Dave Brubeck.

George Shearing si dimostra, quindi, personaggio da riscoprire e riascoltare al di là delle mode, esponente di spicco di un jazz a suo modo “europeo” che seppe affermarsi negli Usa.

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