Il di lunedì 5 marzo all’Auditorium di Roma

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Enrico Pieranunzi

Enrico Pieranunzi

Travolgenti, energici, coinvolgenti e comunicativi: Enrico Pieranunzi, Scott Colley, Antonio Sanchez hanno fatto grande musica durante un concerto che non era costruito certo per accalappiare, ammiccando musicalmente, facili consensi. L’ occasione era la presentazione del nuovo cd, uscito per Cam Jazz, “Permutation”. Un’ ora e mezza di musica tesa, dritta, perfetta, senza sbavature, eppure allo stesso tempo intensa, sentita, espressiva. Pieranunzi, Colley e Sanchez hanno in comune una tecnica ed una sicurezza come strumentisti direttamente proporzionali alla capacità di arrivare al pubblico senza mediazioni, in maniera emozionale e non cerebrale, anche quando il linguaggio non è facile.

E la musica è stata tanta e molto variegata. Il fil rouge è stato proprio la capacità di essere, se così si può dire, musicalmente “estroversi”. E’ accaduto qualcosa di simile a ciò che succede quando ci si trova davanti ad un quadro impressionista, composto da miriadi di piccole spennellate accostate ad arte in modo che ne esca fuori un’ immagine emotiva efficace e cristallina. Chi lunedì sera ha ascoltato “Permutation” ha percepito il prodotto finale della notevole maestria nell’ intrecciare suoni complessi ma resi percepibili emotivamente, dunque fruibili.

Enrico Pieranunzi (foto Daniela Crevena)

Enrico Pieranunzi (foto Daniela Crevena)

L’ ostinato di “Permutation”, ad esempio, fa da struttura ad una serie infinita di spunti dissonanti, di suggestioni , in una parola di soluzioni complesse eppure efficaci . Merito anche della struttura esecutiva, partita dal minimo spessore del solo ostinato, arricchita man mano dalle magie della batteria di Sanchez, (davvero incredibile per fantasia, morbidezza e quantità di idee messe a disposizione in quei pochi minuti di cui è fatto un brano), e dalla progressiva ricchezza ritmica e armonica voluta da Pieranunzi….per poi rassottigliarsi e tornare all’ ostinato. Un flusso di suoni che si è percepito come un ‘ onda travolgente e beneficamente energica. Nei brani più introspettivi, le ballad, hanno prevalso, come è giusto che sia, la morbidezza, la dolcezza: ma senza che nulla sia scontato. “Every smile of yours” è costruita da Pieranunzi con accordi ed armonie inusuali, e certo lo splendido assolo di Colley contribuisce al renderne l’ atmosfera quasi irripetibile. Tutto è attentamente costruito, ma l’ attenzione è in gran parte istintiva, proviene dallo studio dei particolari ma soprattutto dal gusto nel bilanciare i suoni in maniera estemporanea. Ascoltando con l’ attenzione dovuta ci si rende conto ad esempio che i battiti secchi e ad alto volume di Sanchez si inseriscono ad arte nelle pause e i silenzi di Pieranunzi. Che il instancabilmente trova soluzioni ritmico armoniche sempre nuove ed è in continuo osmotico scambio con il pianoforte e la batteria.

Enrico Pieranunzi (foto Daniela Crevena)

Enrico Pieranunzi (foto Daniela Crevena)

Questa grande ricchezza creativa dà luogo a sonorità affascinanti e variegate, sempre intense: l’ atmosfera può essere rarefatta, come nello schiudersi di “Distance frome departure”: ma è durante questa stessa ballad che si capisce bene quale sia la differenza tra “volume” ed “intensità” del suono: non si urla, in una ballad, neanche quando si entra nel culmine dell’ improvvisazione. Si rende piuttosto il suono più denso…. Con accordi più pieni di note, magari, insistendo a riempire gli spazi, cambiando il tocco ma mai pestando. Si può passare dalle spazzole alle bacchette rimanendo morbidamente sognanti… se si vuol fare musica, si riesce a fare questo.

Così tra momenti di scosse adrenaliniche e momenti di cullanti lirismi è trascorsa un’ ora e mezza di Jazz. Pieranunzi, Colley e Sanchez sono tre artisti dalla personalità così spiccata che si sono potuti permettere di rimanere se stessi pur senza egemonizzarsi l’ uno con l’ altro… da questi incontri nasce, è oramai chiaro, la musica più bella.

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