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Gianni Insalata – “Work in progress”

Gianni Insalata – “Work in progress”

Gianni Insalata – “Work in progress” – Dodicilune 294
Questo è a tutti gli effetti il primo disco firmato come leader dal batterista Gianni Insalata che si presenta alla testa del suo abituale quartetto con Antonio Tosques alla chitarra, Danilo Gallo al e Marco Pacassoni al . In realtà già nel 2006 era uscito un album per la Philology in cui Gianni Insalata era il leader a tutti gli effetti solo che l’album portava il nome del gruppo “Fòvea project”. “Work in progress” nasce purtroppo in un momento particolarmente difficile per Insalata, la morte della madre: colpito da questo lutto il batterista decide di dedicarle un album e così nel maggio del 2011, in sole sette otto ore, viene completato l’album, grazie sia allo stato di particolare grazia di tutti i musicisti sia al fatto che gli stessi si conoscono piuttosto bene: Insalata, Tosques e Gallo si frequentano praticamente da sempre essendo tutti e tre cresciuti umanamente e musicalmente in quel di Foggia; l’amicizia tra Gianni e Pacassoni data, invece, solo da pochi anni comunque sufficienti ad instaurare un ottimo rapporto. E questa felice intesa si percepisce immediatamente. Appena la musica comincia a scorrere facile, fluida nella sua apparente semplicità, senti che i quattro sono completamente a loro agio, che stanno vivendo in un’atmosfera di totale rilassatezza pur nella consapevolezza di “fare musica”. Musica tutta originale, composta in massima parte da Gianni Insalata, cui si affiancano due pezzi di Tosques, uno cadauno per Gallo e Pacassoni e un brano, “Drilling industry” nato in studio, da una libera improvvisazione dei quattro. E la scaletta trova una sua precisa logica nel titolo dell’album, a significare che la vita, così come la musica è un “Work in progress” che non ammette lunghe soste. Così l’album si apre con “Lucia” in cui il batterista trasfonde il suo dolore per la morte della madre cui si accennava in precedenza, dolore che man mano si trasforma in consapevolezza pur nell’inevitabile dolce malinconia di fondo che pervade tutto l’album. Dal punto di vista squisitamente musicale, il disco si fa apprezzare per il bel sound determinato dall’incontro di chitarra e che si esprimono, entrambi, con grande delicatezza quasi timorosi di rubarsi reciprocamente spazio, mentre Insalata e Gallo disegnano un tappeto ritmico – melodico di affascinante fattura.

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