Grandi nomi al “Black Festival”

Rita Marcotulli

Rita Marcotulli

Rita Marcotulli, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, George Benson, l’Orchestra Italiana di Renzo Arbore: questi i nomi presenti nel cartellone del “Narni Black Festival” la cui XIV Edizione è stata presentata alla stampa sabato 23 giugno.
Come ha giustamente evidenziato nel suo indirizzo di saluto il patron della Manifestazione, Paolo Pegoraro, è già un successo essere riusciti a toccare quota 14 nonostante la crisi sempre più pesante; eppure gli organizzatori non si accontentano e mirano ad obiettivi sempre più ambiziosi: far divenire il “Black Festival” uno dei principali appuntamenti di riferimento per l’Umbria “per sviluppare un importante flusso turistico..per promuovere la nostra conca ternana alle migliaia di persone che verranno non solo per la buona musica ma anche per approfittare di tutte le nostre eccellenti possibilità di soggiorno”.

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Il trio di Lanfranco Malaguti alle prese con il jazz californiano

Lanfranco Malaguti

Lanfranco Malaguti

Finalmente! E’ davvero il caso di dirlo a proposito del concerto che il 25 maggio il Trio di Lanfranco Malaguti ha tenuto alla Casa del Jazz di Roma. In effetti, non si capisce bene perché, ma vi sono alcuni musicisti che, nonostante il loro acclarato valore, a Roma suonano molto raramente. A questa categoria appartiene Lanfranco Malaguti, da tempo uno dei miei chitarristi preferiti a livello internazionale che non a caso lo scorso anno ha vinto il “Top Jazz” per la sua categoria. Lanfranco è musicista assolutamente straordinario: dotato di una tecnica superlativa , sempre e comunque al servizio dell’espressività, mai si è fermato sui traguardi raggiunti cercando sempre nuove strade tanto che se si ascolta con attenzione la sua discografia si avverte, immediatamente, quest’ansia di ricerca, questa necessità di trovare nuove soluzioni.
Malaguti si è presentato a Roma con un trio che, sebbene composto nel 2001, non aveva ancora avuto l’opportunità di suonare nella Capitale; la formazione, completata da Piero Leveratto, contrabbasso e Gianmarco Lanza batteria, si muove su terreni non proprio abituali per Malaguti, percorrendo strade ben note riconducibili, in qualche modo, al Jazz Californiano. Non a caso la performance è stata introdotta da una breve allocuzione di Antonio Lanza dal titolo “Il Jazz Californiano: istruzioni per l’uso”

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Misurarsi con nuove esperienze è sempre stimolante

Ada Montellanico (Foto Elena Somaré)

Ada Montellanico (Foto Elena Somaré)

Ada Montellanico è artista di punta del panorama jazzistico nazionale: tra le prime vocalist ad adoperare la lingua italiana per cantare jazz, adesso tenta un’ altra strada: abbandonare la veste di solo vocalist per andare più a fondo nella musica, elaborando un progetto non banale, scegliendo la strumentazione più adatta (presenza contemporanea di clarinetto basso, basso tuba e trombone) e collaborando in prima persona agli arrangiamenti. Da queste premesse nasce l’ultimo suo album, “Suono di donna”, per la Incipit Records, un concept album in cui la cantante interpreta brani scritti esclusivamente da donne: Joni Mitchell, Carmen Consoli, Ani DiFranco, Carla Bley, Maria Schneider, Bjork, Abbey Lincoln e Carol King con l’aggiunta di due originals scritti dalla stessa Ada, uno da sola l’altro in collaborazione con Giovanni Falzone che ha curato gli arrangiamenti dell’intero album. Ma come valuta la stessa Montellanico questa sua nuova esperienza? E’ soddisfatta dei risultati raggiunti? Su questa base si potrà costruire ancora qualcosa di nuovo? Queste le tematiche su cui l’abbiamo intervistata e queste, di seguito, le sue risposte.

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Il trio di Jure Tori davvero una bella scoperta

Jure Tori

Jure Tori

“Paese che vai musica che trovi”, si potrebbe dire parafrasando un vecchio detto; venendo all’attualità abbiamo, quasi casualmente, conosciuto un trio che vale la pena segnalare alla vostra attenzione.
Ma facciamo un po’ d’ordine altrimenti si capisce poco o nulla.
A Pineto, un piccolo centro in provincia di Teramo, si svolge un’intensa attività legata alla fisarmonica grazie all’intraprendenza e allo spirito di iniziativa di Renzo Ruggieri, uno dei più grandi fisarmonicisti a livello internazionale, una tantum ben coadiuvato dalle autorità locali. Ogni anno viene organizzato un Festival Jazz dedicato alla fisarmonica (www.pinetoaccordionjazzfestival.com) che questa volta avrà luogo dal 12 al 14 luglio. Ma tale manifestazione ha oramai creato una sorta di indotto musicale. Così, nei mesi che precedono il Festival, si svolge l’Accordion Art Festival una vera e propria manifestazione contenitore, giunta quest’anno alla sesta edizione. Nel weekend del 16 e 17 giugno si sono susseguite iniziative diverse, concentrate in buona parte sul mondo della fisarmonica, ma aperte anche alle espressioni di altri strumenti.
In primo luogo l’ “Italia Award”, concorso per musicisti, suddivisi per strumento e genere. Quindi ci sono: fisarmonica, pianoforte, chitarra, fisarmonica diatonica e altre categorie generiche. I musicisti sono ulteriormente divisi per età e per genere musicale. E questa è l’attività qualitativamente più corposa.

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Se n’è andato Pablo Bobrowicky

Pablo Bobrowicky

Pablo Bobrowicky

Il mondo del jazz deve piangere la scomparsa, prematura, di un altro grande artista: un comunicato di Sergio Veschi, diffuso tramite face book, ci ha informati che “dopo lunga malattia, un tumore al sistema linfatico come Giampiero Prina, è deceduto ieri (17 giugno) a Buenos Aires il maestro Pablo Bobrowicky a poco più di 40 anni”.

Non è certo un caso che tale notizia sia stata diffusa da Sergio Veschi, patron e anima della Red Records: si deve, infatti, proprio a lui la scoperta, almeno per il pubblico italiano, di questo straordinario chitarrista che in breve aveva saputo conquistare la stima e la considerazione sia del pubblico sia della critica.
Bobrowicky, di famiglia ebrea di origine libanese trapiantata in Argentina da molto tempo, comincia a suonare la chitarra all’età di 5 anni studiando con il grande chitarrista argentino Walter Malosetti. In quell’epoca comincia anche ad ascoltare molta musica popolare argentina spinto da Malosetti che gli insegna sambe, chacareras, blues, cuecas, jazz, ecc. oltre a qualche rudimento di classica.

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