Il concerto l’11 giugno ha fatto registrare il tutto esaurito

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Eduardo De Crescenzo

Eduardo De Crescenzo

Di norma, quando la musica è di qualità, il luogo dove viene eseguita assume un’importanza secondaria. Ma se questo luogo è il San Carlo di Napoli, uno dei templi sacri della grande musica italiana, allora il discorso cambia ed è lo stesso Teatro a rendersi garante del livello della musica ospitata. Così, lunedì 11 giugno, le porte dell’importante Teatro partenopeo si sono aperte per accogliere Eduardo De Crescenzo che proprio nella sua amata città inaugurava “Essenze jazz tour”, un nuovo progetto che aveva vissuto due straordinarie anteprime il 24 aprile a Milano e il 4 maggio alla Casa del Jazz di Roma.

Eravamo presenti al concerto romano ed eravamo rimasti ottimamente impressionati dall’esibizione del cantautore accompagnato da un bel gruppo di jazzisti… ma l’atmosfera che si respirava l’altra sera a Napoli era veramente qualcosa di magico. Già alle 20, un’ora prima del concerto, una folla si accalcava al botteghino cercando un ultimo biglietto che naturalmente non si trovava; da alcuni giorni i posti erano stati tutti venduti e così entrando in platea il colpo d’occhio era davvero coinvolgente: il Teatro pieno fino all’inverosimile con un pubblico entusiasta ed ansioso che accoglieva con un vero e proprio boato l’ingresso in scena di De Crescenzo seguito a ruota dai compagni di viaggio: Stefano Sabatini al , Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Marcello Di Leonardo alla , Daniele Scannapieco al sax tenore e soprano e Lamberto Curtoni al violoncello.

De CrescenzoDe Crescenzo intonava le prime note di “Quando l’amore se ne va” con quel suo caratteristico modo di porgere le note non solo con la voce ma con tutto il corpo e il pubblico rispondeva alla grande subissandolo di applausi… e così è stato per tutta la durata del concerto che si è protratto per oltre due ore con Eduardo alla fine stanco ma piacevolmente commosso.

Come accennato, avevamo già ascoltato l’esibizione romana ed è più o meno sullo stesso binario che si è sviluppato il concerto di Napoli. Il programma è stato leggermente modificato con l’inserimento, ad esempio, di alcuni pezzi quali “La vita è un’altra”, “Quello che c’è” e “Cosa c’è di vero” scritta proprio con Sabatini.

Eppure al San Carlo, forse per merito dell’acustica, si sono apprezzati maggiormente e la qualità del canto di De Crescenzo e il lavoro di arrangiamento svolto da Stefano Sabatini. Il pianista ha cesellato molto sulle armonie togliendo ai vari pezzi, specie nelle intro, ogni carattere di prevedibilità: così ora lavorando sul modale ora spingendo su accordi inusuali i pezzi presentavano, tutti, una loro specifica novità rispetto all’originale che eravamo abituati ad ascoltare. L’abbiamo già scritto ma vogliamo ripeterlo: se le canzoni di De Crescenzo fossero state tradotte in inglese, presentate in questa nuova veste potevano benissimo essere delle ballads del repertorio jazzistico. Ciò grazie alle capacità di arrangiatore di Sabatini e alla valenza compositiva di De Crescenzo.

Questi è stato davvero straordinario, rispondendo sempre e comunque alle sollecitazioni del pubblico e raggiungendo vette di grande poesia ad esempio nell’introduzione a cappella de “La strada mia” o nel bellissimo dialogo con il pianoforte di Sabatini in “Sarà così”.

San CarloE il pubblico a chiamare i pezzi e De Crescenzo a intonare uno dopo l’altro i suoi più grandi successi, da “Quando l’amore se ne va” a “Dove c’è il mare”, da “C’è il sole” a “Foglia di the”, da “Parole nuove” a “L’odore del mare”… fino ai celebri “E la musica va”, “Mani” e soprattutto “Ancora”. Naturalmente non poteva mancare il solito coretto di fans ad accompagnare i passaggi salienti delle interpretazioni di De Crescenzo… anche se dobbiamo sottolineare che questa volta gli improvvisati cantori non erano intonati come quelli ascoltati a Roma.

Comunque, parlando di intonazione, non si può non sottolineare ancora una volta la prova magistrale del sassofonista Daniele Scannapieco che sembra essersi trovato particolarmente a suo agio con questo repertorio dal momento che ha sempre suonato la nota giusta al momento giusto, senza un attimo di esitazione, e sempre con un suono caldo e avvolgente. Ottima anche la prova del giovane violoncellista Lamberto Curtoni che provenendo dalla musica classica probabilmente si sentiva un po’ a casa sua. Di Pietropaoli e Di Leonardo si può dire che hanno svolto magnificamente il loro lavoro sia in funzione di accompagnamento sia quando si sono impegnati in sortite solistiche sempre pertinenti e mai invasive. Di Sabatini abbiamo già detto come arrangiatore; come pianista ha evidenziato ancora una volta quella raffinatezza di tocco e di linguaggio oltre al grande gusto melodico che da sempre caratterizzano il suo pianismo.

Ma, evidentemente, il principale protagonista rimane Eduardo De Crescenzo che sembra, finalmente, rinato a nuova vita: il pubblico lo ha letteralmente sommerso di applausi tanto che ha dovuto concedere due generosi bis ed è certo che tutti saremmo rimasti lì ancora un bel po’ ad ascoltare queste composizioni, così struggenti e malinconiche, che il cantautore napoletano sa declinare sul tema dell’amore… e non solo.

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