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Dee Dee Bridgewater (Amanera Photo)

Dee Dee Bridgewater (Amanera Photo)

Anche quest’ anno “Fano Jazz by the Sea” ce l’ ha fatta, nonostante gli scarsi finanziamenti, la crisi, il periodo certamente poco favorevole per la cultura in tutti i settori.  D’ altronde quello di Fano è un Festival oramai divenuto appuntamento irrinunciabile per moltissimi appassionati di Jazz (quella di quest’ anno è la XX edizione) e sarebbe stata molto visibile la sua scomparsa nei meandri della crisi economica.

Un programma ricco e variegato, per tutti i gusti e per vari tipi di jazz, location suggestive.  La nostra inviata Daniela Floris ha assistito ai due concerti in programma alla Corte Malatestiana mercoledì 25 e giovedì 26 luglio: Dee Dee Bridgewater con il suo quartetto e il trombettista in duo con il Omar Sosa.  Dopo il salto il resoconto.

Mercoledì 25 luglio, ore 21.15, Corte Malatestiana, Dee Dee Bridgewater
Billie Holiday sorride con Dee Dee

Dee Dee Bridgewater: voce;
Craig Handy: Sax tenore, sax soprano, flauto;
Edse Gomez: pianoforte;
Stefan Lievestro: contrabbasso;
Kenny Phelps:

Dee Dee arriva sul palco con un quartetto rodatissimo, per la maggior parte costituito di musicisti che la seguono da moltissimi anni e che dunque ne assecondano ogni minima inclinazione giocosa, cogliendola al volo. Si, perché Dee Dee Bridgewater è una che sa stare sul palco, sa come conquistare il pubblico (sia con le parole che con la musica), sa ammiccare sapientemente senza risultare “finta”, è simpatica, divertente e naturalmente sa cantare benissimo.In una selva di coltissimi progetti che caratterizzano l’ attuale variegato mondo del Jazz non fa male ogni tanto assistere alla “rappresentazione del jazz afroamericano”.  Un piacevole e divertente Jazz da manuale: una cantante di Jazz che canta brani conosciutissimi di Jazz, utilizzando gli stilemi più classici del Jazz. Il repertorio è quello che non può non piacere agli appassionati: lo spettacolo è quasi del tutto dedicato a Billie Holiday, dunque, per dirne solo alcuni  “Ladies sing the blues” ,  “Lover man” ( movimentata ritmicamente da una batteria “terzinata” ) , “A foggy day”  in versione swingantissima, “Fine and mellow”  cantata in versione blues di certo non alla maniera di Billie (della quale Dee Dee imita la voce a perfezione nel parlare)  ma in modo molto graffiante ed energico.  E ancora “Afro Blue”, cantata in chiave Afro, appunto, quasi tribal, e una dolce e toccante Besame Mucho, fino ad arrivare alla samba di “Let Me”.  Si conclude, prima del bis naturalmente, con “My Favourite Things”, con un arrangiamento di tipo “cubano” in cui il pianista Edsel Gomez da il meglio di se. Voce potente, jazzisticamente impostata, scat trascinante, affabile con il pubblico, da artista navigata presenta uno per uno ogni brano e parla lentamente per farsi capire da tutti. I suoi musicisti sono bravi, anche se rimangono strettamente confinati (soprattutto durante i soli) nel minimo sindacale di come “dovrebbe essere un solo di jazz” , quasi didascalici per essere chiari: Craig Handy si spinge oltre più con il sax soprano che con il tenore, ma al flauto in “besame mucho” è indiscutibilmente poetico.  Il pianoforte di Gomez è un po’ più che corretto ma nei momenti “cubani” è divertente e coinvolgente.  Il contrabbasso di  Stefan Lievestro è swingante quanto serve.  Ma Kenny Phelps alla batteria ci è sembrato davvero bravissimo, fantasioso, di buon gusto (anche nei momenti in cui appena appena si sfiorava il kitch) e in alcuni momenti il suo drumming ha davvero fatto la differenza e ha reso meno scontati alcuni momenti di musica comunque godibilissima e trascinante.

Paolo Fresu - Omar Sosa (Amanera Photo)

Paolo Fresu - Omar Sosa (Amanera Photo)

Giovedì 26 luglio Corte Malatestiana, ore 21 Paolo Fresu Omar Sosa
Quando da un incontro nasce un linguaggio

Paolo Fresu, tromba, flicorno
Omar Sosa, pianoforte, piano elettrico

Completamente diverso il concerto di questo duo di musicisti che vantano anni di collaborazione, e che hanno maturato un vero e proprio loro linguaggio fatto di reciproci suggerimenti di ogni tipo: melodico, ritmico, armonico persino – per via dell’ utilizzo di effetti che moltiplicano le voci della tromba o reiterano accordi o voci o piccoli temi di pianoforte e tastiere.  Nessuno spunto va perduto nell’ aria, tutto viene sviluppato, quasi affettuosamente manipolato, reinventato, in un continuo dialogo in cui pianoforte e tromba sono tesi a riempire l’ aria di suoni che creino atmosfere morbide, rarefatte, a volte malinconicamente nostalgiche, a volte intensamente vibranti.  Dunque una ricerca continua del suono in se come fonte suggestiva ed emozionale.  Le intro di piano e di tromba sono quasi sempre piccoli “abstract” di ciò che avverrà dopo durante lo sviluppo del pezzo, contengono il materiale sonoro che verrà poi sviluppato anche in modo molto diversi da come ci si aspetta.
Tonalità minori, impianto armonico relativamente semplice sul quale avvengono i giochi e i racconti improvvisati, uso attento degli effetti, dei riverberi e degli echi producono un flusso di suoni in continuo divenire, denso sia quando prevalgano lunghe note della tromba o del flicorno in cui sono il timbro e gli armonici ad avere un senso espressivo, sia quando prevalgano gli accordi o i fraseggi del pianoforte.  Improvvisazione continua ma anche punti fermi all’ interno di ogni brano, in cui Paolo Fresu e Omar Sosa si agganciano in parti obbligate che non sono altro che la partenza per altri piccoli viaggi sonori, comprese improvvise  (e coinvolgenti) puntate su Cuba che entusiasmano un pubblico già di per se molto coinvolto. A questo aggiungete la location particolarmente suggestiva, e capirete il perché di tanti, tantissimi calorosi applausi.

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