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Beppe Di Benedetto 5tet – “See the sky” – Trj records – 2011 – 0027

Primo cd da solista per il trombonista, compositore e arrangiatore Beppe di Benedetto, e nove brani che rispecchiano il suo background tecnico e musicale, accumulato in molti anni di esperienza come strumentista e arrangiatore. E dunque Di Benedetto non lascia nulla d’inespresso, creando un cd dalle diverse suggestioni stilistiche. Dal dinamico “See the Sky”, che dà il titolo al cd, terzinato, solare, forte di una sosta più introspettiva, al brano finale “The Bear” si attraversa un’ora abbondante di Jazz passando per brani swinganti, come “Back the Past”, nel quale temi molto melodici e intellegibili rendono gli intrecci tra le voci piacevoli all’ascolto, e in cui l’improvvisazione del di Luca Savazzi e del danno un innegabile slancio a tutto il brano. Ma non c’è solo swing: ci sono anche brani, come “Colors”, che evidenziano la capacità compositiva di Di Benedetto. Intro di pianoforte con frasi spezzate che si ricompongono prima dell’ ingresso dei fiati, trasposizione del tema principale, belle improvvisazioni, interplay. E ancora due ballad: “Riga”, (brano soft ma con brio) e “Zanè” , che arriva dopo l’ energico “Summerbossa” ed è una bella pausa rilassata e dolcemente intensa. Il suono del diventa quasi una voce, sfumata, le dinamiche più sottilmente connotate. In alcuni momenti quasi ironicamente ammiccante, dialoga con il suo quartetto mostrando un bel feeling.
“It’s for you”, brano centrale, è così articolato da dare ad ognuno dei musicisti i modi per svelarsi espressivamente. Un bell’ incipit di contrabbasso (Lugli tiene le fila instancabilmente per tutto il brano, creando i raccordi tra un episodio e l’ altro) e pianoforte, un tema dolce che progressivamente vede arrivare i fiati e all’ ultimo la batteria, andando verso gli episodi successivi: il pianoforte di Savazzi, poi il di Emiliano Vernizzi, poi il trombone di Di Benedetto si avvicendano improvvisando e rendendo questo brano un variegato mosaico di musicalità diverse eppure affini.
La batteria di Alessandro Lugli sottolinea più che correttamente le digressioni di ognuno e sa quando intensificare l’ atmosfera. Apprezzabile anche il lavoro di Stefano Carrara al contrabbasso. I brani sono tutti originali, ben sette firmati da Di Benedetto e due (“Riga” e “The Bear”) firmati Savazzi, fatto apprezzabile, perché la freschezza di nuove idee è sempre benvenuta. (DF)

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