Il concerto il 17 settembre all’Auditorium di Roma

Norah JonesNonostante il grande successo di pubblico, mai ho considerato Norah Jones una grande artista, capace di rinverdire le sorti del canto jazz, ma una buona musicista in possesso di una voce calda e suadente e di un pianismo limitato ma sufficiente ad accompagnare il suo canto. E su questi terreni la Jones è ancora capace di regalare emozioni… ma quando transita nel pop, il quadro cambia radicalmente e certo non in meglio.

Se ne è avuta conferma nel concerto di lunedì 17 settembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma. La cantante, presentatasi in quintetto con Josh Lattanzi , Pete Remm tastiere, Jason Roberts chitarra  e Greg ‘G Wiz’ Wieczorek batteria, ha dedicato la prima parte della serata alla presentazione di brani tratti dall’ultimo album “Little Broken Hearts” prodotto da Danger Mouse (alias Brian Burton) con canzoni originali scritte da lei e dallo stesso Burton.

Un album assolutamente pop in cui la si è completamente allontanata dalle sue primarie fonti di ispirazione per catturare un pubblico più vasto, operazione che probabilmente sarà corredata da successo… anche se un ascoltatore lo perderà di sicuro. Vi confesso, infatti, che ho faticato non poco a seguire il concerto dato lo scarso interesse dei brani e soprattutto la presenza di una sezione ritmica molto pesante, forse adatta a quel tipo di repertorio ma sicuramente nociva per le mie orecchie. Abbiamo così ascoltato tra gli altri “Say Goodbye”, “Little Broken Hearts”, “All a Dream”, “Broken”, “Out on the Road” tutti interpretati secondo i più triti dettami pop e con la Jones impegnata anche alla chitarra.

Poi la vocalist si avvicinava al e le cose, per fortuna, cambiavano. Facendo a meno degli accompagnatori inanellava due ottime esecuzioni di “Painter or Nearness” e “Don’t know why” e si riascoltava, come per incanto, la Jones delicata interprete di brani di chiara impronta jazzistica. E il pubblico rispondeva in maniera entusiasta, con applausi sicuramente superiori per intensità a quelli riservati ai pezzi precedenti. E così il concerto si chiudeva in crescendo con due applauditissimi bis: “Sunrise” e “Come Away With Me”.

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