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Mauro Grossi – “Eden” – abeat 109

Mauro Grossi appartiene a quella, ahimè, vasta schiera di jazzisti che meriterebbero più vasti e probanti apprezzamenti piuttosto che l’essere ricordato semplicemente come “maestro di Stefano Bollani”. Così questo album spicca per l’intelligenza e la compiutezza dell’idea che viene sviluppata con coerenza dalla prima all’ultima nota. L’album si basa sulla continua rielaborazione di un solo celeberrimo , “Nature boy”, un pezzo dedicato alle molteplici valenze dell’amare e dell’essere amato, composto da Eden Ahbez (detto Ahbe) e portato al successo da Nat King Cole. Il senso dell’operazione è spiegato dallo stesso Grossi: “Questo disco – afferma il musicista livornese – è un genuino ‘concept album’ con trama e motivazioni ed è anche uno dei più lunghi atti musicali d’amore di cui abbia notizia e mai avrei creduto di fare: il mio amore per un brano che celebra l’amore, intendendo ‘tolleranza e rispetto’ come valori primari. Per questo motivo ogni brano, appartenendo ad uno stile diverso, dà un suo apporto specifico, ma soprattutto trae senso e vantaggi dall’accostamento agli altri. Infatti, benché tutti originali, i brani hanno un’unica radice, della quale sono variazioni sempre più evolute ed emancipate. Proprio come esseri umani”. E mai illustrazione fu più chiara. Partendo dal brano originario, Mauro Grossi ha composto una serie di pezzi che si basano da un canto su variazioni di “Nature boy”, dall’altro su variazioni stilistiche che rendono godibile e affascinante l’intero album. Così, ad esempio, “Lennie Boy” è strutturato come un omaggio a Tristano e grande spazio viene lasciato al contrabbasso di Ares Tavolazzi; nel brevissimo bozzetto “The Call” si ascolta la voce originale di Ahbe… e via di questo passo attraverso un percorso contrassegnato da sentiti omaggi che spiegano ancor meglio il perché della relativa specifica composizione. Ben affiatato il gruppo composto da Claudia Tellini (voce), Nico Gori (clarinetto, clarinetto basso, soprano), Andrea Dulbecco (vibrafono), il già citato Ares Tavolazzi (contrabbasso) e Walter Paoli (batteria, percussioni). Ma, anche dal punto di vista esecutivo, l’attenzione è attratta maggiormente dal leader: Mauro si dimostra, ancora una volta, pianista eccellente, di grande originalità, dotato di un tocco ora soave ora percussivo sempre comunque in perfetta coerenza con l’atmosfera che intende disegnare e di un fraseggio brillante sia nelle parti scritte sia in quelle improvvisate.

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