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Nicola Mingo (foto Roberto Panucci)

Nicola Mingo (foto Roberto Panucci)

“Billi’es bounce”, “Daahoud”, “Sandu” , il primo di Charlie Parker, gli altri due di Clifford Brown, sono standard celeberrimi che hanno giustamente segnato la storia del jazz costituendo vere e proprie pietre miliari del bop.

Se ne è parlato nella terza Guida all’ ascolto condotta da Gerlando Gatto per merito dell’ospite, Nicola Mingo, che per la sua performance ha scelto proprio questi tre brani.
Così la serata ha preso un andamento piuttosto diverso rispetto alle altre volte: qui non si trattava tanto di illustrare la storia di brani che scritti prevalentemente per commedie musicali e film, erano poi entrati nel mondo del jazz per merito di grandi artisti, ma di evidenziare il fatto che con l’avvento del be-bop i musicisti neri pensarono, finalmente, di scrivere essi stessi delle composizioni particolarmente adatte alle proprie esigenze espressive. Di qui i capolavori cui in apertura si faceva riferimento.

Con la solita grazia ed eleganza, Gatto ha introdotto l’argomento per poi lasciare spazio alla musica: si è così ascoltato una strepitosa versione di “Billie’s Bounce” da parte di un d’annata (1967) magnificamente coadiuvato da Herbie Hancock, Ron Carter e Billy Cobham. Poi è stata la volta di Nicola Mingo a interpretare lo stesso brano in splendida solitudine: suonare bop con la chitarra, e per giunta da solo, non è impresa facile ma Nicola se l’è cavata alla grande: il suo strumento, accompagnato dalla voce che intonava tutte le note della complessa partitura, ha letteralmente volato sulle note di Parker entusiasmando il pubblico, numeroso ed attento come sempre.

 

Splendido il successivo video tratto dal Festival di Monterey del ’75, con ben quattro pianisti – Bill Evans, John Lewis, Marian McPartland e Patrice Rushen – ad eseguire il capolavoro di Parker.

A questo punto il pubblico è già entrato perfettamente nel clima della serata cosicché il primo original di Mingo “Brown’s blues” viene accolto da sinceri e calorosi applausi.
Applausi che accompagnano anche l’ascolto degli altri due standard: in particolare “Daahoud” viene “servito” nelle versioni del 6 agosto 1954 di Clifford Brown e Max Roach e del ’94 di Wallace Roney mentre Sandu rivive grazie alle interpretazioni di Wes Montgomery (1960) e del trio delle Meraviglie (Jarrett-Peacock-DeJohnette) registrato dal vivo a Parigi nel 1999.

Dal canto suo Mingo reinterpreta questi due brani da vero maestro della chitarra: in possesso di una preparazione solidissima, acquisita anche attraverso la studio della chitarra classica (è diplomato al Conservatorio di ) Nicola ha infuso la sua essenza di grande musicista in questi pezzi eseguiti a tempo veloce con una disinvoltura che celava la difficoltà dell’esecuzione.

Chiusura tra l’entusiasmo generale con il pezzo, ancora di Mingo, che dà il titolo all’ultimo suo lavoro discografico, “We remember Clifford”. E adesso appuntamento a mercoledì prossimo con il trio di .

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