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LUIGI BOZZOLAN:

Luigi Bozzolan

Pianista, didatta e compositore, Luigi Bozzolan ha una intensa attività concertistica che lo ha portato a suonare in numerosi festivals in Italia, Marocco, Gabon, Camerun, Polonia, Germania, Guatemala, Colombia, Peru’, Cile, Brasile, Argentina, Kenia, Francia, Danimarca e Svezia. Dal 2010 al 2012 ha vissuto in Svezia dove ha studiato Improvvisazione presso la Academy of Music and Drama di Gotheborg con Anders Jormin. Nel 2013 Luigi è risultato vincitore del progetto Working With Music 3 coordinato dalla Prof.ssa Lucia Di Cecca del Conservatorio di Musica di Frosinone. Da Gennaio a Giugno 2013 Luigi è cosi coinvolto in qualità di pianista e di staff member nell’associazione di musicisti improvvisatori Brötz di Gothenburg, in Svezia.

www.luigibozzolan.com

E’ con immensa gioia che presento il primo di una serie di cinque appuntamenti mensili riguardanti il Brötz. Il Brötz (www.brotznow.se) è un associazione di musicisti improvvisatori professionisti legalmente riconosciuta e finanziata dallo Stato Svedese. Totalmente autogestita da uno staff di musicisti, è attiva da oltre vent’anni con una programmazione settimanale di concerti, performances, readings e manifestazioni inerenti l’Improvvisazione. L’agenda ospita per lo più musicisti Svedesi, Norvegesi, Finlandesi e Danesi, ma non mancano piacevoli incursioni dal resto d’Europa e talvolta da paesi d’oltre Oceano.

Ho lavorato in questo splendido angolo di mondo durante i due anni in cui ero studente presso l’Academy of Music and Drama, e torno nuovamente a lavorarci da Gennaio a Giugno 2013 grazie alla borsa di studio del progetto Working With Music 3 (WWM3) coordinato dalla Prof.ssa Lucia Di Cecca del Conservatorio di Musica di Frosinone.

Ogni mese vi racconterò cosa accade, chi suona e come “vanno le cose” in questa scatola magica incastonata in un bosco della città.

GENNAIO 2013
La programmazione del nuovo anno è iniziata con un mese di Gennaio ricco di concerti. Ad onor del vero potrò svelarvi i segreti di solo due appuntamenti dei quattro programmati ogni mercoledì. Il primo mercoledì (09-01) dell’anno infatti ero ancora in Italia, ed il quarto appuntamento (30-01), pur trovandomi a Gothenburg, ero bloccato a casa da una forte influenza.
Durante la settimana ogni membro dello staff, tutti volontari, si occupa di un determinato settore. C’è chi ha la responsabilità della comunicazione, chi del piccolo bar, chi dell’accoglienza dei musicisti, alcuni si occupano del booking, di montare e smontare il palco, ed altri di video-archiviare e registrare tutti i concerti. Intorno al Brötz orbitano così una decina di musicisti professionisti che dedicano parte del loro tempo ed energie, a dar vita e continuità all’associazione.

Alfred LoriniusIl 16 Gennaio, il mio primo giorno da borsista WWM3, si sono alternati due realtà molto diverse fra loro: il Luigi Bozzolan , ed il gruppo Stormfågel capitanato dal giovane contrabbassista Alfred Lorinius.
Gli Stormfågel sono un sestetto formato da:
Marie Nilsson – voce
Otis Sandsjö – sax tenore
Joel Fabiansson – elettrica
Naoko Sakata – piano
Alfred Lorinius – contrabasso e composition
Erik Fastén – batteria

La prima nota di merito che va a questa formazione è che sono innanzi tutto un gruppo di amici studenti, o ex, dell’Academy of Music and Drama di Gothenburg. Non è un dettaglio da poco per un sestetto che arriva al locale e partecipa all’organizzazione del palco, iniziando quasi a “suonare” il concerto ancora prima di mettersi con gli strumenti alla mano. C’è collaborazione e spirito di unità anche fuori dalla musica, il concetto di band che si esprime al meglio e che fa presagire una performance di qualità.

Lo spirito amicale della serata non tradisce l’altissimo livello professionale e musicale del sestetto.
Il contrabbassista del gruppo è il giovane contrabbassista Alfred Lorinius, con il quale ho avuto già modo di collaborare. Con gli Stormfågel (stormo di uccelli) è anche compositore ed arrangiatore della musica. Bisogna premettere che in Scandinavia la musica viene affrontata generalmente in due modi: si arrangia molto, moltissimo, si scrivono tutte le parti degli strumenti, dinamiche, sezioni di obbligati lunghissime e complesse, o si improvvisa totalmente dando vita ad una creatura , l’improvvisazione libera, che qui in Scandinavia ha radici ben piantate.
Gli Stormfågel si trovano esattamente a metà fra questi due modi di approcciare la Musica. Il loro concerto somiglia ad una Suite, in cui ogni “tempo” ha un suo forte lato estetico basato su chiare idee compositive. Sui leggii scorrono decine di fogli che i musicisti seguono attentamente dando sempre un occhio al leader. Tanto spazio agli scores quanto alle libere improvvisazioni dunque, magari delimitate da un tot di battute prestabilite o all’interno di sezioni ben specifiche. In quelle “aperture” sicuramente trovano i loro aspetti più solistici tutti i musicisti. Non si tratta di veri e propri assoli, io li intendo come degli spazi aperti in cui si può dialogare in due, in tre o anche tutti insieme, rimanendo in linea con il mood del pezzo che si sta suonando e comunque, sempre cercando innanzi tutto il dialogo e la comunicatività reciproca.
Un concerto che scorre tutto d’un fiato con rimandi alle sonorità dei Sigur ros, al rock, al jazz al progressive‘70 e paesaggi sonori davvero ammirevoli da parte di un gruppo di giovani under 30, giovani talenti della scena Svedese.

brotz 01Il secondo set della serata è stato dedicato al mio trio.
Suono insieme a Jonny Wartel (sax) ed Henrik Wartel (drums) da ormai tre anni. Loro sono fratelli ed hanno imparato a suonare praticamente insieme. Suonare con loro è come entrare dall’entrata principale di un museo e farsi guidare all’interno delle sale dalle stesse opere d’arte. Di un paio di generazioni precedenti alla mia, rappresentano un ottimo esempio di Improvvisazione Scandinava da oltre trent’anni. Ogni volta che capita di suonare insieme a loro, realizzo sempre che per me è un opportunità rara di imparare, assorbire, ricevere ed allo stesso tempo di poter rilanciare, dare e stuzzicare i due.

Il nostro concerto (come tutti) è totalmente improvvisato.
Si inizia a parlare, a dialogare con gli strumenti, ci si annusa, invita e provoca a vicenda.
Si cerca da subito un argomento un “cosa” e poi inizia il dialogo e, man mano, si sviluppa insieme e sempre al massimo della concentrazione, il “come”. Ognuno può giocare al gioco o decidere di non voler aderire ed allora si lavora di contrasti e tinte forti. La batteria di Henrik offre un drumming sempre fluido, tecnicamente impeccabile e sensibile. Jonny è decisamente poetico e “sonoro”, lavora ed asseconda le strutture che si creano, prediligendo sempre il canto del suo sax tenore. Io cerco di stare fra i due fuochi, mi diverto a fare l’uncinetto alle melodie di Jonny e cerco di essere ingranaggio nelle ritmiche fluttuanti di Henrik. Non capita mai di scrivere dei propri concerti…sarebbe poco costruttivo e fazioso, per cui dirò solo che ho aspettato questo concerto da sette mesi con enorme emozione.
La serata del 16 Gennaio si conclude con un ottima affluenza di pubblico. Al Brötz, man mano che il pubblico esce, è ora di smontare tutto e di riordinare ogni cosa. Il Pavillon n°8 del Konstepidemin, che questa sera ha ospitato il Brötz, domani sarà il luogo di altre attività…in Svezia è abbastanza d’uso comune usare le cose e lasciarle migliori di come si sono trovate affinché domani qualcun altro ne possa godere…

brotz 02Il 23 di Gennaio si è stata la volta di un SOLOKVÄLL ovvero una serata dedicata ai set in solo.
Si sono esibiliti Johan Jutterstöm al sax, il chitarrista Finn Loxbo e la sassofonista Anna Högberg.
Serata che si preannads=ID=cc4f16ed3b7cata.

Tre set di strumento solo pretendono, da parte del pubblico attenzione, concentrazione ed una spiccata disponibilità all’ascolto. Johan, giovanissimo anche lui, fa del suono la propria cifra stilistica. Che il suono fosse l’elemento al quale si da più importanza in Scandinavia, lo avevo capito sin dai primi mesi di residenza in Svezia. Johan canalizza i suoi studi sullo strumento quasi interamente andando ad esplorare le risorse sonore dei suoi Sassofoni tenore e baritono, sfuggendo a pericolosi, quanto frequenti, virtuosismi di maniera.

Il suo concerto è una sorta di “dimostrazione sonora”. Se si dovessero chiudere gli occhi durante il suo set, quasi ci si dimenticherebbe di ascoltare un sassofonista. Il gioco dai suoni armonici, la respirazione circolare quasi estremizzata, la tecnica di gola e di colpi di lingua, diversi tipi di slap, l’uso di inclinazioni della campana più o meno chiusa dalla gamba…poche note, poche serie di note ed una ricerca nelle dinamiche espressive dei suoi sax davvero esemplare. Il suo lavoro è di ricercare nuove strade e questo fa di lui un sassofonista estremamente apprezzato e coraggioso. Johan sembra aver scelto razionalmente di non aderire a nessuna estetica ed anzi essere quasi anti-estetico evitando di accontentare l’ascoltatore, ma appagandolo con la sua ricerca al di la dei generi avvicinandosi a quella che è anche chiamata Artsound.

brotz 03Il chitarrista Finn Loxbo si è esibito con una chitarra acustica amplificata senza l’utilizzo di effetti e pedaliere. Il suo set è un vero e proprio work in progress con la chitarra, le corde e le dita. Divide chiaramente il set in tre piccoli episodi. Il primo dedicato al suono, la ricerca degli armonici, di battimenti e risonanze, una sorta di preludio al resto della perfomance che invece poi si apre verso due successive sezioni molto diverse. Il secondo episodio svela un gioco prodigioso fra impulsi ritmici della mano destra e una sorta di scat che Finn quasi borbotta con la voce. Il tutto sembra avere una precisa progettualità e questo rende la performance del giovane chitarrista estremamente affascinante. Apparentemente la musica è disordinata e quasi casuale, ma ad un ascolto attento si percepisce che in realtà c’è uno score mentale e ben strutturato.
La terza parte del set è una continua micromutazione armonico-melodica basata su un accordo arpeggiato molto velocemente. La pressione delle dita sulla tastiera, la posizione più o meno inclinata della mano destra durante l’arpeggio, creano un flusso continuo di note che lungo dieci minuti mutano quasi in maniera impercettibile. Quasi uno studio sui microtoni. Finn, anche lui, presenta un momento della sua ricerca artistica in cui si spoglia da ogni modello musicale e mette in gioco solo ed unicamente una propria visione dello strumento. Questa sembra essere la chiave del successo di questi musicisti che si presentano in maniera intellettualmente onesta davanti ad un pubblico che è sempre pronto ad applaudire la buona musica, la ricerca e l’originalità.

Hanna Högberg, se non fosse cosi giovane e misconosciuta, non avrebbe bisogno di presentazioni. Di certo in Scandinavia ritaglierà ben presto una sua fetta di pubblico ed un ottimo seguito. Hanna suona il sax non solo soffiando dalla bocca. Il suono del sax contralto sembra partire dalle gambe e da quel lento movimento ritmico che ha mantenuto per tutto il set. Profondamente concentrata e serena ha dato prova di avere le idee molto chiare riguardo la sua Musica. E’ davvero esemplare l’equilibrio che Hanna è riuscita a trovare fra ricerca, sperimentazione e sana musicalità. Si è assistito ad un set meravigliosamente calibrato fra i due mondi che in qualche modo coinvolgono un musicista: quello della sua personale ricerca artistica e l’accessibilità ad un pubblico in sala.
Pregevole l’ultima parte del suo set in cui sfiorando la punta dell’ancia con i denti è riuscita a giocare su dei suoni armonici provocati da un soffio che quasi si traduceva in sibilo. Un leone sul palco, quanto una persona umile e quasi imbarazzata dagli applausi che si è davvero meritata fino in fondo.

Non mi stancherò mai di sottolineare l’importanza ed ruolo della Musica Improvvisata in Svezia ed in tutta la Scandinavia. La propria identità è uno stato di necessità che si pone sempre come priorità nel percorso musicale di ogni musicista. Il successo è nella consapevolezza di aver sviluppato un proprio percorso artistico, che quanto più personale ed onesto risulta, quanto più sarà apprezzato e riconosciuto dal pubblico. Il Brötz, piccolo club in cima ad una boscosa collina di città, da oltre vent’anni coltiva e protegge questa idea di fare Musica.

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