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Del chitarrista è appena uscito il primo album da leader

Filippo Cosentino (foto Adriana Riccomagno)

Filippo Cosentino (foto Adriana Riccomagno)

Filippo Cosentino è  chitarrista emergente e che vanta però già un grande numero di collaborazioni e partecipazioni sia dal vivo che dal punto di vista discografico.  Musicista completo (strumentista ma anche compositore ed arrangiatore) su questo sito lo avevamo già incontrato e recensito in occasione del l’ uscita del suo primo cd “Lanes”, edito da Green Production.  Da questo album nasce un tour italiano che sta ottenendo un grande successo.  Daniela Floris ha intervistato Filippo sulla sua attività musicale e sui suoi progetti attuali e futuri.

 

-Filippo, questo è il tuo primo album da leader. Parlaci del tuo background fino ad oggi in cui hai spiccato questo bel salto. 

“Credendo sin dal principio del mio percorso artistico di dover acquisire quanta più esperienza e conoscenza mi fosse consentito, ho frequentato i generi musicali, musicisti e culture più variegati possibile. Dai classici generi rock, blues, funky mi sono avvicinato alla musica del Medio Oriente (sia del Maghreb che del Maschreq) ma anche rap, hip-hop, d’n’b, classica e soprattutto durante i miei studi giovanili i repertori per chitarra sud americani e iberici. Penso attualmente di aver avuto  sin da bambino  interessi ben precisi:  mi hanno sempre interessato i repertori musicali del nord Africa fino al Medio Oriente e della penisola Iberica ma anche dell’Italia meridionale.  In tutto questo c’è un continuum che torna sempre nei miei brani o nei miei arrangiamenti. Come ho detto anche in un’altra intervista (alla JAZZIT Tv), credo che il jazz ci dia la possibilità di esprimere noi stessi in un arrangiamento o in un brano originale: suonando la nostra versione e scrivendo quella che più parla di noi.  Per me il Jazz è proprio cercare tutto ciò dentro me stesso”.

 

-Quanto serve fare il sideman, ovvero, quanto forma l’ esperienza di suonare in gruppi non propri nella creazione di una propria espressività?

E’ una domanda difficile e risponderò per quanto la mia strada mi consente di farlo; penso che a me sia servito maggiormente per condividere esperienze e modi di pensare a volte differenti e lontani da me: la vedo  come una possibilità di riflessione sul lavoro del musicista. Da sideman spesso ho suonato musica scritta da altri e altrettanto spesso, fortunatamente, ne sono rimasto colpito, traendo così l’occasione di meditare su quanto avevo letto e interpretato. E’ un ruolo totalmente differente da quello del leader  (parola che non amo particolarmente) di un progetto o una formazione. Per rispondere direttamente alla tua domanda direi che è necessaria questa esperienza appunto per confrontarsi, conoscere, meditare e ovviamente formarsi professionalmente a tutti i livelli. Inoltre noi agiamo lungo tutta la nostra vita in base alle azioni, agli incontri e alle relazioni che abbiamo vissuto. Allora perché non fare anche questa?”.

 

-Come tu stesso hai detto, la tua formazione è piuttosto variegata.  Ma quale è stato il tuo primo amore?

“A 14 anni entrai in un negozio di musica e chiesi ai miei genitori di acquistare due cassette; si trattava di due “the best of”: una di Charlie Parker e l’altra di Louis Armstrong. Pur apprezzandole entrambe, ascoltai all’infinito quella di Armstrong perché ero rapito dal suo suono – che però è una caratteristica che riscontrai anche in Parker – ma mi arrivò immediatamente la sensazione che lui si stesse divertendo a cantare e suonare: ne fui letteralmente rapito!”.

 

Vanti collaborazioni con molti artisti, anch’essi appartenenti a mondi musicali differenti.  Di loro hai qualcuno che ti è rimasto profondamente impresso e che ha anche un po’ influenzato il tuo modo di suonare o comunque di approcciarti alla musica?

“Ognuno mi ha dato la possibilità di meditare sulle differenti forme del fare musica: lo spirito che dicevo sopra della condivisione e divertimento è il ricordo più bello che ho del periodo nel quale ho suonato blues. L’intensità in ogni assolo dei musicisti con cui ho suonato è un qualcosa di immensamente emozionante proprio per la sua unicità, poiché legato a quello specifico brano… e il più delle volte non potevo rimanere indifferente da un punto di vista emotivo. Lavorare con e per i cantautori o songwriter è un aspetto della mia vita professionale che mi piace tantissimo perché oltre alla possibilità di incontrare artisti con sensibilità diverse mi consente anche di percepire la musica in relazione ad un testo: da qui nasce l’ interpretare i titoli e l’ esigenza di interpretare i testi attraverso i miei assoli. Come si può ascoltare benissimo nel mio disco “Lanes”, sono molte le strade che percorro in contemporanea, mescolando a ritmiche d’nb o hip-hop melodie e armonie proprie del jazz.  Ma anche cercando di ricreare ambientazioni tipiche delle fiabe come in Hassan’s Dream: aver condiviso alcuni concerti con grandi del jazz mi ha permesso di avvicinarmi a queste composizioni con uno spirito diverso, con la voglia di dire “vediamo come lo suonerei io se non l’avessi mai sentito”. Di questi grandi musicisti mi ha sempre colpito la semplicità e umiltà che mostrano confrontandosi con il repertorio, anche con brani non scritti da loro: eppure ogni brano poi diventa come se fosse proprio. Ecco; spero che ascoltando gli arrangiamenti degli del mio disco, ci si possa chiedere “questo brano è suo o no?”.

Perché hai scelto la chitarra e quale aspetto ti sembra il tuo strumento abbia di particolarmente importante per te?

“La chitarra l’ho scelta da piccolino, intorno ai 7 anni e mezzo. Mi ha sempre colpito il suo suono deciso ma non intenso come ad esempio quello di un violino o pianoforte. Lo trovo uno strumento decisamente affascinante e tutt’ora non lo sostituirei con nessun altro al mondo. Per suonarla devi letteralmente appiccicartela addosso e sentirne il suono e le vibrazioni dalla pancia: si capisce dunque che per forza di cose entra profondamente in sintonia con te che la suoni.  E una volta entrato in sintonia non puoi più fare a meno di farne vibrare le corde. Crescendo ho poi capito che sono attratto da tutti quegli strumenti a corda poveri di suono ma che dai quali con intenso studio e voglia di suonare si possano avere ricche soddisfazioni”.

 

Come nasce “Lanes”? E’ stato frutto di un’ impellenza o lo hai a lungo meditato?

“Entrambe le cose. Penso di aver pubblicato “Lanes” nel momento in cui avevo da dire qualcosa, prima non ne sentivo la necessità nonostante la voglia di pubblicare un disco a mio nome. É stato “a lungo meditato” perché appunto è il frutto di un percorso: e in effetti il titolo in italiano significa “corsie,” quelle che ho percorso a volte parallelamente a volte sovrapponendole una all’ altra. Ma  è stata anche “un’impellenza” , perché tranne due o tre brani, gli altri sono nati nel giro di poco tempo.  E anche gli arrangiamenti degli standards li ho scritti poco tempo prima di inciderli.”.

 

-In Lanes  in effetti sono presenti brani originali e standards.  Tu sei arrangiatore e compositore: quale delle due attività preferisci  o meglio, quale delle due ti costa meno (o più) fatica?

“Sono molto fortunato nel non dover scegliere! Questa domanda devo dirti che mi coglie alla sprovvista e mi rendo conto di non averci mai riflettuto. Nel corso di questi anni ho avuto la possibilità di poter arrangiare e comporre contemporaneamente: se ci rifletto attentamente le due cose sono strettamente legate ed in una posso trovare molti aspetti dell’ altra.  Dunque ti rispondo certamente che nessuna delle due mi costa più o meno fatica:  di conseguenza non  preferisco una all’altra. Si, decisamente: sono due aspetti necessari e importantissimi di me!”.

 

-Nell’abum sono presenti due outsider: Fabrizio Bosso e Davide Beatino.  Perché loro e come è stato il vostro incontro artistico?

Sui brani nei quali ha suonato Fabrizio, Lanes e Smokin’ jazz, ho  pensato sin da subito al suono della e mi aveva colpito anni fa come Bosso interpreta il suo strumento.  Proprio perché sono due brani totalmente differenti tra loro ho pensato di contattarlo, inviargli i pezzi e incidere. Con Davide invece ci conosciamo da più tempo, e sono onorato di aver potuto condividere con lui alcuni passaggi del disco; è una persona ed un musicista che mi ha accompagnato lungo un pezzo della mia strada, e poi ha un suono fantastico.   Nei due brani in cui è presente lo si può ascoltare suonare il basso con due stili diversi, interpretati magnificamente! “.

 

Hai cominciato una lunga tournée in gennaio che sta proseguendo, come sta andando e quali sono le tue impressioni?

“Il tour sta andando molto bene, grazie per avermelo chiesto! Se facciamo eccezione per una data che è stata rimandata causa neve al mese di marzo, le altre sono state fantastiche e in club molto belli e con un pubblico estremamente interessato alla mia proposta! Questa prima parte della tournée l’ho affrontata da solo con la chitarra acustica e la chitarra baritona (che sarà molto presente nel disco che registrerò a fine febbraio), mentre le prossime date saranno soprattutto in trio, anche se non mancheranno concerti in acoustic solo. Le impressioni sono dunque molto buone e noto che il pubblico gradisce sempre di più la musica dal vivo.”.

 

E’ difficile in tempi come questi di crisi economica (che tocca primariamente la cultura) trovare spazi per suonare?

“Di spazi c’è ne sono tantissimi, quello che è difficile è trovare il proprio, in questi tempi di crisi economica. C’è molta offerta musicale e tantissima richiesta –  forse più di una volta – e allo stesso tempo anche molta disponibilità di programmazioni per poter presentare il proprio progetto. Purtroppo però si devono fare a volte i conti con comportamenti non sempre corretti eticamente o comunque discutibili,  quali scambiarsi vicendevolmente le date, fare cachet fuori mercato e/o al ribasso (che non sempre significa scarsa qualità.. ) Poi ci sono tassazioni altissime che colpiscono chi vuole organizzare musica dal vivo. In generale comunque devo dire che la propria strada la si trova sempre, e in qualche modo anche la possibilità di divulgare la propria musica; viviamo in un grande Paese che ci può dare molte possibilità.  Sta a noi coglierle nel modo più corretto possibile”.

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