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Simone Zanchini – “My accordion’s concept” – SILTA SR 1201

My accordion's prohectChi mi segue sa bene quanto io ami la fisarmonica e di come la ritenga uno strumento perfettamente adatto ad eseguire anche un repertorio prettamente jazzistico. In questo ambito ho sempre valutato ottimamente le prestazioni – sia sia su disco – di Simone Zanchini anche se la sua musica viene declinata maggiormente sul versante sperimentale che su quello jazzistico. Questo album è davvero tranchant nel senso che qui siamo in tutto e per tutto nell’ambito della musica moderna e dell’improvvisazione più marcata. Non a caso Simone suona in solo e l’album si intitola “My accordion’s concept”.

In effetti nelle note che accompagnano il CD, Simone illustra le varie fasi della sua crescita artistica (dapprima musicista folk, poi jazzista) sempre alla ricerca di un linguaggio del tutto personale. Nasce così l’esigenza di affrancarsi da ogni influenza, di percorrere strade nuove per cui il suono acustico  non basta più e “giunge la necessità di entrare nello sterminato mondo dell’elettronica”.

Nasce così “Better alone” … ma non basta. Adesso Zanchini vuole affrancarsi da qualsivoglia linguaggio riconosciuto e riconoscibile e lo fa attraverso questo disco. Tentativo riuscito? Solo in parte direi. In effetti la musica di Zanchini non si rifà ad alcun codice e attraversa l’universo musicale libera da ogni condizionamento. Di qui le atmosfere cangianti, il ricorso all’ironia, il fraseggio a tratti virtuosistico a tratti molto semplice, la ricerca sul suono. Ecco, a questo proposito, non paiono del tutto convincenti i brani – soprattutto “Ecstasy break point” – in cui Zanchini insiste nella riproposizione dei suoni più acuti e quindi striduli dello strumento, alle volte davvero fastidiosi per le orecchie forse immature di chi ascolta.

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