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Ci sono musicisti, in realtà non molti, che possono vantare uno sviluppo artistico costante, nel senso che magari non entrano spesso in sala di incisione ma lo fanno solo quando hanno qualcosa di nuovo e di importante da dire. A questa categoria appartiene Maurizio Giammarco il quale ha dimostrato, oramai senza possibilità di smentita, di essere allo stesso tempo un grande sassofonista, un eccellente direttore d’orchestra ed un originale compositore-arrangiatore. Comunque per quei quattro-cinque che fossero ancora scettici ecco gli ultimi tre eccellenti album incisi da Maurizio in questi ultimi tempi.

  • Maurizio Giammarco “Rundeep” – “Lights and shades” – Parco della Musica Records
  • Orchestra del Mediterraneo & Maurizio Giammarco – “Vie di fuga” – Anaglyphos 08.
  • Tricycles – “Electricity” – Parco della Musica Records

Lights And Shades [2013]Lights and shades” e’ stato registrato tra il gennaio e il febbraio del 2012 all’Auditorium Parco della Musica di Roma dal quartetto internazionale di Giammarco completato da Vic Juris alla chitarra, Jay Anderson al basso e Adam Nussbaum alla batteria. Seguo Giammarco praticamente dagli inizi della sua splendida carriera per cui mi sento di poter affermare, senza ombra di dubbio, che questo album si colloca tra le cose migliori che il sassofonista abbia prodotto. E ciò per l’intensità delle esecuzioni, per la validità degli arrangiamenti, per la straordinaria freschezza della musica scritta dallo stesso Giammarco (3 brani), da Vic Juris (5 brani) da Adam Nussbaum (1 brano) oltre all’intramontabile “Lonely Woman” di Ornette Coleman. Ed e’ proprio con quest’ultimo pezzo che si apre l’album: l’atmosfera e’ immediatamente ben delineata: il linguaggio si colloca nell’alveo del jazz moderno ma ben consapevole di tutto il passato che ha contraddistinto la storia della musica afro-americana, ivi comprese le commistioni in qualche natura connaturate al jazz, in una sorta di equilibrio tra tradizione e innovazione che lo stesso Giammarco dichiara di aver consapevolmente ricercato. Di qui la possibilità di cogliere, qua e la, input che provengono da musiche altre come il rock, esemplificati soprattutto dal solismo di Juris, musicista che non a caso ha suonato a fianco di artisti operanti nei più svariati territori, dal blues al jazz, dal rock al R&B. La sezione ritmica e’ semplicemente stellare con Jay Anderson allo stesso tempo preciso come un cronometro svizzero ma leggero come una piuma mentre il drumming di Adam Nussbaum risulta fantasioso e cromaticamente entusiasmante come pochi. In siffatta compagnia il leader dimostra ancora una volta di meritare appieno la stima di quanti – e lo scrivente e’ tra questi – lo considerano in assoluto uno dei migliori sassofonisti oggi in esercizio. Il suo sound e’ sempre pieno, rotondo, fluido indipendentemente dallo strumento che adopera (tenore, alto o soprano), con un fraseggio scevro da inutili virtuosismi, sempre al servizio dell’espressività e sempre caratterizzato da una solida capacità improvvisativa che si nota in ogni singolo brano. Un’ultima notazione: altro elemento caratterizzante “Lights and Shades” è la straordinaria empatia che si registra tra i quattro, empatia che viene spiegata dallo stesso Maurizio con il fatto che, cito testualmente “Apparteniamo tutti alla stessa generazione, siamo cresciuti suonando jazz di ogni tipo ma siamo maturati in anni di grande passione e proiezione utopica, in cui si assorbiva e sperimentava di tutto: dal Rock all’avanguardia colta”.

Vie di fugaVie di fuga” – registrato a Catania nel luglio del 2012 – ha preso vita grazie all’iniziativa di Antonio Marcellino, direttore del Festival “Magie Barocche” che ha commissionato a Giammarco un lavoro di rielaborazione di melodie bachiane per Jazz Ensemble. Così, alla testa dell’Orchestra Jazz del Mediterraneo, il sassofonista ha affrontato un tema particolarmente caro a chi scrive, vale a dire il rapporto tra la musica classica ed il jazz ovvero la possibilità di presentare in chiave jazzistica i capolavori della musica colta. Maurizio ha affrontato la difficile prova con quell’amore per le sfide che gli è congeniale unitamente a quella professionalità e a quel raffinato gusto che tutti gli riconosciamo. Escludendo la produzione di ispirazione religiosa, Giammarco ha pescato a piene mani in quel copioso corpo di fughe e canoni denominato “Offerta Musicale” cui si rifanno ben sei degli otto brani presenti nel CD: gli altri due provengono, rispettivamente, “Sinfonia IX revisited” da una delle 15Sinfonie a tre voci mentre “Bach Gygabites” è una del pianista Seby Burgio su cellule tematiche tratte dalle Suites Inglesi. Ciò detto, l’album si colloca su livelli di eccellenza sia per l’originalità degli arrangiamenti sia per l’ottima prova dell’ensemble orchestrale…senza trascurare, ovviamente, la bravura esecutiva del leader. Se si facessero ascoltare le tracce del CD a qualcuno che magari conosce poco della musica classica, siamo certi che costui farebbe fatica a ritrovare stilemi propri della musica colta ché i pezzi sembrano scritti proprio per musicisti jazz. Dal canto loro i componenti dell’Orchestra Jazz del Mediterraneo si muovono con bella compattezza evidenziando alcune individualità di rilievo come i sassofonisti Orazio Maugeri, Carlo Cattano e Rino Cirinnà, il già citato Sebi Burgio, cui occorre aggiungere il bravissimo special guest, ossia il trombonista Roberto Rossi. Ovviamente superlativa come al solito la performance di Maurizio che comunque si ritaglia il ruolo di prim’attore solo nel brano d’apertura

eletricityDi natura completamente diversa il Electricity” registrato a Teramo nel novembre del 2010. Qui Giammarco guida l’oramai famoso trio completato da Dario Deidda al basso elettrico e dall’americano John Brandon Arnold alla batteria e percussioni. Nonostante la formazione sia attiva da una decina d’anni, questo è il suo primo album per cui bisogna dare atto alla “Parco della Musica Records” di aver avuto la necessaria sensibilità e lungimiranza per far entrare il trio in sala di registrazione. Il risultato è davvero eccellente…ma non si tratta certo di una sorpresa dal momento che, come già accennato, si era avuta ampiamente l’opportunità di ascoltare Giammarco e compagni. La loro è una musica fortemente meticciata sia nello stile sia nella scelta del repertorio. In effetti il trio propone una sorta di sintesi, spesso ben riuscita, tra linguaggio propriamente jazzistico e stilemi tratti dalla fusion, dal jazz-rock se non proprio dall’hard-rock. Di conseguenza il repertorio si divide tra composizioni originali con qualche influenza rock specie nell’uso dell’elettronica, improvvisazioni collettive e brani di chiara matrice jazz come “Brownside” e il trittico di composizioni monkiane, “Monk’s mood”, “Misterioso” e “Little Rootie Tootie” (particolarmente riuscita la riproposizione di quest’ultimo brano). E tra le tante esecuzioni degne di nota contenute nell’album occorre citare anche “Jimi’s Changes” dedicata esplicitamente a Jimi Hendrix e “Green interlude” impreziosito da un bell’assolo di Giammarco al flauto. Comunque quel che colpisce l’ascoltatore, indipendentemente dai vari brani, è la compattezza che emana dal gruppo, l’empatia che lega i tre musicisti, il modo in cui la sezione ritmica risponde ai continui stimoli dei fiati di Giammarco. Così’ il sassofonista ha modo di esprimersi con la massima libertà ben sapendo che i suoi compagni d’avventura sapranno seguirlo su qualsiasi terreno abbia voglia di inoltrarsi: Deidda evidenzia ancora una volta tutta la sua bravura nel sostenere ritmicamente il gruppo mentre il drumming non convenzionale di Arnold detta i tempi con rara precisione.

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