Riprendono le guide all’ascolto con Gerlando Gatto alla Casa del Jazz. Primo incontro con il Daniele Pozzovio

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Daniele Pozzovio (foto Daniela Crevena)

Daniele Pozzovio (foto Daniela Crevena)

Ancora una volta sala piena alla Casa del Jazz per il primo incontro del terzo ciclo (a grande richiesta) delle Guide all’ascolto sugli standard.  La formula è sperimentata (Adriano Mazzoletti, studioso, critico musicale, presente ieri in sala l’ha definita “radiofonica”) ed è oramai di provata efficacia. E l’argomento è pressoché inesauribile.

Gli standard, ossia brani che improvvisamente e a volte misteriosamente diventano fondamentali punti di partenza per interpretazioni diversissime da parte di jazzisti di tutte le epoche, sono tantissimi, e ognuno è sorgente di migliaia e migliaia di riletture che danno luogo, in tempo reale, ad altrettanti “nuovi” brani. Gerlando Gatto non fa altro (sembra facile!) che raccontare (in parole e musica) la nascita di questi pezzi celeberrimi e svelarne le infinite possibilità, con ascolti e live.

Il successo di una simile operazione va al di là della mera didattica ed è dato dal fatto che questo è modo di spiegare il Jazz che parte dalla musica, e non dalle sole parole. La musica parla molto più delle parole se l’ascolto è guidato da un esperto che scelga con efficacia cosa proporre, in base alle differenze stilistiche, o di organico, o storiche d’interpreti che hanno fatto la storia di questo genere musicale pressoché inesauribile.
Il viaggio di ieri- giovedì 9 maggio – è avvenuto insieme al pianista Daniele Pozzovio, che si è misurato con brani fondamentali come “Get Happy” , “For all we know” e anche “Take the A train”. Si comprende molto del Jazz senza leggere troppi libri, ascoltando “Get Happy” nella versione di Ella Fitzgerald con la sua voce funambolica, perfetta eppure non scevra da asperità inconfondibili del timbro, che canta su un arrangiamento da Big Band, e poi facendo un doppio salto mortale passando a quella destrutturata da Brad Mehldau con il suo strepitoso , finendo sul Live di Pozzovio, che mostra di avere fantasia ed un suo stile definito, fatto di improvvise incursioni nel pianismo mainstream, cambi di ritmo, ottima tecnica e fantasia improvvisativa.

Anche “For all we know” mostra il fascino delle possibilità infinite del Jazz, se la ascoltate cantata da Dinah Washington, che centellina le frasi melodiche in maniera dolcemente emotiva su un arrangiamento orchestrale invece molto scorrevole, ascoltandola subito dopo in Live ancora per opera del bravissimo Pozzovio, e poi ancora in un’affascinante versione di Arild Andersen, che ne canta il tema con il , adiuvato alla chitarra da uno strepitoso Ralph Towner.

Daniele Pozzovio (foto Daniela Crevena)

Daniele Pozzovio (foto Daniela Crevena)

E anche un brano stranoto come “Take the A Trane” è la riprova evidente di come il Jazz stravolga sempre le carte, anche quando sembrano scontate: Pozzovio lo propone nel suo cavallo di battaglia, la riproposizione quasi letterale dell’intro celeberrima di Michel Petrucciani al brano stesso. Poi parte il filmato relativo proprio a Petrucciani, che propone il pezzo in una delle sue versioni (ed è l’occasione anche per vedere splendide inquadrature di Steve Gadd impegnato in uno dei suoi soli pazzeschi) : analogie e differenze, impercettibili accenti, cambi di stile, persino nella citazione precisa e voluta di Petrucciani da parte di Pozzovio, rendono ancora più evidente che il Jazz nasce quando un Jazzista suona. E un Jazzista suona sempre in un modo così personale da rendere il Jazz infinito.

Appuntamento a mercoledì 15 maggio con gli “Ibrido Hot Seven”. Altro Jazz da non perdere!

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