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Alessandro Fabbri – “Stray Horns” – 2157

StrayhornsProprio in questi giorni, preparando, per la Casa del Jazz,  il terzo ciclo di guide all’ascolto dedicate agli standards, mi sono spesso imbattuto nelle composizioni di .  Ho avuto così modo di riascoltare alcune vere  e  proprie perle che hanno fatto la storia del jazz, eseguite non solo dalle varie orchestre ellingtoniane ma anche dai moltissimi artisti che con queste partiture si sono cimentate. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, Alessandro Fabbri, il cui album, intitolato semplicemente StrayHorns, può a ben ragione considerarsi uno dei più sentiti e significativi omaggi rivolti a questo compositore. E ciò per una serie di motivi facilmente identificabili. Innanzitutto la felice scelta del repertorio: anziché rifugiarsi nei soliti brani, eseguiti centinaia di volte, Fabbri ha indirizzato la sua attenzione anche verso pezzi meno conosciuti.

Così accanto ai celeberrimi “Isfahan”, “Lush life”, “Lotus blossom”… per chiudere con l’immancabile “Take the “A” train”, possiamo ascoltare anche composizioni meno conosciute come “The Hues” e “Pomegranate” scoperte di recente. In secondo luogo la scelta della formazione: Alessandro, da profondo conoscitore delle dinamiche proprie delle big band, ha scelto la formula del settetto con quattro fiati che gli consentissero, in qualche modo, di raggiungere volume e sonorità propri delle orchestre. Ecco quindi cinque tra i più grandi “fiati” che oggi illuminano il jazz italiano: Maurizio Giammarco ai sax tenore e alto, Fabrizio Gaudino tromba e flicorno, Alberto Serpente corno francese, Roberto Rossi ed euphonium e Dario Duso alla tuba;  la scelta di due strumenti atipici quali corno francese edeuphonium la dice lunga su quanto Fabbri ammiri la lezione evansiana.

In effetti gli arrangiamenti che ascoltiamo, come evidenzia acutamente Luca Bragalini nelle note che accompagnano il CD, sono giocati sul colore, sulle combinazioni timbriche e contrappuntistiche, su un gioco poliritmico di rara maestria. E quest’ultima considerazione ci porta a parlare, seppur brevemente, della bravura dei singoli: dei fiati abbiamo già detto; la sezione ritmica è semplicemente stellare composta, oltre che dal leader, dal contrabbassista Ares Tavolazzi che ancora una volta evidenzia una classe ed una originalità ineguagliabili.

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