Dopo quello sulla batteria ecco il secondo episodio della nostra rubrica Vi spiego… Mentore d’eccezione , intervistato da Daniela Floris.

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Fabrizio Bosso

– Fabrizio, innanzitutto spiegaci come mai hai scelto di suonare la tromba, e quando hai cominciato a guadagnare e a decidere di vivere con la tua musica.
“ La tromba perché ho un papà trombettista quindi un po’ per imitazione… all’ inizio vedevo lui  suonare e così , dopo aver distrutto una serie di trombe di plastica ho iniziato a suonarne una vera, a cinque anni.  Che dire, ho capito quasi da subito che poteva essere la mia vita”.

– E ora entriamo nel merito.  La tromba è uno strumento a fiato.  In cosa si differenzia da altri strumenti a fiato? Come è strutturata? Come esce il suono da una tromba?
“ Intanto ti dico che è uno strumento in lega di ottone e  rame, e che  in realtà altro non è che un tubo ritorto.  Se non fosse così attorcigliata sarebbe molto lunga, circa due metri, credo. Soffiandovi dentro si crea una vibrazione: ma mentre nel il  suono esce facendo vibrare l’ ancia, nella tromba questa funzione viene svolta dalle labbra. Il primo suono viene generato dalla vibrazione delle labbra, che viene poi amplificata dal bocchino e dalla tromba stessa”.

– E dunque descrivicela più nei dettagli….
“ La prima sezione della tromba nella quale viene introdotto il bocchino si chiama lead pipe,  o canna di imboccatura. Poi ci sono i pistoni. Al termine c’è la campana.  Ad ogni pistone corrisponde una “pompa”:   le pompe sono tre, prima seconda, e terza e sono poste in corrispondenza del  primo, secondo e terzo pistone. Accanto alla prima e alla terza troviamo degli anelli che si possono  usare per aggiustare alcune note che non sono perfettamente intonate. L’ anello corrispondente alla prima pompa veniva usato molto nella musica classica per ottenere note perfette,  ma oramai negli strumenti di ultima generazione non serve praticamente più utilizzarlo.  Anche l’ uso dell’ anello vicino alla terza pompa  è diminuito molto perché sono migliorati gli strumenti: viene talvolta ancora utilizzata su due note particolari che, nella tromba in si bemolle, per noi trombettisti corrispondono al re e al do#”.

Tromba descritta

A questo proposito,  in quante tonalità è prodotta la tromba?
“La tromba principale che viene utilizzata in tutti i generi  musicali è la tromba in si bemolle, ma per la musica classica, musica per orchestra, viene usata la tromba in do, che è uno strumento quasi identico con un canneggio (il tubo che struttura la tromba stessa, n.d.r.)  leggermente più corto.  La maggior parte della musica operistica e cameristica viene scritta in do.  Nella musica classica viene usata anche la tromba in mi bemolle (per la maggior parte dei concerti da Haydn in poi e tutti i concerti classici per tromba ) ma anche quella in re.  Poi c’è  il trombino in si bemolle,  esattamente un’ ottava sopra della tromba: viene impiegato per suonare Haydn o i concerti brandeburghesi , nei quali serve un suono più chiaro , più “ piccolo “, e ci sono musicisti che si specializzano proprio in quello strumento.  Non va confuso con la pocket trumpet, che è quella che usava Don Cherry, per intenderci, che genera invece un suono nell’ ottava stessa della tromba normale.  La pocket è  una tromba  in si bemolle ed ha la sua stessa lunghezza, ma è più “accartocciata”, il tubo in pratica è più compresso.  Così come per il flicorno: stessa lunghezza ma si sviluppa più in verticale ed ha la campana più grande ed  un canneggio più conico,  più vicino a quello del corno”.

– Quante ottave di estensione può avere una tromba?
“ E’ soggettivo,dipende dalla bravura, dalla predisposizione, è una cosa fisica strutturale , della bocca, dell’ angolazione, di quanto uno ci si studia, e anche  da quanto interessa al trombettista avere una estensione sempre più ampia”.

– Tu quanta estensione riesci ad ottenere?
Mah,  io ho un’ estensione diciamo giusta per poter lavorare un po’ in tutti i campi. Però non sono un lead trumpet.  Ovvero, ci sono le prime trombe, che si specializzano proprio nel registro molto alto, però di conseguenza per me un po’ sacrificano il suono, riferendoci ovviamente alla mia idea di suono:  un suono più caldo, più scuro.  Anche perché c’è un tipo di equipaggiamento che ti permette di favorire l’ uscita di queste note particolarmente acute.  Forse a proposito di questo è importante parlare  della grandezza  del bocchino,  a prescindere dal tipo di tromba che usiamo” 

– Quindi quanti tipi di bocchino esistono e in che modo si differenziano ?
“Ne esistono una caterva di marche.  Il suono cambia in base alla profondità della tazza (la tazza corrisponde alla cavità interna del bocchino, n.d.r.).  Quando un trombettista  sceglie il bocchino prova se è confortevole  l’ appoggio: non deve tagliare, non deve fare male,  e si  decide in base al tipo della conformazione della tua bocca e dei denti che hai .  Se hai in testa (e cerchi) un suono scuro, andrai  verso un bocchino molto profondo, più faticoso da suonare,  poiché richiede molta più aria, ma che permette un suono più caldo … mentre i bocchini da lead trumpet sono molto più piatti:  lo vedi proprio fisicamente, la tazza è più alta e c’è meno spazio, e dunque viene subito  favorita una vibrazione più acuta. E’ una questione individuale, soggettiva: io per esempio quei bocchini non riesco a suonarli”.

bocchino Bocchino lead

Ora devo per forza rivolgerti una domanda  che per te è certamente banale… Ma che per i neofiti non lo è.  Vediamo tre pistoni, come fa un trombettista a produrre tante note con solo tre pistoni?
Le note non si ottengono con i pistoni, i pistoni fanno semplicemente deviare l’ aria. Noi possiamo,  con l’ aria, produrre una quantità di note inimmaginabile, anche senza i pistoni: il che dipende sempre dal talento dello strumentista.  A seconda di quanto bene riusciamo a soffiare e di quanta muscolatura abbiamo possiamo andare più su, prendere sempre armonici più alti. Quando noi schiacciamo i pistoni deviamo l’ aria, che fa un  altro percorso e va a pescare un altro ramo di armonici,  generando una serie di note diverse. Naturalmente sempre anche con l’ azione di aria e labbra e con muscolatura bene allenata”.

– Quindi  le note le si ottengono con le labbra.
“ Con le labbra, certo.  La cosa fondamentale è la tensione che riesci a creare con la forza della muscolatura del viso intorno alle labbra.  E’ importante quanto diventi forte.  In una prima fase di studio, ma anche di mantenimento, è importante allenare questi muscoli, per ottenere una forza che normalmente noi non abbiamo. Parliamo di muscoli allenati per parlare, per  mangiare, ma non per poter creare questa vibrazione necessaria a produrre i suoni.  E’ palestra quindi: e in effetti  all’ inizio non si riesce a suonare per più di venti  minuti o  mezz’ ora senza farsi male. La muscolatura deve essere unita naturalmente ad una buona emissione di aria, che si ottiene aumentando la capacità diaframmatica: bisogna imparare a respirare “basso”.  Normalmente siamo abituati a respirare in maniera toracica, le donne (almeno fino a che non partoriscono) più degli uomini. In effetti alle donne che non riescono a suonare bene io consiglio sempre di… fare un figlio! (Ride, n.d.r.)”.

– Le trombe sono costruite con diversi materiali, sono di diversi pesi ?
“Si assolutamente. Anche le rifiniture degli strumenti possono alterare il suono: l’ argentatura tende a schiarire un po’  il suono, la doratura a scurirlo.  Se c’è un’ alta percentuale di rame, anche in questo caso il suono viene scurito.  In realtà queste rifiniture sono molto estetiche, alterano un po’ il suono.  La tendenza adesso è quando si comprano strumenti artigianali è quella di tenere lo strumento “rough brass”, grezzo insomma, così come nasce: senza verniciature vibra di più. La maggior parte dei sassofoni vintage dove c’è  molto mercato dell’ usato, ad esempio, sono slaccati”.

– Esiste una differenza tra le cosiddette trombe vintage e quelle artigianali nuove, moderne?
“Si ecco diciamo che non c’è un mercato così forte negli strumenti vintage nelle trombe vintage perché la costruzione ha migliorato molto lo strumento.  In pratica  non ha molto senso tornare indietro. L’unica tromba che ha mantenuto un po’ una caratteristica di suono particolare è la Martin. Io ne ho una, qualche Martin, o qualcuna delle Conn.  La Martin ha un suo fascino perché l’ hanno suonata tutti i più grandi Jazzisti, l’ ha suonata Miles Davis e quindi ha un mercato del vintage, ma non ai livelli dei sassofoni, che invece d’ epoca costano un sacco di soldi!”.

– L’ intonazione dunque dipende dal trombettista, è questione di orecchio..
“Si è orecchio e studio.  E’ tutto lì. Devi avere orecchio ma poi per non stonare devi avere una buona emissione, e per avere una buona emissione devi avere una buona muscolatura e una buona respirazione”.

Sono caratteristiche che servono anche per affrescare le dinamiche ? (l’ alternarsi di volumi più o meno intensi, importanti ai fini espressivi, n.d.r.)
“Anche per le dinamiche è questione di labbra, e di studio.  Per fare bene  il piano e il forte devi studiare tanto il piano e tanto il forte: serve una tecnica completamente diversa.  Suonare forte è più semplice.  Con la tromba, più di tutti gli ottoni, è uno strumento in cui hai davvero poco margine di errore.  Se non posizioni perfettamente l’ imboccatura sei nei guai.   Il minimo spostamento del labbro ti fa scroccare (steccare, insomma non esce la nota o non esce la nota giusta).  Il rischio diminuisce quando suoni forte,  infatti non a caso nelle bande suonano sempre fortissimo.  Il piano invece è una cosa che richiede molta precisione.  Chi suona nella musica classica si specializza proprio in questo, nel controllo totale. E’ molto difficile, ti faccio un esempio,  riuscire a suonare piano dopo aver suonato forte: ti si gonfiano le labbra e dunque devi rientrare subito in possesso della posizione giusta.  Ma questa non è l’ unica di una lunga serie di difficoltà tecniche che noi trombettisti incontriamo”.

– Cosa è la sordina, e quale la sua funzione?
“Fondamentalmente  la sordina ha la funzione di cambiare il suono.  Penso che sia per questo che la tromba viene considerata lo strumento più vicino alla voce umana.  C’è la possibilità di tirare fuori veramente tantissimi suoni , come i timbri della voce:  urlare, sussurrare   e passare da una dinamica fortissima ad una pianissimo, anche per mezzo della sordina….”.

Che  dunque ha una funzione espressiva, non solo di azzeramento del volume ….
“Si, sicuramente. Ci sono anche le sordine da studio  che hanno quella funzione di azzeramento del volume. Ma c’è anche una questione timbrica.  La riduzione di volume non è da sottovalutare: ad esempio Duke Ellington usava molto le sordine Velvet , nella sua orchestra, perché voleva abbassare la dinamica delle trombe o magari  usare questo tipo di sonorità per i background  (nel si dice background lo sfondo armonico ritmico eseguito dalla sezione fiati che accompagnano un solo strumentale )  .  Se durante un solo di sassofono il background di quattro trombe ha un suono troppo aggressivo, o invadente , con le sordine si ovvia al pericolo di sovrasta mento del  solo stesso.  Con Miles è arrivata la sordina Harmon Mute,ed  è lui che l’ ha fatta diventare famosa: pensa che la si appella “la sordina alla Miles”. Quella purtroppo è una sordina che non si trova più.  Altri trombettisti più vecchi di lui hanno reso famosa la sordina Plunger, altrimenti detta sordina “WaWa”.  Non solo volume dunque, ma anche timbro”.

Tu la usi?
Si a me piace molto”. 

– Ed è una sordina particolare?
“No, è praticamente quella che vedevi in forma di stura – lavandino proprio nell’ orchestra di Ellington: adesso le producono più carine, ma la sostanza non cambia”.  

– Parliamo della tua tromba. Qual è la tua tromba?
Io adesso ne sto alternando due.  Una è una Martin vintage del 1946,  e poi ho una Monette Prana 3, che è uno strumento contemporaneo .  Le uso a periodi, mi stanco di suonarne una e passo all’ altra.  In realtà sto per farmene costruire una negli USA tramite un intermediario giapponese: in Italia non riuscivo a trovare quel tipo di strumento.  Dunque probabilmente ne avrò una terza”.

Tromba di Bosso

Cosa è il fiato continuo, o respirazione circolare? A cosa serve suonare ininterrottamente per minuti senza interrompere mai la colonna dell’ aria? Ha una valenza espressiva?
In alcuni casi può essere espressiva perché vuoi portare a termine una frase che hai in testa e che avrebbe bisogno ancora di qualche nota ma ti ritrovi a non avere più il fiato sufficiente.  Spesso invece può servire per colpire, è un mezzo leggermente circense che però in casi disperati puoi decidere di usare!”.

In che modo un trombettista regala il proprio timbro alla sua tromba? Perché,  e come mai è possibile che possiamo riconoscere un trombettista dal suo suono?  Ovvero, il musicista che impronta da alla propria tromba?
E’ difficile, io credo che  chi veramente ama il proprio strumento  sia sempre alla ricerca di un proprio timbro, un proprio suono.  Anche cercare una o l’ altra tromba avviene  sempre perché c’è una sorta di insoddisfazione… ci sono dei giorni che ti dici “beh non è male…” Altri  giorni invece che ti odi, non riesci ad ascoltarti. In realtà il suono ce l’ hai in testa.  Anche cambiando strumento il suono rimarrà probabilmente simile a quello che hai prodotto fino a quel momento…  però il cambio ti può aiutare un po’ ad assecondare quell’ inclinazione, ti facilita un minimo . Forse non lo so neanche io quale è il mio suono…  si,  ogni tanto l’ ho sentito registrato , ogni tanto”.

Però è questione anche del  corpo, del corpo stesso del musicista
“ Molto, molto.  Dipende molto proprio da te come persona.  Io il mio timbro e il mio suono li sento cambiare di giorno il giorno. Dipende da quanto ho dormito, da come sto, da cosa ho in testa in quel momento… Sai cos’è, magari stai cercando un suono scuro o caldo ma nel tuo cervello in quel momento non c’è niente di scuro o di caldo. E allora il suono uscirà diverso, e in quel caso diventa un po’ una lotta… non è facile”.

Fabrizio Bosso

© Foto: Daniela Crevena.

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