Gilad Atzmon And The Orient House Ensemble – “Songs Of The Metropolis “ Worl Village 450024

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Prepariamoci ad un lungo e straordinario viaggio attraverso alcune delle più belle città del mondo: maestro di cerimonie il polistrumentista Gilad Atzmon con il suo “Oriental House Ensemble” in vita dal 2000, ovvero l’altro polistrumentista Frank Harrison, il contrabbassista Yaron Stavi e il batterista Eddie Hick. Chi si attende una musica descrittiva, d’atmosfera resterà fortemente deluso in quanto Gilad prende spunto dalle grandi città, dalle metropoli per dare vita e consistenza alle proprie sensazioni, al proprio modo di vedere e vivere la vita. Non a caso lo stesso leader spiega brevemente che il tentativo dell’album è stato quello di catturare il “sound” delle città, delle grandi città, quel sound che rimane entro di noi e che si solidifica quando, prima da ragazzi e poi da adulti viviamo in un determinato luogo per tanti anni. E questo luogo , specie per i musicisti, si identifica con le metropoli dal momento che è qui che si trova lavoro, è qui che si trovano i conservatori, è qui che di solito si fanno i grandi incontri. Si inizia quindi con “Paris”: una dolce e malinconica melodia disegnata dal pianoforte di Frank Harrison, ripresa dall’accordion e dal del leader a declinare un’atmosfera sognante che contrasta nettamente con la tensione e l’energia del secondo brano dedicato a “Tel Aviv”, tutto giocato su un lungo, nervoso assolo di Gilad, dal sapore vagamente orientaleggiante, ottimamente sostenuto dagli altri tre con in particolare evidenza il pulsante sostegno ritmico di Yaron Stavi.

Sinceramente toccante “Buenos Aires” in cui il sax di Atzmon ricorda il più lirico Gato Barbieri. “Vienna” è forse il brano più descrittivo dal momento che si tratta di un valzer scritto, spiega lo stesso Gilad, “per il fascino della dolcezza”; “Manhattan” si basa su un ritmo funky assicurato da e batteria mentre il pianismo di Harrison fa da contraltare al sax soprano di Gilad, quello stesso sax soprano con cui in “Scarborough” Atzmon disegna uno degli assolo più suggestivi e indovinati dell’intero album. “Moscow” si caratterizza per il tono solenne che, introdotto da pianoforte e tamburi subito doppiati dal sax tenore, si manterrà per tutto il pezzo impreziosito, tra l’altro, da due splendidi interventi di Stavi e di Harrison al pianoforte. “Somewhere in Italy” è affrontato con dolce delicatezza sia da Atzmon sia da Harrison mentre “Berlin” segna una conclusione all’insegna dell’allegria su un tempo di valzer contrassegnato da un coro costituito da tutti i membri del gruppo.

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