Un ricordo dell’intellettuale siciliano scomparso a luglio

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Aldo SinesioSono passati più di quattro mesi dalla scomparsa del produttore musicale, regista e documentarista Aldo Sinesio ma è importante ricordare – seppure a distanza di tempo – la sua visionaria figura. Morto il 3 luglio a Riano (nei dintorni di Roma) ad ottantatre anni e nato a Porto Empedocle, Sinesio è stato un personaggio scomodo, un intellettuale ed un produttore di cultura indipendente. Nel 1963 girò “Tutto il bello dell’uomo”, drammatica pellicola sulla mafia (con Lando Buzzanca e Lilla Brignone; musiche di Piero Umiliani) e all’isola natìa dedicò anche il documentario televisivo “Viaggio in Sicilia”.

Eppure il nome di Sinesio è associato soprattutto all’etichetta discografica Horo Records (dal nome di una divinità egizia)  che fondò nel 1972 a Roma e costituì il modello delle etichette indipendenti europee ed italiane. In una situazione molto diversa da oggi (con spazi ristretti, un gretto provincialismo culturale e poco prima del determinarsi di un pubblico giovanile di massa per la musica afroamericana), Aldo Sinesio ebbe il coraggio di documentare la nuova scena italiana, l’avanguardia e la tradizione jazzistica con album che ancora oggi sono oggetto di interesse per studiosi, appassionati, collezionisti. Mai ristampati in Cd (anche se l’ipotesi era stata vagliata dal produttore), mai ceduti nonostante le pressioni e le richieste, gli oltre settanta Lp della Horo (tra cui la serie “Jazz a Confronto”) costituiscono un corpus variegato e rappresentativo del libertario jazz degli anni ’70, con tutte le sue  fertili contraddizioni.

Tra gli artisti documentati Renato Sellani, Marcello Rosa, , Gerardo Iacoucci, Mario Schiano, Giancarlo Schiaffini, Enrico Rava, , , il trio SIC, Laboratorio della Quercia… accanto a Johnny Griffin, Lee Konitz, Joe Venuti, Gil Evans, Sun Ra, Max Roach, Steve Lacy, Musica Elettronica Viva, Ran Blake, Archie Shepp, Jeanne Lee, Roswell Rudd, Sam Rivers, Garrett List, Charlie Mariano, Lester Bowie, Don Pullen, George Adams, Dave Burrell, Aldo Romano, Martial Solal, Karl Berger, David Murray…  C’era anche una “Freddie Hubbard Anthology” in cinque Lp (uscita nel 1981) e proprio al grande trombettista nel dicembre 2010 Sinesio aveva dedicato a Porto Empedocle quattro serate di concerti. In quell’occasione annunciò la nascita della “A.Sinesio International Foundation per l’arte, la cultura e le tradizioni popolari” in cui trasferiva il suo patrimonio artistico e culturale. I recital (con  Gianni Gebbia, Irio De Paula, Ivano Nardi) vennero registrati con l’idea di riprendere la collana “Jazz a confronto”; il ricavato delle serate andò al Coordinamento immigrazione di Agrigento, a “Libera”, alla sezione locale di “Amnesty International”, alla comunità di Contrada Ciuccafava, con interventi del comitato “NO rigassificatore”.

A più di ottant’anni, da tempo fuori della scena discografica attiva, Aldo Sinesio conservava ancora – lo dimostrano i fatti appena elencati –  uno spirito libero, un atteggiamento critico e non rassegnato nei confronti dei mali e delle contraddizioni della società italiana, uniti al desiderio di valorizzare il frutto del proprio coraggioso lavoro. Lo aveva iniziato negli anni ’60 con il cinema e proseguito nei ’70 con la Horo quando, grazie a profitti maturati nel campo della radiofonia musicale, decise – tra i primi in Europa – di dar vita ad un’etichetta indipendente.

Articoli scelti per te:

Ti è piaciuto l'articolo? Lascia un commento!

Commenti

commenti