Nell’ambito delle guide all’ascolto curate da Gerlando Gatto

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dario germani (2)

Dopo tre lunghe settimane di interruzione, sabato 7 dicembre la Casa del Jazz ha ripreso le sue normali attività per cui mercoledì 11dicembre, nell’ambito delle guide all’ascolto curate da Gerlando Gatto, sarà di scena il del contrabbassista Dario Germani con Stefano Preziosi al sax e Luigi Del Prete alla . Si tratta, in sostanza, della stessa formazione che, con l’aggiunta di Max Ionata quale ospite d’onore, ha inciso l’album “For Life” prodotto dall’etichetta romana Tosky Records, diretta da Giorgio Lovecchio e Davide Belcastro, che ha curato la registrazione del CD nella meravigliosa Villa d’Este di Tivoli (su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali). Mercoledì il trio eseguirà due brani di Monk (“Well you needn’t” e “Crepuscule with Nellie”), un pezzo di Coltrane (Mr. P.C.), uno del ’38 scritto da Sammy Fain e Irving Kahal (“I’ll be seeing you”) ed un solo original – “Lullaby for Bianca” – tratta dal già citato “For Life”.

Ciò detto, vale forse la pena soffermarsi sull’incresciosa vicenda della Casa del Jazz. Come molti lettori ricorderanno, a causa del nubifragio abbattutosi sulla Capitale nella notte tra il 19 e il 20 novembre scorsi, uno dei grandi pini siti nel giardino della struttura è caduto sull’edificio principale dove si svolgono le serate-concerto. Di qui la cancellazione di tutti gli eventi in programma, proprio per l’inagibilità del sito.

Per fortuna non c’è stata alcuna conseguenza di carattere più grave cosa che invece è accaduta nella vicina via Cristoforo Colombo dove un centauro è morto schiacciato da un albero sradicato dal forte vento poco oltre il raccordo anulare.

Il problema consisteva dunque nel rimuovere il pino e controllare quali danni avesse causato. Un problema che in un qualsivoglia altro Paese civilizzato – non dico la Scandinavia, ma basta la vicina Francia – sarebbe stato risolto in pochissimi giorni. Ma in Italia no, nella Roma caput mundi ci sono volute quasi tre settimane. Certo, alla Casa del Jazz abbiamo assistito alla solita sfilata delle “classiche” autorità competenti ma poi, al  momento di decidere nulla accadeva. Il “Servizio Giardini” del Comune, che avrebbe dovuto fattivamente agire, ha nicchiato per più di qualche giorno. Alla fine, sommersi da una marea di telefonate, qualcosa si è mosso e il problema è stato risolto.

Ora ci pare che la faccenda sia emblematica di un certo modo di procedere che caratterizza il nostro Paese. Ci si chiede, sgomenti, come mai non cresciamo più, come mai non si riesce a superare una crisi che sembra senza fine. La risposta probabilmente è molto più semplice di quel che si pensi: ma come fa ad essere produttivo uno Stato (con le relative emanazioni periferiche) la cui burocrazia non perde occasione per rivelarsi quel che è, vale a dire una vera e propria palla al piede dell’economia? Nel nostro Paese il potere di autorizzazione, e quindi di veto, è spezzettato in mille rivoli, in mille piccole parti possedute da gruppi di potere che tutto fanno per restare abbarbicati ai loro privilegi.  E così la burocrazia la fa da padrona, una burocrazia insopportabilmente vetusta, testarda, sorda a qualsiasi istanza di rinnovamento. Risultato: quel che negli altri Paese è possibile in una settimana, da noi occorrono mesi… alla faccia di quanti avevano promesso che con loro le cose sarebbero cambiate.

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