Duo Colombo – Bozzolan

Tempo di lettura stimato: 5 minuti

IMG_3610

Ho colto con entusiasmo l’invito di Gerlando Gatto a scrivere del recente tour che ha visto protagonisti me ed Eugenio Colombo in Cile. L’occasione è d’oro per ricordare e condividere con i lettori, una delle rare volte in cui, nella movimentata carriera di un musicista (specie se dedito al ed ), ci si trova a viaggiare ancora una volta, per andare a suonare lontano la propria musica.

Dal 2009 collaboro stabilmente in Duo con Eugenio Colombo. Tutto è nato grazie ad un casuale incontro su un treno di ritorno da Siena Jazz nel 2005, in cui ci siamo trovati seduti uno di fronte all’altro. L’allievo ed il maestro. Poi un cenno a sedersi vicini ed una chiaccherata su “Brillant Corners” di T.Monk, è stata la scintilla iniziale di un incontro umano che è diventato anche un sodalizio musicale. Con Eugenio abbiamo viaggiato moltissimo in Europa, Africa e Sud America. Suonando sempre quello che ci piaceva suonare, improvvisando e leggendo, quasi sempre senza parlare mai di cosa si sarebbe suonato una volta saliti sul palco. Quattro anni fa, un’occasione (quasi) irripetibile: il lungo tour in Sud America lungo il Guatemala, Brasile, Colombia, Cile, Perù ed Argentina.

Un Tour di un mese e mezzo con più di 20 concerti  quasi del tutto improvvisati, durante i quali  quali è stato registrato il disco “Sud America” (Zonedimusica 2009). Potete leggere il “diario” che Eugenio aggiornava ogni giorno su http://www.zonedimusica.com/index.php?option=com_content&view=article&id=147&Itemid=163 .

Chi fa il musicista, sa che viaggiare e suonare sono i due capisaldi di una condizione ideale. Il viaggio è parte integrante dei concerti. E’ quello spazio di tempo fuori dal palco in cui, in realtà, si preparano i presupposti per la performance musicale vera e propria. Si parla moltissimo, si tace, si dorme molte ore in aereo e si mangia insieme ed ovviamente di suona. Eugenio fa parte di quei musicisti che in Italia, ed in Europa, hanno fatto grande la parola Improvvisazione. E’ sempre un po’ importante ricordare che In Italia abbiamo una generazioni di Maestri in giro per lo stivale, qui vicino senza andare oltreoceano, che sono musicalmente attivi e ricchi di un patrimonio da passare alle generazioni come la mia. Non accorgersene è un vero peccato. Per questo motivo quando, tramite l’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile ,io ed Eugenio siamo stati invitati a suonare al Festival Jazz EU 2013 ( http://www.goethe.de/ins/cl/prj/jaz/esindex.htm ), per me è stato un bel momento da cogliere a pieno.

 

Siamo partiti il 26 di Novembre e siamo tornati il 3 Dicembre. Una settimana di musica, decine di ore in volo, tre concerti, un workshop ed incontri importanti. Potrebbe essere la semplice storia di un tour qualsiasi se non fosse che siamo stati chiamati a partecipare, con altri sei paesi europei (Belgio, Germania, Svizzera, Norvegia, Francia e Polonia) , ad un festival di Jazz ed Improvvisazione in cui ci siamo esibiti anche in formazione mista con improvvisatori Cileni. Significativa la cerimonia di apertura del festival svoltasi la sera del 27, in una piazza di Santiago con tanto di discorso del sindaco della città, direttori di Istituti di Cultura dei paesi ospiti, Ambasciatori e direttori Artistici del festival. Il clima era quello delle belle feste di popolari (dando alla parola “popolare” il senso più alto del suo significato), molto sereno e senza l’ombra di un vigile o una guardia del corpo. Non è un dettaglio da poco in un festival gratutito che ha visto una grande affluenza di pubblico.

Il nostro primo “impegno musicale” è stato il 28 Novembre. Io ed Eugenio siamo stati baciati dalla fortuna avendo avuto modo di suonare, presso il club Thelonious, con il RAM Trio, formato da Ramiro Molina ( elettrica), Angelo Cassanello (trombone) e Isidora O’Ryan (violoncello). Un Trio giovane molto maturo, attento ai silenzi e ad una gestione dei ruoli molto equilibrata. Negli ultimi anni ho vissuto e suonato molto in Scandinavia, ed ho trovato quel genere di maturità espressiva, molto genuina, contemporanea, rilassata e musicalmente valida.

Al concerto di giovedi 28  è seguito il live in Duo presso il “Projazz”, una bella scuola di Jazz di Santiago, ed il 30 sera un house concert presso il “Piso3” con altri validissimi giovani musicisti improvvisatori Cileni.

Io ed Eugenio dunque di nuovo in viaggio e come in ogni viaggio c’è sempre la sorpresa. Nel precedente tour del 2009, Eugenio aveva incontrato dopo 18 anni, il suo amico pianista Martin Joseph. All’epoca di questo pianista io ne sapevo poco, giusto qualche racconto durante il viaggio aereo di andata. Martin è stato uno dei fondatori (insieme a Bruno Tommaso, Eugenio Colombo, Giancarlo Schiaffini ed altri musicisti) della scuola popolare di Musica di Testaccio a Roma. Un locale prima occupato, poi autogestito e ristrutturato, che in poco più di trent’anni è diventato una scuola di riferimento per l’insegnamento del Jazz a Roma e non solo. Martin Joseph, dalla fine dei ’60 a Roma, è stato IL pianista, coetaneo di Franco D’Andrea (altro  pianista cardine nostrano), che ha suonato con gli Americani e si è speso per la musica per il Jazz ed il free credendoci, come pochi hanno fatto.

Un filo rosso, quello dell’Improvvisazine e del Jazz, che ha legato molti artisti lontani e vicini allo stesso tempo. Ed ancora, come a trovare in giro per il mondo i tasselli di un mosaico, ho trovato amici musicisti di Martin Joseph anche in Svezia. Ho portato i saluti a Martin anche da parte di Jonny Wartel, eccellente sassofonista di Gothenburg con cui suono, che durante i primi ’80 ha suonato un anno a Roma.

Quindi Eugenio e Martin.

Praticamente due libri viventi della storia del Jazz romano a cavallo fra i ’70 ed ’80. Non potrò mai spiegare a parole quanto ho imparato (di musica ed altro) ascoltandoli parlare durante un pranzo all’ombra di un gazebo fiorito davanti all’Oceano Pacifico. I loro ricordi e le loro riflessioni sono spunti importantissimi per capire sempre meglio la Musica, la vita del musicista, quello che è stato il loro periodo a Roma e perchè oggi si vive, nel bene e nel male, l’attuale situazione musicale…a lezione non si va solo a scuola o in Conservatorio.

Pubblico volentieri alcune fotografie scattate a casa di Martin Joseph. Sono manifesti e poster originali di festival e concerti ai quali hanno preso parte Martin stesso, Eugenio ed altri musicisti oggi molto conosciuti. Guardando  attentamente le fotografie si capiscono molti elementi relativi allo stato di cose dell’epoca (festival, luoghi, enti promotori, artisti coinvolti) e si deducono indizi che ci suggeriscono i protagonisti di un bel periodo in cui si sono svolte molte attività musicali spesso molto più avanguardistiche rispetto ai nostri odierni cartelloni. I Virtuosi di Cave, Lucilla Galeazzi, Giovanna Marini, Michele Jannaccone, Giancarlo Schiaffini, Paolo Damiani, Gerardi Iacoucci, Riccardo Del Fra, Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Roberto Gatto…ma anche Sam Rivers, Peter Brötzman, Han Bennik, Steve Lacy, Max Roach, The Art Ensemble of Chicago. Eccoli i nomi che suonavano in cartellone in Italia, facevano Jazz ma anche altro, improvvisavano e cercavano nuovi linguaggi.

Ma non solo ricordi del passato, anche un vivo presente. Durante i nostri giorni cileni Martin Joseph ed Eugenio Colombo hanno suonato ancora insieme, nuovamente piano e sax. Ricordo un dopo pranzo in una casetta di legno nei pressi di Valparaiso, hanno improvvisato “una cosa” (come si dice di solito…). Io ero seduto fra Eugenio e Martin e mi ricordo di aver pensato per un secondo di andare a prendere in borsa la macchinetta fotografica per fare una foto, ed immediatamente dopo di aver desistito per non volermi perdere neanche un secondo di quella “cosa”.

Da musicista ho trovato la situazione artistica e musicale del Cile molto viva e recettiva. Gli applausi ed il consenso del pubblico hanno fatto intendere un’attenzione ancora molto viva verso l’Improvvisazione, il nuovo, l’inaspettato. Il livello dei musicisti Cileni con cui ho condiviso il palco è stato sorprendentemente sempre molto alto, e sopratutto sono tanti i giovani a condurre un bel discorso musicale che alimenta un altrattanto pubblico giovanile.

Partecipare al Festival Jazz Eu 2013 è stata una splendida occasione per fare moltissime cose: suonare, esibirci, vendere e scambiare qualche disco, incontrare vecchi e nuovi amici, viaggiare e continuare a scoprire e capire il mondo dell’Improvvisazione, i suoi artisti, la storia e percepirne il presente.

Articoli scelti per te:

Ti è piaciuto l'articolo? Lascia un commento!

Commenti

commenti