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I NOSTRI CD

Flametango project – “Flametango project” – Autoproduzione

fLAMETANGO PROJECTEcco un album che, nonostante alcune imperfezioni tecniche, sprizza freschezza e inventiva sin dalla prima nota. Il merito è da un canto del progetto nella sua originalità, dall’altro della bontà dei musicisti che l’eseguono con bella pertinenza. Lucio Pozone alla chitarra flamenco, Massimo De Lorenzi alle chitarre, Alessandra D’Andrea al flauto, Giovanna Famulari al voloncello e voce, Alessandro Fischione alla fisarmonica e bandoneon, Davide Sampaolo cajon e percussioni – questi i componenti del gruppo – tendono a spaziare, come essi stessi affermano, “dalla cultura flamenca a quella sudamericana, passando attraverso la canzone napoletana, il americano arricchito con un “pizzico” di Messico, il blues e…la passione del tango argentino”. Obiettivo molto, molto ambizioso ma che il sestetto raggiunge con entusiasmo attraverso un repertorio composto per dieci dodicesimi da brani originali cui si affiancano due pezzi celeberrimi quali “Vuelvo al sur” di Astor Piazzolla e Fernando Solanas e “Spain” di Chick Corea. Ebbene, bisogna dare atto a Lucio Pozone e Massimo De Lorenzi di scrivere bene, di saper proporre linee melodiche di grande bellezza condite da armonie semplici all’ascolto ma tutt’altro che banali. Si ascolti, al riguardo, “Jour noir” dall’andamento così coinvolgente e ricco di pathos, o “A nuestro amigo Vicente” dedicato a Vicente Amigo in cui si respirano atmosfere degne del famoso chitarrista di flamenco e “Carmen” di grande delicatezza. Ma non basta ché anche quando si cimenta con brani altrui il gruppo risponde alla grande: perfetto l’approccio alla musica di Piazzolla di cui si riesce a conservare l’intensa drammaticità, e assolutamente pertinente l’interpretazione di “Spain” che pur pagando un qualche inevitabile tributo all’autore conserva tuttavia un suo grado di originalità.

Omar Sosa – “Senses” Solo Piano – OTA 1026

Tra i protagonisti postisi in particolare rilievo in questi ultimi anni, c’è sicuramente il cubano Omar Sosa che si ripresenta al suo pubblico con un eccellente piano solo. La genesi di questo album è particolare e ce la racconta lo stesso Omar; l’album è il frutto di una serie di improvvisazioni che il pianista ebbe modo di eseguire , per se stesso, mentre nel febbraio del 2012 lavorava con la straordinaria danzatrice Nora Chipaumire presso l’ “Experimental Media and Performing Arts Center (EMPAC)” al Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, New York. Sosa usciva da un delicato periodo personale e il fatto di potersi ritrovare, da solo con un magnifico Yamaha da concerto, lo aiutò molto a ritrovarsi, a riscoprire il proprio io in rapporto ai suoi dubbi, ai suoi antenati, agli Spiriti. Di qui un album assolutamente particolare che stupirà anche chi conosce bene l’artista cubano: in questi sedici brani non troverete il Sosa spumeggiante e virtuoso di altre occasioni, ma un artista che vuole davvero scendere nel fondo della propria anima e presentarsi così al suo pubblico. La musica è quindi dettata dalla più sincera introversione e mai come in questa occasione è indispensabile ascoltare il disco dall’inizio alla fine: è una sorta di viaggio che Sosa propone all’ascoltatore alla ricerca di risposte che possono venire o non venire. Forse proprio per questo il pianista si tiene lontano da soluzioni estreme, alternando atmosfere dettate da nostalgia ad altre in cui il clima si fa più sereno, aperto restando però sempre ben lontano sia dalla profonda tristezza sia dalla gioia sfrenata. Comunque, ed è questo ciò che importa, la musica si mantiene su livelli di eccellenza: ben concepita la struttura dei brani mentre il pianismo di Sosa si conferma una delle avventure sonore più entusiasmanti di questi ultimi anni.

Various Artists – “Beginnin of modern Jazz in Milano” – Riviera Jazz Records 021

L’ho già detto in altre occasioni ma mi piace ripeterlo in questa sede: se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Intendo riferirmi alla “Riviera Jazz Records” la piccola etichetta curata con passione tra mille difficoltà da Anna Maria Pivato e basata sull’immane archivio discografico (e non solo) posseduto da Adriano Mazzoletti. In effetti se non ci fosse stata la “Riviera” molta parte del patrimonio jazzistico italiano degli inizi fino agli anni ’50 mai sarebbe stato portato a conoscenza del grande pubblico. Certo la storia si sarebbe conosciuta egualmente grazie agli imperdibili volumi dello stesso Mazzoletti sul , ma una cosa è solo leggere, altra cosa è accoppiare alla lettura l’ascolto del materiale oggetto di studio. Quest’ultimo volume ci porta alla Milano degli anni ’40 e ’50 dove germogliano gruppi di grande interesse come quelli che vedono alla batteria Gilberto Cuppini; nella seduta del 25 marzo 1949 – ci informa Mazzoletti nelle solite esaustive note che accompagnano il CD – lo stile nato pochi anni prima al Minton’s Playhouse appariva bene assimilato da Glauco Masetti, Giulio Libano e Franco Pisano. Tuttavia il CD si apre con brani tratti dalla successiva seduta del 3 dicembre 1949, nata su iniziativa del Circolo Amici del Jazz – Hot Club Milano: protagonisti Gianfranco Intra al pianoforte, Beppe Termini al contrabbasso e Rodolfo Bonetto alla batteria. Si prosegue con altri due brani che risalgono al dicembre sempre dello stesso anno con il trio di cui sopra rinforzato dalla presenza del sassofonista Glauco Masetti. Ecco è attraverso questi solchi che in Italia nasce il jazz moderno; non a caso nel gennaio del successivo 1950, in studio entra un gruppo che si chiama “Sestetto Be Bop” con Giulio Libano tromba e arrangiamenti, Flavio Ambrosetti alto e arrangiamenti, Gian Stellari piano e arrangiamenti, Franco Pisano chitarre elettrica, Berto Pisano al contrabbasso e Gil Cuppini alla batteria; splendida, a mio avviso, la versione di “Lady Bird” di Charlie Parker. E, via di questo passo, nel CD si ascoltano alcuni jazzisti che partendo da quegli anni hanno successivamente raggiunto una fama che dura fino a nostri giorni: due nomi per tutti, Oscar Valdambrini e Gianni Basso.

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