Una serie di “open day” al S. Cecilia di

Tempo di lettura stimato: 1 minuto

Alfredo Santoloci

Alfredo Santoloci

E’ tempo di iscrizioni ed anche il conservatorio di S.Cecilia ha programmato una serie di “open day” (dal 3 febbraio al 19 marzo) per dar modo a chi vuole avvicinarsi al mondo della musica di entrare nella bella sede di via dei Greci e di respirarne l’atmosfera.

Il 12 febbraio in due set mattutini (10 e 11,30) si è esibita la Cecilia Jazz Band, formazione orchestrale guidata dal maestro Alfredo Santoloci (che da pochi mesi ha assunto la carica di Direttore del conservatorio romano). La neonata big-band è espressione del Dipartimento Jazz (diretto da Paolo Damiani) ed è composta da allievi ed allieve, con il contributo del Maestro Stefano Pagni al basso elettrico. Di fronte ad una platea di studenti delle scuole secondarie di I e II grado (dagli undici ai diciotto anni), la Cecilia Jazz Band ha suonato nel magnifico auditorium dominato da un maestoso ed impreziosito da stucchi con “puttini” alle prese con vari strumenti.

Il Direttore Santoloci ha fatto da maestro di cerimonie, alternando la presentazione dei pezzi a brevi “pillole” di jazz riguardanti il concetto di swing, le origini della musica afroamericana, l’, l’arrangiamento. Per primi hanno suonato Sara Convertino alla fisarmonica (in “La Boite à Rhythm”) ed il trombonista Michele Fortunato in un solo funky altamente spettacolare e ricco di ‘groove’. A seguire l’orchestra in un repertorio adatto ad un pubblico di non addetti ai lavori, comunque ben arrangiato ed eseguito. Dalla sinuosa “Pink Panther” di Henry Mancini si è giunti a “Caravan” di Juan Tizol – cavallo di battaglia dell’orchestra di Duke Ellington – che è stato riproposto in un arrangiamento “latino” in cui si è distinto il batterista Giovanni Colasanti.

Spazio alle due vocalist Eleonora Bianchini ed Elena Colarusso nella delicata “Summertime” di George Gershwin mentre in “Cute” di Neal Hefti è stato tutto l’insieme a brillare per la compattezza e la dinamica dell’esecuzione. Ancora le voci in primo piano: quelle femminili in “Fly Me to the Moon” e “A Tisket A Tasket” (con in mente Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald) e quella maschile nell’ellingtoniana “It Don’t Mean a Thing”.
Finale con “Peter Gun” di Mancini e il trombone di Fortunato ancora in bella evidenza ma numerosi sono stati i giovani solisti di tutte le sezioni.

Gli studenti ospiti, su invito del maestro Santoloci, sono saliti sul palco a curiosare tra gli strumenti, soprattutto il piano e la batteria. Si spera che tali iniziative possano ampliare la platea degli aspiranti musicisti che (dopo l’abolizione delle scuole interne ai conservatori ed il parziale decollo dei licei musicali) intendano iscriversi ai corsi preaccademici (aperti ai giovani e giovanissimi).

Articoli scelti per te:

Ti è piaciuto l'articolo? Lascia un commento!

Commenti

commenti