Un’altra grave perdita nel mondo della cultura

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Gianni Borgna

Neanche lui si occupava di jazz ma era indubbiamente un uomo di cultura, un grande esperto di musica e una persona “per bene” cosa che in questi tempi fa la differenza: sto parlando di Gianni Borgna, saggista-critico musicale-politico, spentosi all’età di 67 anni dopo una lunga malattia.

Grande esperto di musica, dicevo, ed in effetti Borgna è stato uno degli studiosi più attenti  del mondo della canzone cui ha dedicato numerosi scritti tra cui il «La grande evasione. Storia del di San Remo – 30 anni di costume italiano» che ha praticamente sdoganato il da semplice momento di evasione a specchio di tutta una cultura e quindi di una società, di una identità nazionale di cui cantanti come Toto Cotugno, Orietta Berti, Domenico Modugno erano parte integrante tutt’altro che secondaria.

Chi nella Capitale si occupa di musica per forza, una volta o l’altra, deve aver avuto a che fare con Borgna ed egli era sempre disponibile, gentile, mai una risposta sgarbata, ma sempre quell’elegante ironia e quella leggerezza che lo contraddistinguevano unitamente ad un’attitudine, ben presente, ad ascoltare le ragioni degli altri, con pacatezza, ragionevolezza.

Aveva alle spalle una brillante carriera: nato a Roma nel 1947, aveva studiato al Liceo Mamiani, laureandosi poi con lode in Filosofia all’università La Sapienza. Dal 1975 al 1985 era stato consigliere regionale del Lazio. Dal 1983  presidente della Commissione Cultura del Lazio; dal 1988 al 1992 consigliere della Biennale di ; dal 1993 al 2006 assessore alla Cultura del comune di Roma, sotto Francesco Rutelli sindaco e sotto Veltroni, in parte. Proprio quando gli toccò di succedere a Renato Nicolini, l’assessore alla Cultura che rivoluzionò Roma, diede forse il meglio di sé: si diede da fare per non far rimpiangere Nicolini, senza copiare le sue idee ma dando vita ad alcune iniziative di straordinaria importanza come la creazione della rete di biblioteche cittadine, ancora oggi uno dei rari fiori all’occhiello della Capitale. Dal 27 dicembre 2006 era stato nominato presidente della Fondazione Musica per Roma succedendo a Goffredo Bettini.

Il centro dei suoi interessi restava comunque sempre Roma, una città complessa, difficile da amministrare e proprio per questo – suggeriva Borgna- era necessario prima di prendere qualsivoglia decisione una conoscenza approfondita del tessuto sociale su cui si andava ad incidere, un tessuto sociale che non era fatto solo di politica e di problemi economici ma anche di indispensabili momenti di evasione, di cinema, di musica… di cultura, insomma. Un insegnamento che i suoi attuali successori sembrano aver del tutto dimenticato.

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