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Massimo Barbiero, Claudio Cojaniz – “Danza pagana” – Splasc(H)

33° Open Jazz Festival d’Ivrea, 19 marzo 2013: al Teatro Bertagnolio di Chiaverano di scena due tra i migliori improvvisatori europei, il percussionista Massimo Barbiero e il Claudio Cojaniz, unitamente ad una danzatrice di livello assoluto quale Giulia Ceolin. Ed è davvero un peccato che questo CD non possa farci vedere anche la performance di Giulia in quanto amici degni di fede ci assicurano che la ballerina è stata parte integrante della performance-concerto contribuendo alla nascita di questa musica. D’altro canto basta ascoltare un brano come “Nausicaa” per immaginare quanto possa essere stato forte, pregnante, il dialogo tra musicisti e danzatrice. Quindi musica, come si può ben comprendere da queste prime notazioni, tutta giocata sul filo dell’interplay e dell’improvvisazione, che appare particolarmente evidente nel modo in cui un brano si sussegue all’altro, quasi senza soluzione di continuità. L’ho detto già altre volte ma credo valga la pena ripetermi: trovo semplicemente assurdo che musicisti di questo livello non possano avere la possibilità di suonare nella Capitale dove, tra l’altro, in questo specifico momento le proposte di qualità latitano. Le percussioni di Massimo e il piano di Claudio si fondono mirabilmente in un gioco ininterrotto di richiami, il tutto legato da una sorta di dolce malinconia che si riverbera su quasi tutti i brani proposti. Malinconia che può assumere la forma di un pianismo introverso e meditativo come nello schubertiano “Heilig, Heilig, Heilig” o nello splendido “Denique Caelum” in cui riaffiorano cellule melodiche del coltraniano “Naima”, o le atmosfere di un gioco straordinariamente evocativo creato dalle percussioni di Barbiero come in “Fede” o in “Oceano”. Naturalmente non mancano brani dal ritmo più sostenuto come “Improvisation 3” in cui risaltano sia le capacità improvvisative del sia le doti interpretative di Barbiero che riesce a creare un caleidoscopio di colori, di suoni, di timbri tale da non far sentire la mancanza del . Insomma un gran bel disco che tutti dovremmo ascoltare con grande attenzione.

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