Pollock Project – “Quixote” – helicona 1383

Davvero un bel disco, interessante, originale, ricco di spunti, coinvolgente questo del “Pollock Project” al secolo Marco Testoni piano, tastiere, glockenspiel, voce e loops, Nicola Alesini sax soprano, Max Di Loreto e percussioni cui si aggiungono in veste di ospiti la violinista Cecilia Silveri e il chitarrista Federico Mosconi. Ricco di spunti, si diceva, ed in effetti l’album propone una serie di situazioni sonore, di atmosfere del tutto diverse unificate da una sorta di filo rosso costituito da una dolce, suadente, cullante cantabilità di fondo nonostante la crudezza dei temi sociali spesso evocati. I richiami ai vari universi musicali e non sono piuttosto espliciti: nel brano d’apertura con sonorità vagamente orientaleggianti, il “Pollock Project” ci invita ad una riflessione circa la violenza sulle donne intitolando il pezzo “Gulabi Gang” così come il gruppo di volontarie vigilanti costituito in India da Sampat Pal Devi con l’obiettivo prioritario di proteggere le donne povere dalla violenza degli uomini (assolutamente pertinente l’inserimento della voce della stessa Sampat Pal Devi tratta da interviste video); il jazz “canonico” viene evocato con la riproposizione di “After the rain” di John Coltrane e “Angels and Demons at Play” di Sun Ra; la cultura europea la ritroviamo nel brano che dà il titolo all’intero album, Cervantes e Don Chisciotte, con il violino della Silveri in bella evidenza, mentre in “Julio et Carol” ascoltiamo la voce di Julio Cortazar tratta anch’essa da un’intervista video; grazie anche alla di Federico Mosconi, splendida la tessitura cromatica di “The Blackout” tratto dall’omonimo film sullo stupro di gruppo la cui colonna sonora è dello stesso Testoni; spazio al sound brasiliano in “Pe’ no Chão” esplicito omaggio all’omonimo gruppo che lavora da 10 anni a Recife, città tra le più importanti e povere del Nordest brasiliano, e capoluogo del Pernambuco, per migliorare le condizioni di quanti vivono in uno stato di assoluta indigenza; sentito omaggio alla Sardegna in “Su Ballittu”…Insomma un quadro composito, con mille tasselli ma ricondotto ad unità dalla bravura dei musicisti e soprattutto dall’incessante dialogo tra sax ed elettronica in cui si inseriscono batteria e percussioni che spesso abbandonano il ruolo di mero accompagnamento per proporsi come assolute protagoniste.

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