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Come sottolineato altre volte, il panorama jazzistico italiano è letteralmente invaso da una schiera di vocalist che sembra non avere fine. Molte, anzi moltissime di queste sono ben preparate, in possesso di eccellenti mezzi vocali e di una sostanziosa base di studio… peccato che solo pochissime sono anche in grado di fornire interpretazioni personali in grado di ben distinguerle. Di questa ristretta cerchia fa sicuramente parte Lara Iacovini che nel maggio dello scorso anno ha registrato questo bellissimo album in compagnia niente di meno che Steve Swallow al basso elettrico, Adam Nusbaum alla batteria, Roberto Soggetti al e Paolino Dalla Porta al contrabbasso con l’aggiunta di Giovanni Mazzarino in due brani e del vibrafono di Andrea Dulbecco in cinque.

Quasi inutile sottolineare come il CD si giochi tutto sul rapporto a tre fra composizione, interpretazione vocale e ruolo del basso elettrico. Nel concepire questo album come una sorta di omaggio all’illustre bassista, Lara ha scelto quattro brani di Swallow , uno della sua compagna Carla Bley, più una composizione di Tom Harrell, una di Mazzarino e due splendidi standard di ; poi ha compiuto un’operazione assai coraggiosa: scrivere dei testi in inglese, operazione tutt’altro che comune. La sfida è andata a buon segno dal momento che le parole appaiono sempre ben inserite nel generale contesto del pezzo offrendo alla vocalist possibilità interpretative di sicuro spessore. Il canto della Iacovini appare sempre fermo, sicuro, controllato ma non per questo meno spontaneo anche nei momenti – non moltissimi – in cui l’ prende il sopravvento sulla scrittura.

Il modo di porgere brani quali “Ladies in Mercedes”, “Lawns” e in “Do You Know What It Means To Miss New Orleans” evidenzia al meglio la maturità di un’artista che sa perfettamente come modulare il suo canto, quando è il caso di sussurrare e quando è il caso di guidare risolutamente l’ensemble, avendo sempre ben presente la compiutezza che viene solo dall’unitarietà del gruppo. Così il dialogo con gli altri compagni di viaggio è sempre perfetto, fitto, a tratti entusiasmante, con Swallow a confermarsi, fin dalle primissime note, il miglior rappresentante dello strumento: splendida la sonorità del suo basso elettrico, dall’andamento spesso chitarristico, che disegna ampie e suadenti melodie. In tale contesto si muove benissimo Adam Nusbaum che trova in Paolino Dalla Porta un partner perfetto per una sezione ritmica stimolante e precisa. Roberto Soggetti è un pianista che meriterebbe d’essere ascoltato più spesso mentre Andrea Dulbecco sa come utilizzare il vibrafono per aggiungere un quid alle esecuzioni del gruppo. Insomma un disco che vale la pena ascoltare… e credetemi, oggi non è poco!

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