L’ International Day all’Antonianum di Roma organizzata da Jazzit

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©Foto: Paolo Soriani

©Foto: Paolo Soriani

Una lunga kermesse di quattro ore Al Jazzit Club per festeggiare la giornata internazionale del Jazz promossa dall’ Unesco: 600 persone all’ Antonianium di Roma e più di 50 Jazzisti italiani che si sono avvicendati sul palco, nel super concerto organizzato dall’ instancabile Luciano Vanni e dal direttore artistico Gegè Telesforo. I musicisti si sono esibiti a titolo gratuito, il biglietto di dieci euro a persona ha finanziato le spese di palco e di gestione, ed il resto del ricavato è stato devoluto in beneficienza. Questa è formula di “sharing economy” che Vanni, in collaborazione tra gli altri con Radio 24, ha voluto per rendere possibile un evento di questa portata e che evidentemente ha funzionato oltre i suoi migliori auspici.

Sembrerebbe un buon momento per il Jazz in Italia: nasce l’ Associazione Musicisti Jazz Italiani, il ministro Franceschini ne ascolta e ne approva le istanze, e comincia a circolare un po’ di ossigeno che pur se non ancora economico, è culturale. Il che non è poco in un Paese in profonda crisi nel quale la cultura è divenuta il fanalino di coda.

E che il Jazz italiano sia più vitale che mai si è visto in questa lunga maratona, in cui abbiamo ascoltato artisti di grande livello, di tutte le età, e gruppi che rappresentano tanti tipi di linguaggi, diversissimi tra loro eppure tutti fervidi di creatività strutturale ed estemporanea.
Ce n’ è stato davvero per tutti i gusti.

JazzDay

Gegè Munari, Gianni SaintJust, Dino Piana sono musicisti che ancora oggi tracciano la storia del Jazz in Italia e l’ età conta solo in quanto conta la loro esperienza: perché l’ energia di questi artisti, che hanno suonato con Riccardo Biseo al pianoforte è contagiosa quanto quella dei loro più giovani colleghi. Niente di seduto, o datato, o superato: fanno il loro Jazz, e la gente li applaude alzandosi in piedi.

E poi la bravura di gruppi quali i FRESH Fish , in cui talenti come Francesco Lento, Daniele Tittarelli, Marco Fattorini e Marco Valeri ci mostrano quanto Jazz ancora possiamo aspettarci dai giovani (così come per il trio del pianista Mauro Gubbiotti). O il Jazz di musicisti fenomenali come Max Ionata, Luca Mannutza, Lorenzo Tucci e Luca Bulgarelli, che hanno entusiasmato il pubblico con il loro affiatamento, la loro grinta, il loro entusiasmo e con assoli davvero notevoli . O gli straordinari Fabrizio Bosso, Rosario Giuliani, Marcello Di Leonardo, Enzo Pietropaoli, energici, coinvolgenti, efficaci, risoluti e divertenti come sempre. E poi il gruppo stellare di Antonio Faraò, Giovanni Tommaso, Massimo Manzi, e Claudio Fasoli: un pianista italiano di fama oramai internazionale che incontra praticamente il glorioso New Perigeo. Un momento indiscutibilmente emozionante che ha mostrato come il Jazz sia anche portatore sano di reincontri tra musicisti che si ritrovano dopo anni e che suonano come se non si fossero mai separati.

E donne jazziste del valore di Maria Pia De Vito e Rita Marcotulli, che portano sul palco una performance emozionante di musica e danza con la ballerina di flamenco Karen Lugo e il batterista Israel Varela. Ma anche l’ applauditissimo Pasquale Innarella Quartet, giovani musicisti quali Dario Germani, bravissimo contrabbassista emergente, le vocalist Barbara Casini e la sua elegante ed affascinante Bossanova e la bella voce di Francesca Palamadessi. Il Jazz mainstream dell’ QUARTET di Leonardo Corradi, Matteo Cidale, Aldo Bassi e Gianluca Figliola, quello scoppiettante e trascinante di Gegè Telesforo NU Joy, la splendida tromba di Flavio Boltro con la bella chitarra brasiliana di Marcio Rangel, e due quartetti capeggiati da sassofonisti: quello rodatissimo di Stefano Di Battista e quello oramai più che emergente di Marcello Allulli, diversissimi ma accomunati da swing e creatività.

Come in ogni evento simile è stata necessaria una scelta preventiva delle partecipazioni, e molti Jazzisti sono a malincuore rimasti fuori da una serata che sarebbe se no diventata lunga almeno dieci ore. E’ naturale che questo accada: ma dà la misura di quanto sia vivo il Jazz italiano. La soluzione c’è: chi vi scrive esorta il Patron Luciano Vanni e il direttore artistico Gegè Telesforo a trovare un’altra ricorrenza da festeggiare: a giudicare dal successo di questa è già ora di rimettersi al lavoro, ché le feste non sono mai troppe… Viva il Jazz e viva chi, con competenza e passione, crea queste importanti occasioni

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