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L’edizione 2014 del Talos Festival dal 4 al 15 settembre

MinAfrique Orchestra diretta da Pino Minafra

MinAfrique Orchestra diretta da Pino Minafra

Grande attenzione verso le realtà bandistiche e sentiti omaggi a due grandi personalità quali Nelson Mandela e Misha Mengelberg: queste le linee direttrici su cui si è incardinata l’ edizione 2014 del Talos Festival svoltasi a Ruvo di Puglia dal 4 al 14 settembre. Un’edizione particolarmente intensa caratterizzata da ventisette concerti, un convegno, due mostre, un workshop, oltre 400 musicisti e allievi coinvolti, una cinquantina di opinion leader e giornalisti provenienti da tutto il mondo.

Oramai da anni Pino Minafra, vera anima e motore del festival nonché musicista di livello eccelso, va predicando l’importanza della banda come portatrice di “veri” valori musicali, un patrimonio che andrebbe gelosamente custodito e preservato e che invece rischia un deperimento irrefrenabile vista la disattenzione (si fa per dire…) delle pubbliche autorità. Di qui lo spazio che ogni anno Minafra riserva a queste formazioni che puntualmente suscitano l’entusiasmo del pubblico, prova evidente della loro valenza. Quest’anno non a caso il tema del festival era “Bande – la melodia, la , la follia” , tema svolto alla perfezione come dimostra, tra l’altro, la spettacolare chiusura di cui parleremo più avanti. Ma procediamo con ordine.

Martedì 9 settembre
Siamo giunti in Puglia solo martedì 9 settembre e quindi non possiamo riferirvi circa le esibizioni delle bande svoltesi nei giorni precedenti, vale a dire l’Orchestra Giovanile “Apulia’s Musicainsieme”, l’Orchestra di fiati del conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari, Birbantband Italian Street Band, Route 99 guest Dario Cecchini, la banda “Vito Giuseppe Millico” di Terlizzi, la Fanfara bersaglieri di Ruvo di Puglia e quella del 7° Reggimento Bersaglieri di Altamura. Il 9 sera, nello splendido piazzale di fronte alla Cattedrale era di scena la banda “Biagio Abate” Citta di Bisceglie diretta da Dominga Damato. In programma una riedizione della “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizzetti ed è stato davvero un bel sentire! Ottimi gli arrangiamenti che hanno visto i fiati sostituire le voci in un crescendo che ha entusiasmato il numeroso pubblico.

Mercoledì 10 settembre
Questa volta all’interno della Cattedrale, concerto della Sossio Banda con l’Orchestra di fiati “Raimondo Farina” di Spinazzola. L’intento di questa collaborazione è di far dialogare le sonorità tipiche delle tradizionali bande pugliesi con quelle mediterranee e popolari della Sossio Banda, gruppo particolarmente convincente nelle sue interpretazioni. Tuttavia l’incontro non ha ancora dato tutti quei frutti che è lecito attendersi.

Giovedì 11 settembre
Nel pomeriggio quella che personalmente riteniamo una delle chicche del festival, il duo Gianluigi Trovesi (clarinetti) e Margherita Porfido (clavicembalo) Come ben sapete, il clavicembalo non è certo strumento adatto al linguaggio jazzistico; di qui le difficoltà di immaginare un “colloquio” tra siffatto strumento e i clarinetti di un “geniaccio” del jazz come Gianluigi Trovesi. Impresa, dunque, assolutamente temeraria ma proprio per questo assolutamente interessante. Ed in effetti il risultato è stato più che apprezzabile: sull’onda di quell’ironia che da sempre caratterizza le esibizioni di Trovesi, i due si sono mossi con eleganza interpretando sia pagine della letteratura classica sia partiture originali.
La serata, purtroppo, si è rivelata l’unica pagina infelice della manifestazione, ma non certo per colpa degli organizzatori. Data la pioggia incombente si è infatti deciso di spostare i due concerti in programma nel Palazzetto dello Sport. Ma – come si dice- tutto il mondo è paese ed anche a Ruvo di Puglia strutture del genere non sono adatte ad ospitare manifestazioni musicali. Così, se il solo-piano del celeberrimo Keith Tippett ha in qualche modo conservato un minimo di decenza auditiva, ad essere fortemente danneggiata dall’acustica è stata l’esibizione dell’amico Riccardo Fassi che con la sua oramai celebre “Tankio Band” ha riproposto la musica di Frank Zappa, con l’aggiunta di Antonello Salis quale ospite d’onore.

Talos Mengelberg e Bennink

Venerdì 12 settembre
Giornata dedicata al celeberrimo compositore e pianista Misha Mengelberg, fondatore, tra l’altro, nel 1967 della ICP (Instant Composers Pool Orchestra) unitamente a Han Bennink e Willem Breuker scomparso nel luglio del 2010. Nel pomeriggio è stato proiettato il film “Misha Enzovort”; in questo davvero toccante documentario, il regista Cherry Duyns ha seguito l’artista nel suo ultimo tour con la ICP, band che Misha ha dovuto abbandonare per gli effetti devastanti di un alzheimer che l’affligge da qualche tempo. Ed è stato davvero commovente ascoltare con quale affetto e devozione i singoli membri dell’orchestra hanno parlato del loro capo sottolineando come la sua sola presenza sul palco, seduto al pianoforte, fosse comunque per loro motivo allo stesso tempo di conforto e di stimolo. E allo stesso Misha è stato quindi dedicato l’eccezionale concerto che in serata la ICP ha svolto in Piazzetta Le Monache tra l’entusiasmo generale. Ancora una volta la band ha confermato tutta la sua straordinaria carica inventiva che la porta a transitare, con estrema disinvoltura, da un terreno all’altro senza perdere alcunché della propria fisionomia tutta incentrata sulla forza del collettivo e soprattutto sulla spettacolare capacità improvvisativa. In effetti ognuno dei componenti l’orchestra è in grado, in qualsivoglia momento, di prendere in mano la situazione grazie a quella pratica di “composizione istantanea” che già dal titolo costituisce il marchio di fabbrica della band.
Nel pomeriggio si è esibito anche il nuovo “Quartetto Orobico” di Gianluigi Trovesi; purtroppo non abbiamo potuto assistere al concerto ma amici degni di fede ci hanno riferito di un’esibizione come al solito assolutamente convincente.

Talos Workshop

Sabato 13 settembre
Nel pomeriggio, presso l’ex convento dei Domenicani, concerto finale con gli oltre trenta allievi e allieve, provenienti da tutta Italia, del workshop gratuito tenuto per quattro giorni dalla ICP Orchestra. Ed è stato interessante vedere molti giovani misurarsi con la pratica dell’improvvisazione libera all’interno di una orchestra. Una notazione di costume: davvero toccante notare tra gli “allievi” uno accanto all’altro un ragazzo di certo al di sotto dei 15 anni e un distinto barbuto signore di certo al di sopra dei 60.
In serata, sempre in Piazzetta, doppio concerto. In apertura Han Bennink; il musicista olandese (classe 1942) è uno straordinario improvvisatore che si è fatto le ossa negli anni ’60 al fianco di molti jazzisti americani, come Sonny Rollins, Ben Webster, Wes Montgomery, Johnny Griffin, Eric Dolphy e Dexter Gordon. Quindi l’incontro e la lunga e durevole partnership con Misha Mengelberg che si è rivelata una delle più felici intuizioni della storia jazzistica europea. Attualmente Bennink è considerato uno dei più immaginifici percussionisti dell’intero panorama internazionale, un artista cui la tipica strumentazione dei percussionisti sta stretta dal momento che è in grado di suonare perfetti accompagnamenti e complessi assoli su di un tavolo, oppure una sedia, o sul pavimento… o sulla testa degli astanti. Così anche a Ruvo il suo assolo è stato trascinante e perfettamente in linea con la sua poetica. Poetica che non si limita alla musica dal momento che Hank è anche artista visivo che espone in Olanda e ha disegnato le copertine di numerosi lp e cd.
A seguire un altro dei momenti memorabili del Festival. Come sottolineato in apertura, Minafra ha pensato bene di rendere omaggio a Nelson Mandela e trattandosi di musica non poteva far altro che chiamare a Ruvo l’unico superstite di quella diaspora che portò in Inghilterra molti musicisti sudafricani, il batterista Louis Moholo, e costruirgli attorno una superba big band composta dalla coppia Keith e Julie Tippet, dalle cantanti pugliesi Gianna Montecalvo, Cinzia Eramo e Lisa Manosperti da Vito Francesco Mitoli, Marco Sannini, Giorgio Distante (tromba), Roberto Ottaviano, Sandro Satta, Pasquale Innarella, Carlo Actis Dato, Nicola Pisani (sax), Michele Marzella, Sebi Tramontana e Beppe Caruso (trombone), Giorgio Vendola (), Vincenzo Mazzone (batteria), Livio Minafra (tastiere) e con la partecipazione di Michele Sinisi (voce recitante). La MinAfrique Orchestra diretta con trasporto dallo stesso Minafra, si è prodotta in “For Mandela”, un entusiasmante repertorio ben congegnato per ricordare quel tremendo periodo storico caratterizzato dall’apartheid, declinato attraverso composizioni di Chris McGregor, Dudu Pukwana, Johnny Dyani, Mongezi Feza, Harry Miller, Enoche Sontoga, Keith Tippet. La band si è mossa con estrema disinvoltura tra partiture non certo semplici ma soprattutto con uno spirito ed un trasporto che apparivano evidenti: insomma, tra noi ascoltatori c’era la netta sensazione che i musicisti sul palco stessero interpretando qualcosa di “vero”, stessero, cioè, eseguendo una musica profondamente sentita anche nella sua valenza extra-musicale. Insomma un concerto che resterà sicuramente impresso nel cuore e nella mente di chi ha avuto la fortuna di assistervi.

Talos Minafra Moholo

Domenica 14 settembre
Ricca di avvenimenti la giornata conclusiva. In mattinata una conferenza stampa che ha visto come protagonista la vedova del fondatore della Ogun Records, Hazel Miller, Roberto Ottaviano e Riccardo Bergerone. La Ogun è un’etichetta discografica britannica fondata a Londra nel 1974 dai coniugi Hazel e Harry Miller e dall’ingegnere del suono Keith Beal. A partire dagli anni ’70 ha pubblicato i dischi di quel gruppo di musicisti che facevano riferimento ai “Brotherhood of Breath” e ai “Blue Notes” ovvero a quegli artisti che con grande anticipo seppero coniugare la musica africana (forse sarebbe meglio dire sudafricana) con il free-jazz americano e il jazz britannico. Nel corso della conferenza stampa, la Miller ha rievocato la nascita dell’etichetta, le motivazioni che stavano alla base della stessa sottolineandone il valore non solo artistico ma anche documentaristico. Insomma un viaggio in un passato che riverbera i suoi effetti ancora oggi dal momento che la Ogun prosegue nella sua attività.
Nel pomeriggio due appuntamenti: presso la Cantina Crifo il di Roberto Ottaviano (sax) impegnato in un sentito omaggio a Steve Lacy. Una stanchezza crescente ha impedito al vostro cronista di sentire il concerto tuttavia i soliti amici degni di fede ci hanno confermato che Roberto si è esibito su quegli altissimi livelli che avevano caratterizzato il concerto romano di qualche mese fa con lo stesso programma a cui avevamo avuto la fortuna di assistere.
Subito dopo, al Teatro Comunale, un duo composto da Louis Moholo batteria e Livio Minafra pianoforte. Venuto appositamente da Cape Town per partecipare al Talos Festival, il batterista ha evidenziato tutta la sua valenza proprio in questo concerto. Il suo drumming sempre preciso, propositivo, con una scansione ritmica assolutamente personale, ha disegnato il tappeto ideale su cui il giovane ma già affermato Minafra ha esplicitato il suo pianismo con trascinanti momenti free ma sempre lucido e soprattutto comunicativo.
La sera, in Piazzetta Le Monache, altro duo, ma di stampo più classico: Klaus Paier alla fisarmonica e bandoneon e Asia Valcic al violoncello. Quanti seguono “A proposirto di jazz” sanno benissimo come il sottoscritto sia un patito della fisarmonica e come da anni si batte perché alla stessa venga riconosciuta pari dignità rispetto agli altri strumenti anche nel settore jazz. Ebbene il duo non ci ha convinti proprio per il modo in cui Paier usa la fisarmonica. Non essendo un mostro di tecnica, era lecito attendersi qualcosa di più personale dal punto di vista del sound, e invece da questo punto di vista la musica di Klaus è apparsa ancorata a stilemi piuttosto tradizionali.
A seguire la conclusione che nessuno si aspettava: il progetto “GirodiBanda” ideato e diretto dal trombettista salentino Cesare dell’Anna, con un organico composto da una banda pugliese e dal gruppo “Opa Cupa” che da molti anni lavora sulla commistione fra la tradizione musicale delle bande da giro e le ritmiche e le melodie delle fanfare dei Balcani.. E ci vuole davvero più che un pizzico di sana follia per immaginare una esibizione come quella cui abbiamo assistito a Ruvo: i musicisti che arrivano sul palco da un corridoio laterale preceduti da un ballerino sui trampoli, un mangiafuoco e una fanciulla che danza con torce che saettano in aria mentre i fiati lanciano suoni laceranti che man mano lasciano il posto ad una musica trascinante ma organizzata. E’ una sorta di orgia musicale collettiva quella cui assistiamo, un sovrapporre di piani diversi – la modernità e la tradizione – un mélange inaudito ma gustoso per cui si arriva alla fusione tra il celeberrimo “Bolero” di Ravel ed un classico della musica popolare salentina. Ma non basta ché trascinati dalle note del “GirodiBanda” molti spettatori si riversano davanti al palco per danzare gioiosamente a ritmo di taranta. Il tutto si conclude co una serie di “Palloni Aerostatitici” che volano leggeri verso il cielo a portare, chissà, le nostre speranze per un futuro migliore.

Talos ultima sera

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