Presentato il Cofanetto realizzato dalla Sony per festeggiare il gruppo

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Perigeo

Se ci fossero determinate condizioni, il Perigeo potrebbe riunirsi e tornare così a deliziare le platee jazzistiche: lo hanno dichiarato gli stessi membri dello storico quintetto riuniti ieri (mercoledì 10 dicembre) in un albergo della Capitale per presentare il cofanetto loro dedicato dalla Sony.

Per chi, come lo scrivente, ha avuto modo di ascoltare dal vivo il Perigeo, è stata davvero un’emozione forte vedere seduti attorno ad un tavolo, l’uno accanto all’altro, Franco D’Andrea, Bruno Biriaco, Giovanni Tommaso, Tony Sidney e Claudio Fasoli unitamente a Luciano Rebeggiani “Director Classical & Jazz” per la Sony , Luciano Linzi e il nostro collaboratore Marco Giorgi, ambedue, questi ultimi, determinanti per la bella riuscita dell’impresa discografica (sette CD, di cui uno doppio, un DVD e un libretto di 52 pagine). Impresa su cui si è soffermato, per primo Rebeggiani sottolineando come il cofanetto rappresenti la raccolta più completa di tutte le produzioni e rarità del gruppo. Ecco , quindi, “Azimut” il primo album del ’72 che ottenne immediatamente un buon riscontro, seguito da “Abbiamo tutti un blues da piangere” e “Genealogia” che contiene, come bonus track, una versione del brano “Via Beato Angelico”, registrata dal vivo al Teatro Trianon di nella primavera del 1975. A seguire, “La Valle dei Templi” “Non è poi così lontano”, “Live a Montreux” registrato nel ’75 in occasione della nona edizione di quel Festival e il doppio album “Live in Italy 1976” pubblicato su etichetta Contempo. Il DVD contiene contributi totalmente inediti tratti da del 10 luglio 1993, Auditorium Parco della Musica del 30 settembre 2008 in occasione di una “reunion” del gruppo e una intervista realizzata alla “Casa del Jazz” sempre del 2008.

Linzi si è soffermato proprio sulle difficoltà e quindi l’importanza di essere riusciti a mettere assieme tutto questo materiale che praticamente illustra l’intera attività del gruppo, mentre Giorgi, curatore dell’interessante libretto di accompagnamento, ha sottolineato l’enorme contributo al riguardo di Giovanni Tommaso che, evidentemente, si è rivelato fonte inesauribile di ricordi, aneddoti, riflessioni. Ed in effetti è stato, poi, lo stesso Tommaso, con voce lievemente incrinata dall’emozione, a ripercorrere la storia del gruppo, nata da una sua felice intuizione di sposare il linguaggio prettamente jazzistico con il nuovo sound prodotto dall’elettronica. Di qui la scelta dei compagni di viaggio, la preparazione di un apposito repertorio…e quindi i grandi successi prima solo di pubblico, poi anche di critica cui però non corrispondevano adeguati riconoscimenti economici, motivo, questo, che porterà allo scioglimento del gruppo. Ma nelle parole di Tommaso c’era tutta la piena consapevolezza di aver saputo scrivere una delle pagine più importanti della storia del jazz italiano in quanto all’epoca il Perigeo era l’unico gruppo ad avere una caratura di carattere internazionale. E questo orgoglio, questa consapevolezza, sono apparsi evidenti anche negli interventi degli altri membri del gruppo, i quali, come si accennava in apertura, hanno auspicato la possibilità di tornare a suonare assieme, credendo nella valenza di un gruppo cha sarebbe capace, ancora oggi, di fare tanta bella musica. E sull’importanza del “progetto” si è particolarmente soffermato Bruno Biriaco sottolineando, ben a ragione, come oggi il jazz italiano viva una fase strana caratterizzato com’è dalla presenza di tanti validi musicisti cui fa riscontro una quasi assoluta carenza di progetti validi mentre la forza del Perigeo era proprio quella di basarsi su una felice intuizione…ovviamente coniugata con la maestria strumentale di tutti i membri del gruppo.

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Ma per avere un’idea più precisa di come sia nato il Perigeo, a quale tipo di istanze rispondesse, e di come si sia sviluppato quel sound così particolare, caratteristico, ecco il libretto di Marco Giorgi cui facevamo riferimento. “All’inizio – racconta Giorgi – la cosa più complessa fu quella di tradurre in musica compiuta le idee che si affollavano nella mente di Tommaso. All’inizio il bassista scrisse poco, solo la struttura del brano, il tipo di groove che ci voleva, l’atmosfera generale di un brano. A Sidney vennero date istruzioni precise sugli interventi da realizzare e a Biriaco fu fornita qualche indicazione per rendere il groove solido e funzionale, soprattutto nelle parti tematiche. Erano queste le scarne basi dalle quali la musica doveva prendere forma ed evolversi di pari passo con la crescente integrazione dei musicisti. “Devo ringraziare Franco se sono riuscito a concretizzare le mie idee”, continua Tommaso. “Lui, jazzista purosangue, è stato il più umile, il più disponibile, il più ligio a conformarsi ai miei suggerimenti, pronto anche ad essere relegato in secondo piano ad eseguire parti ritmiche reiterative. Franco mi ripeteva che non mi dovevo preoccupare e che condivideva l’impostazione del mio pensiero anche se non sapeva dove si sarebbe andati a finire”.

Ma ci volle relativamente poco perché il gruppo assumesse una sua precisa fisionomia affermandosi come una delle realtà più significative del jazz non solo. Quindi non ci resta che aggiungere: buon ascolto e buona visione.

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