Tempo di lettura stimato: 8 minuti

0014_DS2_6676

Nel corso di un nostro recente viaggio in Giappone abbiamo colto al balzo l’occasione di andare ad assistere a un al leggendario Pit Inn a Tokyo. Nel ballottaggio tra due possibili eventi, quello di Mariko Hirose & Purple Haze e quello di Vincent Herring abbiamo optato per il primo, spinti dalla curiosità di assistere all’esibizione di una giovane artista alla guida di una big band.

Il concerto, che abbiamo recensito su questo blog nel luglio scorso, ci ha colpiti sotto vari aspetti, tanto da indurci, una volta tornati in Italia, a contattare i responsabili del Pit Inn, che ringraziamo, a cui abbiamo cortesemente chiesto di metterci in contatto con Mariko Hirose. Ne è nata questa intervista in cui abbiamo cercato di fornire un ritratto della personalità e del mondo musicale della giovane artista. 
Mariko Hirose ha 24 anni ed è nata ad Ibaraki nella prefettura di Kanto e sin dalla prima infanzia ha ascoltato , genere amato dai suoi genitori. Dai sette ai quindici anni ha studiato violino e poi chitarra sotto la guida del Toshiki Nunokawa sin dai tempi del liceo. Ha studiato poi composizione e arrangiamento con Yoshihiko Katori. Entrambi i suoi maestri sono jazzisti affermati in Giappone. Prima di avere terminato gli studi la Hirose avuto occasione di esibirsi con Kiyoto Fujiwara, uno dei migliori bassisti del Giappone, all’interno della Jump Monk Bass Band Special. Nel 2012 si è diplomata al Department del Senzoku Gakuen College of Music. Il progetto di Mariko Hirose and Purple Haze nasce nel 2011, preludio all’album “Differentiation” pubblicato recentemente, nel 2014. In precedenza la giovane musicista si è dedicata all’insegnamento della chitarra e ad apparizioni come musicista nei club giapponesi. 
“Ho studiato chitarra per molti anni” ci dice la Hirose “e ci sono molti chitarristi che amo come Jim Hall, John Scofield, Wolfgang Muthspiel, Oz Noy, Kurt Rosenwinkel e Ryo Kawasaki. Li ritengo dei musicisti unici capaci di creare composizioni interessanti. Apprezzo particolarmente Ryo Kawasaki, che ha suonato con la Gil Evans Orchestra e Oz Noy, membro della band Gil Evans Centennial Celebration. Apprezzo molto questi due musicisti, perché è difficile lasciare il segno quando si è in una band composta da molti elementi, ma loro ci riescono”.

I riferimenti musicali della Hirose sono importanti. “Sono stata influenzata dagli arrangiamenti di Gil Evans. Con mio padre ho ascoltato non so più quante volte i suoi brani. Gil usava poche note e una ristretta sezione di strumenti per creare il suo sound misterioso. Il risultato era un vero miracolo. Al contrario del suo, il mio sound invece non disdegna il caos. Mi piacerebbe molto saper arrangiare come faceva lui. Per quanto riguarda la composizione” continua la Hirose, “sono stata influenzata da Charles Mingus e Django Bates. Il primo, talvolta usava delle note che non si armonizzavano con gli accordi, ma il risultato era molto bello. Adoro irresistibilmente quelle dissonanze. Rispetto Bates e lo considero un grande compositore. Trovo che sia un ricercatore geniale. Ho studiato lo spartito della sua “Interval Song”, un brano che contiene ogni intervallo su ognuno delle dodici note di basso. Anche la linea melodica è composta da intervalli e risultato finale è molto naturale e bello. Splendido. Sarebbe bello essere come lui…”. 
L’amore della Hirose per Gil Evans si riflette inevitabilmente anche negli album preferiti. “Ascolto spesso “The Individualism Of Gil Evans” e l’ascoltavo sempre anche da bambina, in quanto era uno dei dischi preferiti di mio padre. Ancora oggi quando lo rimetto su non posso fare a meno di apprezzare le armonie delle introduzioni, la bellezza dei temi, la maestria degli assolo, la varietà degli accompagnamenti. Sì, posso decisamente affermare che The Individualism Of Gil Evans è uno dei miei dischi preferiti”.

Nel corso del concerto al Pit Inn del luglio scorso, abbiamo potuto notare che accanto al jazz scorre forte una vena di rock tanto intensa da farci pensare che la Hirose fosse giunta al jazz dal rock, come molto spesso accade ai giovani artisti di oggi. “In realtà, no” ci smentisce, “non ho quasi mai suonato rock da quando ho preso in mano la chitarra. Il jazz è il mio elemento essenziale a cui aggiungo delle dosi di rock quando compongo e eseguo degli arrangiamenti”.

Altre atmosfere create dalla Purple Haze Band ci avevano anche richiamato alla mente un certo jazz britannico degli anni Settanta, ma anche su questo punto, la Hirose ci corregge. “Non ho conoscenza del jazz inglese degli anni Settanta ma conosco Norma Winstone. Nel nostro repertorio c’è infatti “A Timeless Place” (versione cantata di The Peacocks di Jimmy Rowles), brano che la cantante inglese interpretava. Come poi ho già detto amo moltissimo Charles Mingus. Ho suonato le sue composizioni quando ho fatto parte della Jump Monk Bass Band Special. Quando ho eseguito per la prima volta “Fable of Faubus” sono rimasta colpita dalle sue buffe melodie e dal modo in cui Mingus organizzava le sue composizioni. Anche lui è un artista che ha esercitato una forte influenza su di me”.

0057_DSC_2243

Il discorso si sposta sul progetto che la Hirose sta portando avanti, la big band Purple Haze. “Possiamo datare la nascita della Purple Haze band nel 2011, come coronamento dei miei studi al Senzoku Gakuen College of Music. Quando sono entrata in quella scuola non avevo inizialmente intenzione di studiare composizione ed arrangiamento, ma queste erano materie obbligatorie. Più studiavo, più mi rendevo conto dell’interconnessione tra le due materie. Come esame dell’ultimo anno ci fu affidato il compito di arrangiare un brano per big band e quindi presi molto seriamente la cosa. Così organizzai la Purple Haze big band l’ultimo anno di corso”. La band utilizza un gran numero di strumenti, alcuni dei quali, inusuali per una formazione jazz, quali violino, vocalist, due chitarre elettriche. “Voglio che la mia band suoni quello che ho in mente. Ho inserito un violino perché volevo un suono bluegrass, mi sono resa conto che flauti potevano stare bene con una voce, così ho aggiunto una cantante. Per quanto riguarda le due chitarre le utilizzo per ricreare quel clima di battaglia che c’è nei brani di Jimi Hendrix”. Questo argomento ci porta inevitabilmente ad affrontare il tema del rapporto tra parti scritte e improvvisate negli arrangiamenti. “Non ho schemi fissi” ci dice la Hirose “perché tutto dipende dal brano. Ci sono brani come “Zintaii” (contenuto nell’album “Differentiation” di cui parleremo in seguito) che hanno uno sviluppo quasi assente. A brani come questo assegno solamente la progressione degli accordi, in maniera da lasciare i musicisti liberi di improvvisare a piacimento. Nel caso di un brano come “Differentiation”, che si sviluppa e cambia di frequente, oltre alla progressione degli accordi assegno alla band la figura che voglio che venga suonata. Nella maggior parte dei casi, poi, la dimensione dell’improvvisazione non è decisa in anticipo”. Nell’ascolto dei brani della Hirose abbiamo notato una vena d’umorismo che ci ha incuriositi. Affrontiamo il tema con l’artista. “Il senso dell’umorismo lo trasmetto attraverso una metrica irregolare come in Zintaii e Differentiation. Nel primo caso ci sono cluster, mentre nel secondo e anche in A timeless place, ci sono omissioni di note”. Caratteristica della Purple Haze big band è la giovane età dei musicisti. Il più giovane è il ventunenne Ryota Sasaguri al trombone basso, mentre il più avanti con l’età è il trentenne trombettista Hiroyuki Isikawa. “Hiroyuki Ishikawa ha studiato alla Berklee ed è attivo in tutto il Giappone con la jazz band Mononkuru. Il chitarrista Kazutoshi Umeda ha dapprima studiato metal e ha ottenuto il premio d’eccellenza al 40simo Yamano Big Band Contest, che è una manifestazione tradizionale in Giappone. Ha inoltre inciso un disco con un flautista. L’altro chitarrista di Purple Haze è Kei Koganemasu che suona abitualmente con la sua band di metal. Infine vorrei menzionare la nostra cantante, Nozomi Otuka, che milita anche nella Gentle Forest Jazz Band”.

Ricordando che la Hirose nasce come chitarrista e diventa poi direttore di big band, viene spontaneo chiederle quale sia la differenza fondamentale tra l’essere una chitarrista e il dover gestire una big band. “Sono molte le differenze tra l’essere una chitarrista e lavorare invece come direttore e arrangiatore. La più grande differenza è che quando dirigo non suono la chitarra e anche che ci sono molti più elementi da valutare e tenere in considerazione. Occorre fornire istruzioni accurate sulla partitura, articolare le figure musicali e giudicare in tempo reale quello che si sta eseguendo nel corso del concerto. Se non avessi iniziato a dirigere ed arrangiare non avrei la consapevolezza che ho ora”.
Il discorso vira sull’Italia e su quali musicisti italiani la Hirose conosce. “Mi piace Enrico Pieranunzi. I suoi brani sono scuri, sembrano studiati a fondo ma non per questo perdono d’emozione. Credo che questa sia una delle caratteristiche che più mi attraggono nella sua musica. Guarda caso mi piace un altro artista che ha lo stesso nome, Enrico Rava. Lo conosco come trombettista della Billie Jean’s All Star. Le sue frasi di poche note mi emozionano e trovo che abbiano un’ammirevole tensione interna. Probabilmente ho ascoltato anche altri artisti italiani, ma dato che non mi concentro sulla nazionalità del musicista, non me ne vengono in mente altri”.

In conclusione d’intervista la Hirose ci tiene a nominare uno per uno i musicisti della Purple Haze. “Alla voce c’è Nozomi Otsuka, le ance sono Masato Yoshikawa, Miki Yataka, Yu-ka Numao, Yu-ichi Terai, Haruno Nishizawa, Kensuke Miyaki. Alla tromba e flicorno ci sono Motoi Murakami,Hiroyuki Ishikawa, Yu-ki Kuriyama, Yu-suke Sase, mentre ai tromboni ci sono Keita Harigai, Hironori Eto, Mariko Maeda e Ryo-ta Sasaguri. Il violinista è Takuto Yamada. Alle chitarre abbiamo Kazutoshi Umeda, Kei Koganemaru, mentre al pianoforte c’è Toshio Nagayoshi. Basso e batteria sono affidati rispettivamente aJo Endo e Fumihiro Ibuki.

Differentiation
Mariko Hisorse ha recentemente pubblicato il suo primo CD e risulta naturale chiedere direttamente a lei di parlarci dei brani contenuti nella sua prima opera discografica. 
“Il primo brano s’intitola Differentiation. Ho composto questo brano per esprimere il processo della creazione che parte dalla cellula e che, attraverso lo stato di embrione, arriva alla formazione di un essere vivente e poi alla fine dello stesso. Il brano infatti inizia con la parola dividendo che testimonia l’inizio del processo della mitosi e termina con scomparendo. La nostra cantante Nozomi ha scritto il testo e lo interpreta nel CD. Il testo non è altro che un’elencazione di parole riferite ad esseri viventi. Il canto a bocca chiusa di Nozomi mi richiama alla mente le melodie del Nord Europa. Abbiamo cercato di esprimere nel brano il senso delle creature utilizzando effetti sulla voce. I frequenti sviluppi del brano riflettono gli alti e bassi della vita. Vorrei che chi ascolterà il brano potesse prestare particolare attenzione ai cambiamenti d’atmosfera e agli assolo dei solisti che sembrano dei veri ruggiti. Colgo l’occasione per citarli: Hiroyuki Ishikawa alla tromba, Kensuke Miyaki al sax baritono e Yuki Kuriyama anche lui alla tromba.

Zintaii è una parola con due significati. Il primo è corpo umano e il secondo è il ritmo di Zinta. Zinta era il soprannome dato ai gruppi che si formarono alla metà dell’epoca Meiji e che deriva per onomatopea dal ritmo utilizzato nelle loro esibizioni. Ho cercato di esprimere le disordinate attività umane col ritmo di Zinta. Credo che nel brano ci siano assoli molto interessanti del pianista Toshio Nagayoshi, del trombonista Norihiro Eto, del sassofonista tenore Yuichi Terai e del trombettista Yusuke Sase.

Crosstown Traffic/Foxy Lady è un brano che vede protagoniste la sezione ritmica e in particolare le due chitarre che ho voluto che si dessero battaglia. Nei passaggi di basso e dei soli ho utilizzato delle scale cromatiche per non rendere il brano solamente “rock”. I solisti alla chitarra sono Shigeyuki Hikita e Kazutoshi Umeda.

The Peacocks è uno dei miei standard preferiti e che ho arrangiato spesso e in diversi modi. I pavoni (peacocks) sono uccelli speciali per me, in quanto ho bei ricordi legati a loro. Quando era studentessa del liceo ho visitato Los Angeles. Un giorno sono saltata fuori dal letto perché udivo strani suoni all’esterno della casa. Guardai dalla finestra e vidi una famiglia di pavoni selvatici che erano bellissimi. Mi sono venute alla mente le parole della canzone the peacocks still calling out their sad and bitter warning (i pavoni lanciano ancora il loro triste e amaro avviso). Non posso dimenticare quel momento in cui ho sentito una vitalità forte e così quella canzone è diventata parte di me. Il brano è arricchito dagli assoli di solisti  Miki Yataka al sax soprano e di Hiroyuki Ishikawa alla tromba.

Articoli scelti per te:

Ti è piaciuto l'articolo? Lascia un commento!

Commenti

commenti